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Roma
Sindaco per Roma cercasi: con Calenda in Campidoglio il vincitore è Renzi

di Andrea Augello

Sono iniziate le grandi manovre per il Campidoglio e questa prima fase sembra caratterizzata da una lotta feroce e senza esclusione di colpi all’interno della maggioranza di governo nazionale.

Nonostante il pareggio delle ultime regionali, da tutti gli osservatori considerato una vittoria di Zingaretti, i nemici interni e esterni del Presidente della Regione serrano le fila per sloggiarlo dalla segreteria del PD, puntando a congelarlo nel Lazio, sottraendogli Roma. Nel giro di un paio di settimane, la exit strategy del leader del PD, fondata sull’accantonamento della candidatura Raggi in favore di un patto con Di Maio, che avrebbe visto un candidato PD per il Campidoglio, uno dei Cinque stelle per la Regione e Zingaretti al governo con la carica di Vice premier, si è scontrata con un fuoco di sbarramento di tutto rispetto. Per cominciare il ritiro della Appendino a vita privata, dopo la recente condanna che le è stata inflitta dal tribunale di Torino, ha indirettamente rafforzato la pretesa di Virginia Raggi di tentare il bis: dopotutto il Movimento di Beppe Grillo non può gettare come dei kleenex usati entrambe i sindaci delle due grandi città espugnate cinque anni orsono e presentate al mondo intero come altrettanti simboli del cambiamento e del rinnovamento delle grandi aree metropolitane. Non a caso lo stesso Di Maio, dopo la conferenza stampa della Appendino, si è affrettato a dichiarare che forse, per il Campidoglio, spetterebbe al PD appoggiare il Sindaco uscente e non il contrario. Contemporaneamente ha fatto irruzione sulla scena la candidatura di Carlo Calenda, presentata dall’interessato con allegato un netto rifiuto a sottoporla al giudizio delle elezioni primarie: è di fatto una pistola puntata alla testa di Zingaretti e non a caso trova il suo principale regista nella figura di Matteo Renzi.

Nei giorni scorsi il povero Zingaretti aveva anche fatto trapelare attraverso i media una sua “stanchezza” per il doppio ruolo di leader del PD e di Presidente, ottenendo in replica da vari esponenti dei vertici del Nazareno taglienti commenti, dove, in sostanza, si lasciava intendere che se tale stato d’animo dovesse perdurare e indurlo ad una scelta, Nicola farebbe meglio e tenersi la Regione e a mollare la segreteria. Così, con in campo Calenda e la Raggi, la situazione a Roma si complica enormemente: a meno di non cedere la città a un provocatore semi renziano, rinunciando alle primarie e a un potenziale sindaco “amico”, la frantumazione della coalizione di governo al primo turno si presenta abbastanza profonda da mettere in forse il successivo ballottaggio. Contro un centrodestra fin qui assai rinunciatario ad una contesa reale per la poltrona di Sindaco, che invece viene indotto, dal susseguirsi di questi colpi di scena, a ripensarci mettendosi da subito alla ricerca di un nome di qualità. Aurelio Regina e Massimo Giletti sono i primi nomi eccellenti finiti sui retroscena dei giornali che non abbiano fin qui smentito di prendere almeno in considerazione l’ipotesi di accettare una proposta di candidatura. Del resto anche la brusca ripresa dei contagi Covid che ha nuovamente “sorpreso” le istituzioni rischia di creare nuove difficoltà di immagine per il Presidente della Regione. Le file mostruose determinate da procedure organizzative demenziali nella somministrazione dei tamponi, aggravate dall’inspiegabile rifiuto delle scorse settimane di coinvolgere anche i laboratori di analisi privati, sono il simbolo dell’improvvisazione con cui ci si ostina a rispondere ai drammatici problemi posti dalla pandemia.

In questo quadro l’accelerazione determinata dalla candidatura ufficiale di Calenda determinerà l’avvio di una lunghissima campagna elettorale, perché anticipa la scelta delle altre candidature alle prossime quattro, cinque settimane, imponendo all’agenda di Zingaretti di saltare i convenevoli, scegliendo subito tra una cessione condizionata della segreteria entro l’anno e una battaglia a viso aperto per imporre sui tavoli locali e nazionali le sue prerogative di leader.

Di contro il centrodestra è chiamato ad una performance senza precedenti, scegliendo con larghissimo anticipo il suo candidato invece che all’ultimo istante, dopo stressanti trattative mai prive di astio e risentimenti.

In palio non saranno solo i destini di una città messa in ginocchio dall’immobilismo della Giunta Raggi e dai durissimi contraccolpi della pandemia, ma anche il futuro della coalizione di governo. Dopo molti anni il fronte principale della politica italiana torna a passare per la Capitale e i cittadini romani dovranno questa volta usare con molta attenzione e altrettanto discernimento le schede elettorali che riceveranno ai seggi.

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