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Roma
Scandalo Federbocce, il giudice si riserva di decidere: è fantagiustizia

di Valentina Renzopaoli

Bocce avvelenate, la storia infinita diventa saga. Succede al Tribunale di Roma, dove una vicenda da risvolti penali del 2017, si allunga sine die. Il Giudice in Camera di Consiglio prende ancora tempo per decidere se archiviare o no il procedimento che vede coinvolti il presidente della Federazione Italiana Bocce, Marco Giunio De Sanctis e l'ex presidente, Romolo Rizzoli.

L'udienza davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, Emanuela Attura, di lunedì mattina, per decidere sulla opposizione alla seconda richiesta di archiviazione, si è conclusa con un'altra fumata bianca: il giudice si riserva di decidere.

La vicenda risale al 2017 quando l'allora Presidente della Fib, Romolo Rizzoli denuncia di essere stato più volte avvicinato dall'allora Segretario Generale del Comitato Italiano Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, il quale, in presenza di Luca Pancalli, Presidente del Cip, gli “avrebbe offerto denaro distorto dai fondi destinati allo sport dei disabili”, chiedendo di non ricandidarsi per la poltrona di presidente della Fib che occupava ininterrottamente da 23 anni.

A distanza di tre anni dalla denuncia, il procedimento penale è ancora in una fase di indagine. Tre anni di “stop&go”, stranezze procedurali, un sacco di tempo perso e due richieste di archiviazione di fronte alle quali Rizzoli, difeso dall'avvocato Enrico Napoletano, non si è voluto arrendere. Ora si attende la decisione che potrebbe mettere definitivamente la parola fine alla storia che ha messo in imbarazzo l'intero mondo delle bocce; oppure riaprire l'iter delle indagini per scoprire la verità.

Si dice fiducioso Romolo Rizzoli che commenta “La giustizia sportiva aveva giudicato il fatto e De Sanctis aveva patteggiato. Confidavo nel Collegio di Garanzia del Coni, che secondo me sarebbe dovuto intervenire d'ufficio”. Il suo legale, l'avvocato Napoletano spiega: “In sede di udienza, abbiamo indicato le somme esatte dell'offerta economica fatta da De Sanctis, 300mila euro, distratti dalla Fondazione Cip, declinate in 36mila euro l'anno per quattro anno, 2017/2021, esattamente il quadriennio presidenziale a cui avrebbe rinunciato Rizzoli se avesse accettato la proposta corruttiva di non ripresentarsi alle elezioni del 2017”. E aggiunge: “Confidiamo che il giudice possa accogliere la nostra richiesta di invitare il pubblico ministero a formulare coattivamente l'imputazione a carico di De Santis, in concorso con Pancalli. Siamo confidenti che la giustizia possa portare un po' di luce in un procedimento penale che in sede di indagine è stato connotato da troppe zone grige”.

Rinuncia, invece, a commentare il difensore di Marco Giunio De Sanctis, l'avvocato Luca Petrucci che preferisce attendere la decisione finale.

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