di Antonello Aurigemma *
“Più che la locomotiva d’Italia, come affermato da Zingaretti, la regione Lazio ci sembra una locomotiva che cammina su un binario morto. In questo anno e mezzo targato centrosinistra, abbiamo sempre affrontato in modo responsabile e costruttivo, senza pregiudizi ideologici, le problematiche dei nostri territori. Abbiamo constatato, però, come le promesse di Zingaretti in campagna elettorale, altro non erano che un grande bluff. Silenzi, scaricabarile, impegni presi e poi non rispettati: questi, nella maggior parte dei casi, gli atteggiamenti tenuti dal Presidente di fronte alle criticità.
Entrando nello specifico poi, se parliamo di sanità non sappiamo da dove iniziare. Innanzitutto, è opportuna una precisazione: i 400 milioni di fondi che arriveranno alla Regione dal fondo sanitario nazionale, non rappresentano in alcun modo una vittoria di Zingaretti. Questi soldi sono dovuti al ricalcolo della popolazione su base Istat, visto che i precedenti numeri sugli abitanti erano errati e più bassi rispetto agli attuali. E la ripartizione dei soldi da destinare alle Regioni per la sanità, viene effettuata anche sulla base del numero degli abitanti. Quindi, se la nostra Regione uscirà dal commissariamento nel 2015, questo lo si deve, non a Zingaretti, ma a un mero ricalcolo della popolazione, che sana un precedente errore.
Inoltre, il grande progetto annunciato dalla nuova amministrazione “le case della salute”, si sta rivelando un altro bluff. Dietro “le case della salute” si nasconde una chiusura mascherata degli ospedali, visto che vengono chiusi reparti e ciò concerne una riduzione delle prestazioni. Inoltre, in questi mesi abbiamo assistito ad allarmi, pressoché quotidiani, da parte dei nostri territori, per la salvaguardia dei presidi delle nostre province. In primis, proprio amministratori di centrosinistra hanno criticato le scelte della regione: tra questi il sindaco di Bracciano, che ha scritto addirittura una lettera al presidente Napolitano per salvare il padre Pio; i sindaci di Monterotondo e Subiaco. Senza dimenticare che Acquapendente, comune del viterbese a guida centrosinistra, aveva minacciato il ricorso al tar per la tutela dell’ospedale. Poi c’è il caso Amatrice: il primo cittadino, a difesa del Grifoni, aveva ipotizzato concretamente la possibilità di staccarsi dal Lazio. Alla fine, dopo queste pesanti polemiche alcuni dei poli in questione (Monterotondo, Acquapendente e Amatrice) dovrebbero salvarsi perché riconosciuti come presidi di area disagiata. Per farsi sentire dalla regione, però, sono state necessarie proteste vibranti. Tutto ciò non va bene perché dimostra il disinteresse dell’amministrazione regionale verso i territori e le loro istanze. Addirittura, in Ciociaria hanno organizzato la marcia della salute a luglio e una fiaccolata nei giorni scorsi per attirare l’attenzione a tutela delle strutture della provincia di Frosinone. Zingaretti non capisce che chiudere un ospedale o un reparto non significa ridurre i costi. Infatti, in molti casi soprattutto per le strutture di frontiera come Amatrice e Acquapendente, la soppressione di un reparto costringe i cittadini, molto spesso già avviene, a spostarsi in altre regioni per effettuare una visita. E questo comporta un aggravio di spesa per il Lazio, considerato che oltre a pagare il ticket dovrà pagare l’adeguamento per il servizio svolto da un’altra Regione. Perdipiù, proprio apprendiamo dalla stampa delle preoccupazioni e delle polemiche emerse a seguito del ridimensionamento del reparto di Radiologia dell’ospedale di tivoli. Per questo, e per tanti altri motivi, abbiamo più volte sostenuto la necessità che Zingaretti venga a confrontarsi in commissione salute, dove manca da oltre un anno, e anche in quell’occasione si era limitato ai soliti annunci.
Sono numerose le richieste di audizioni presentate, che rimangono chiusi nei cassetti della commissione. Inoltre, un argomento molto delicato nei confronti del quale la Regione è rimasta immobile, è quello dei trasporti. Il servizio pubblico della nostra regione sta incontrando molte difficoltà, su tutte la questione Atac. Più volte, abbiamo chiesto chiarimenti sui criteri che la regione utilizza per ripartire i fondi ai comuni. Ovviamente nessuno ci ha risposto. Anche perchè è iniquo che Roma, nonostante effettui circa il 65% del trasporto pubblico regionale, riceva risorse per il 20% circa. Ora, attendiamo il consiglio straordinario alla Pisana di mercoledi, con la speranza che non si trasformi nell’ennesima occasione persa da Zingaretti, limitandosi ai soliti annunci. Proprio a tal proposito, ribadiamo la necessità che mercoledi sia presente anche l’assessore capitolino Improta.
Non vorremmo parlare di trasparenza, principio tanto invocato da Zingaretti, che si sta dimostrando un vero bluff. Proprio nel mese di agosto, la Regione ha pensato bene di nominare i direttori generali di Enti Parco e Ater: proprio per quanto riguarda l’azienda che si occupa di edilizia residenziale, non comprendiamo il motivo di questa scelta frettolosa, visto che si sta valutando il progetto di fusione delle Ater e alla fine ne resterà una sola. Quindi, se si fosse atteso qualche mese, si sarebbero nominati solo tre revisori invece degli attuali 34. Questo si aggiunge ai tanti incarichi distribuiti in questo anno e mezzo a politici di centrosinistra rimasti senza poltrone. Senza dimenticare poi come siano molto frequenti i bandi lanciati dalla regione per la ricerca di personale esterno, senza valorizzare le tante professionalità interne all’Ente. Perciò noi lo ripetiamo: se continua cosi, altro che locomotiva d’Italia, questa è una locomotiva che ha intrapreso un binario morto”.
* Consigliere regionale di Forza Italia e vice Presidente della commissione Salute
