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Roma

Tra pochi giorni, è in programma il rituale incontro del tavolo ministeriale per verificare l’attuazione del piano di rientro della Sanità nella Regione Lazio. Va avanti cosi da sette lunghi anni, i conti iniziano a tornare, ma il sistema sanitario del Lazio è sull’orlo di un cedimento strutturale. Quel piano è da rivedere a fondo, non va più bene sta producendo un mostro: da due anni i saldi in sanità tra riduzione della spesa ed entrate fiscali sono attivi, pero l’assistenza erogata è sempre peggiore, i pronto soccorso, pur non registrando maggiori accessi, sono  comunque intasati, i casi di malasanita si moltiplicano. E’ ora che la Regione valuti la possibilità di procedere ad una recessione unilaterale da quel piano. Non per iniziare a spendere e spandere, ma per evitare che il sistema imploda nonostante tutto l’impegno profuso per evitarlo.

Rispettare i voleri di un tavolo tecnico cieco e sordo e sempre più chiuso dentro questioni di forma non è più possibile. Quel piano di rientro firmato nel 2007 ha prodotto i suoi risultati ma ha fatto il suo tempo. Oggi alle soglie del 2014 , non ha piu alcuna forza propulsiva,  produce solo danni. A dirlo sono i fatti.

Da giugno ad ottobre, le cronache hanno raccontato almeno otto casi di malasanità: a luglio 2 pazienti nel reparto oculistico del S.Giovanni perdono la vista dopo operazioni nelle quali sono stati utilizzati strumenti non sterilizzati e infetti, alla clinica Nuova Itor di Latina si registrano caso di infezione; ad agosto al S.Giovanni epatite stronca infermiere; a settembre bimba di 2 anni muore al Policlinico Tor Vergata per un errore nell'uso di un catetere, nello stesso mese c’è denuncia per donna morta di parto all’Umberto I; nel mese in corso al San Camillo donna espelle feto (a casa) dopo un aborto terapeutico, mentre all’Ifo Regina Elena bambino di 12 anni perde la vista ad un occhio dopo l'operazione, considerata di routine, per estrarre un tumore benigno al naso. Ma c’è di più: da agosto il centro trapianti del S. Camillo-Spallanzani, fiore all’occhiello del sistema trapianti regionale è chiuso perché teatro, dicono le cronache e le inchieste della magistratura, di almeno 11 eventi avversi e tre decessi. Nel frattempo i servizi dialisi registrano continue chiusure: hanno cessato o ridotto drasticamente la loro attività il centro del S. Spirito, quello di Tor Vergata, chiuso il servizio notturno d’emergenza il S. Giovanni, a rischio anche il centro dialisi del Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina.

Nelle scuole di Ostia si dovuto interrompere per mancanza di personale il progetto dell’infermiere scolastico che andava avanti da 5 anni. Occorre voltare pagina, come ci chiedono cittadini, medici e tutto il personale della sanità. Il blocco del turn-over al 10% va eliminato occorre portarlo almeno al 50% delle uscite previste, i precari devono essere regolarizzati, il taglio di altri posti letto valutato Asl per Asl  e  fatto tenendo conto di quanto è avvenuto nel sistema sanitario regionale in questi anni. Inutile pretendere dal Presidente Zingaretti che risani la sanità del Lazio se si mantiene uno schema di piano che gli lega mani  e piedi. Credo che la prossimo tavolo tecnico di verifica questi dovrebbero essere i temi da trattare e non se la Regione ha fatto bene i compiti a casa. D’altra parte mi pare di ricordare che i cittadini del Lazio abbiano eletto presidente della Regione Nicola Zingaretti accettando il suo programma, e non il piatto tecnicismo del  tavolo tecnico.


Riccardo Agostini, consigliere regionale Pd e membro Commissione sanità

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