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Roma
Stadio Roma, i misteri di Fraccaro, Lanzalone e De Vito. Chi è il puparo?
Foto LaPresse
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di Cristina Grancio *

De Vito arrestato per reati contro la pubblica amministrazione per le vicende dello stadio ed altre questioni urbanistiche su Roma, giovedì scorso torna sullo scranno della presidenza dell’Aula Giulio Cesare, come se niente fosse successo in questi ultimi otto mesi.

In occasione di quella seduta consigliare ho ritenuto opportuno, come noto, abbandonare i lavori d’Aula, esplicitando il mio disappunto sull’opportunità del Consigliere De Vito di ricoprire il ruolo di Presidente dell’Assemblea Capitolina, rimproverando alla maggioranza Cinque Stelle di non aver provveduto loro, avendone i numeri a revocare il mandato.

Operavo un distinguo tra l’essere consigliere comunale e l’essere Presidente dell’Assemblea Capitolina; il primo è espressione della volontà dei voti degli elettori, funzione che in pendenza di giudizio ed in applicazione del principio di presunzione di non colpevolezza sino al passaggio in giudicato di un’eventuale sentenza di condanna Marcello De Vito è giusto che riprenda ad esercitare le sue funzioni; il secondo, quello del Presidente, è espressione di una maggioranza politica, ed il cui compito è di garanzia, imparzialità ed equità nello svolgimento dei poteri di direzione dei lavori nonché di disciplina dell’attività di Consiglio. Quale l’imparzialità e l’equità di un Presidente d’Aula imputato in processo per reati contro la pubblica amministrazione che nei fatti hanno avuto ad oggetto lo stadio di Tor di Valle e la cui delibera dovrà passare per l’Aula Giulio Cesare?

Il criterio M5S per le espulsioni

Perché la maggioranza pentastellata ha chinato il capo e non ha preso quelle determinazioni che l’hanno caratterizzata precedentemente, sempre in occasione della vicenda stadio, per esempio nella mia prima sospensione dal Movimento e nel primo tentativo di una mia espulsione dal gruppo consiliare pochi mesi dopo per il solo fatto di aver osato parlare nelle sedi preposte?

La vicenda De Vito ha risvegliato alcuni interrogativi che non hanno mai trovato risposta in capo agli attori della scena.

La questione Stadio ha interessato l’attenzione e la partecipazione di quelli che poi diventeranno i Ministri della Repubblica: Bonafede e Fraccaro, che all’epoca, nel 2017, erano responsabili degli Enti Locali per il Movimento 5 Stelle ed erano spesso presenti a palazzo Senatorio. Proprio in quel periodo gli attivisti cinque stelle di Roma sollevavano, invece, il loro disappunto per la realizzazione dello Stadio a Tor di Valle, la sottoscritta nel mentre pubblicava non senza tentativi di censure e di pressioni da parte dei colleghi di allora di maggioranza, un post su Facebook intitolato “stadio sì, ma nella piena legalità” e l’Assessore all’Urbanistica Paolo Berdini si adoperava nella prima Conferenza di Servizi che poi bocciò il progetto presentato da Panasi in epoca Marino. Il progetto dello stadio Tor di Valle era nella sostanza morto ma bisognava farlo resuscitare.

Sugli attivisti l'effetto "colera"

Fu così che i fatti dicono che gli attivisti del tavolo dell’urbanistica del Movimento (solo successivamente trasformato in associazione), l’assessore all’urbanistica ed la sottoscritta una dopo l’altra vennero screditati, dimenticati, accantonati, espulsi, revocati. E’ in questo frangente che entra in scena Lanzalone, il mister Wolf (come chiamato da Parnasi) che aveva già prestato la sua collaborazione in altri Comuni di cui proprio Fraccaro ne era a diretta conoscenza, come per esempio a Porto Torres in Sardegna (di ciò mi darà riscontro un consigliere di opposizione proprio di Porto Torres).

cristina grancio
 

Un fatto che sicuramente ha preoccupato è stato portare la mia azione politica direttamente nella Commissione urbanistica capitolina, nella quale dichiaravo i motivi del mio dissenso al voto (supportato tra l’altro dal lavoro fatto con Il Presidente Onorario della Suprema Corte di Cassazione Ferdinando Imposimato), ragione per la quale mi allontanavo dalla Commissione Urbanistica al fine di non esprimere il mio dissenso in occasione del voto, in uno spirito critico, ma ancora ingenuamente costruttivo.

Un paio d’ore dopo ricevevo la comunicazione scritta a firma di Fraccaro ed altri due parlamentari in qualità di probiviri della gravità del mio comportamento e con effetto immediato mi sospendevano dal Movimento. Due mesi più tardi il 3 agosto 2017 si verificano due accadimenti che sembrano essere slegati tra loro, ma che forse non lo sono affatto.

In quella data viene pubblicato l’elenco dei vincitori con un contratto a tempo pieno ed indeterminato nel quale Donatella Iorio, presidente della commissione urbanistica avrebbe dovuto prendere servizio presso il comune di Roma, con qualifica di “Architetto Categoria D, posizione economica D1 – Famiglia tecnica”.

Donatella Iorio "contesa"


La Iorio come è facile intuire ha proseguito il suo mandato elettivo ed ha conservato la presidenza della commissione urbanistica. Una scelta diversa avrebbe lasciato il ruolo vacante, non solo, la vicepresidente della Commissione ero e lo sono io tutt’ora. Sebbene la delibera sull’Interesse Pubblico del c.d. stadio di Tor di Valle fosse già passato in aula, si sarebbe dovuto votare la variante urbanistica ed il rischio di non gestire la nuova votazione con un nuovo presidente di commissione magari non gradito probabilmente non rientrava nelle variabili che potessero essere accettate. Quello stesso 3 agosto infatti, in concomitanza con l’entrata in servizio dei vincitori del concorso, viene convocata d’urgenza la maggioranza in mia assenza, probabilmente semplicemente non fui informata della riunione perché l’oggetto era far sì, previa votazione in seno alla maggioranza, di far adottare un atto ad opera degli uffici capitolini affinché transitassi nel Gruppo Misto. Alla votazione non parteciparono la Iorio, e la Montella. A conclusione della stessa riunione veniva redatto un documento ove si leggeva: “Da quanto appreso dagli organi di stampa a da una mail con comunicazione del Gestore del sito del Movimento 5 Stelle al Capogruppo Paolo Ferrara in data 9.6.2017, la Consigliera Grancio risulta sospesa dal Movimento con procedimento disciplinare, in quanto avrebbe tenuto un comportamento non rispettoso della linea politica definita dal gruppo consigliare”

Il verbale inizialmente firmato all’unanimità viene modificato a penna, l’unanimità diventa la maggioranza, protocollato ed indirizzato al Segretario Generale che casserà la richiesta e la Iorio, come detto sopra, proseguirà il suo lavoro da consigliera a capo della commissione Urbanistica.

Cosa c’è di strano in questo verbale della riunione di maggioranza sottoscritto dai consiglieri? Gli stessi nella sostanza, con atto protocollato, dichiaravano che nessuno di loro aveva chiesto la mia sospensione dal Movimento, ma di esserne venuti a conoscenza dalla stampa e da una mail inviata con comunicazione del gestore del Movimento 5 Stelle al capogruppo Paolo Ferrara.

Ora se nessuno dei consiglieri era a conoscenza della mia sospensione perché ne prendono atto dalla stampa e da una mail, come ha potuto Fraccaro firmare la mia sospensione cautelare, due ore dopo il mio intervento in commissione urbanistica “per gravi motivi”? Con chi si è interfacciato Fraccaro nel prendere la sua decisione? Fraccaro è stato il mero esecutore materiale della decisione presa da altri? Chi è il gestore del sito Movimento 5 Stelle che sembrerebbe avergli comunicato la posizione assunta in commissione? A nome di chi parlava visto che nessuno dei consiglieri ne sapeva nulla?

Il Sottosegretario di Stato Fraccaro (poi Ministro), allora deputato di opposizione ha forse prestato ingenuamente il fianco a chi è ora rinviato a giudizio per gravi atti contro la pubblica amministrazione, a quel Lanzalone che lui ben conosceva, che godeva della stima dei piani alti del Campidoglio e non solo? Oppure in quell’atto pubblico in cui si chiedeva la mia defenestrazione qualcuno di quei consiglieri ha dichiarato il falso? E se fosse stato dichiarato il falso perché c’è stata questa necessità?

Questo viaggio nel tempo è utile per tornare all’assemblea capitolina della scorsa settimana e porsi la domanda: cosa ha frenato i consiglieri di maggioranza dal adottare la decisione più garantista per l’assemblea Capitolina, nonostante il colpo di accetta Di Maio al momento dell’arresto di De Vito, che con pari velocità dell’amico Fraccaro nei miei confronti, aveva espresso il suo verdetto? Qualcosa non torna…

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo misto

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