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Roma
Stadio Roma, il bluff della Raggi: “Il progetto Tor di Valle è illegittimo”

di Cristina Grancio *

La Raggi con lo stadio della Roma sta giocando al gioco delle tre carte, dove con l’illusionismo di un prestigiatore tenta di far vedere la bontà degli atti o/e il tempismo dell’operazione, assistita dai maghi, quelli della comunicazione, compari nel gioco, insieme, credono, che anche stavolta porteranno a casa il risultato.

Chi sono gli spettatori prescelti di questo spettacolo di magia ed illusionismo e quali gli strumenti adoperati? 

Il prossimo giovedì si terrà una Commissione Capitolina Trasparenza sulla tematica stadio e non vorrei che l’opposizione offra, come fu per il Consiglio Straordinario sullo stadio che si tenne nell’inverno 2017, la sola opportunità, tutt’altro che trasparente, per consentire di portare in aula per la discussione un atto che la maggioranza in realtà non vuole, salvo il sindaco e pochi altri. Del resto le dimissioni del Presidente della Commissione Urbanistica, proprio nel momento cruciale, insospettiscono fortemente sul fatto che la stessa non volesse assumersi la responsabilità di qualcosa che ad oggi è tutt’altro che chiaro.

Proprio leggendo la relazione, consegnatami alla fine del mese di agosto, del responsabile del Gruppo di Lavoro sullo stadio e Vicedirettore Generale che, con un gioco di parole, si chiarisce la poca chiarezza che intercorre nei rapporti fra amministrazione e proponente. Nulla sembra essere cambiato da un anno a questa parte se il fatto che ci si avvia a chiusura del mandato del sindaco e quindi i tempi stringono.

Mi soffermo solo su tre delle innumerevoli problematiche che pongono questioni di illegittimità, che vengono affrontate ma non chiarite:

  1. L’interpretazione di utilizzabilità dell’area riguardo al rischio idrogeologico: “L’utilizzabiltà dell’area de quo è condizionata dal raggiungimento di una compatibilità con le attuali condizioni di pericolosità e/o rischio idraulico, e dovrà essere conseguita attraverso la realizzazione di specifiche opere di messa in sicurezza del fosso del Vallerano”. Interpreta il concetto di utilizzabilità in modo sibillino di fatto non rispondendo alla domanda che lui stesso si pone nel merito del mancato rispetto delle norme relative al PAI - sovraordinate il PRG - afferenti alla necessità di garantire l’idoneità alla trasformazione dell’area anche al fine dell’approvazione della variante urbanistica al PRG vigente, cioè non risponde se il declassamento del rischio idrogeologico dal livello R4 almeno al livello R2 è inderogabile che sia fatto prima della variante urbanistica. Tale necessità è invece sostenuta da un altro dirigente di dipartimento.
  2. Il proponente “offre la garanzia c.d. Corporate, rilasciata in pratica dalla società capogruppo di cui fa parte il medesimo obbligato. Non si ritiene che l’Amministrazione possa accettarla e si ritiene che il proponente possa aver metabolizzato tale impedimento”. Ma cosa vuol dire? Carta vince carta perde? Cosa farà l’amministrazione? Nella sostanza la garanzia della capienza finanziaria per realizzare le Opere Pubbliche, il proponente vorrebbe offrirla attraverso una società di cui lui stesso fa parte? Una soluzione del genere non costituirebbe una garanzia vista la situazione in cui versa Eurnova, società di cui ancora non si sa nemmeno se sia o meno proprietaria dei terreni.
  3. Nelle conclusioni della relazione del gruppo di lavoro ancora si legge “in particolare il nodo da sciogliere continua ad essere quella della completa attuazione del quadro infrastrutturale del quadrante ed in particolare della unificazione della Via Ostienze con la Via del Mare e, soprattutto, del programma di potenziamento del trasporto ferroviario prima della messa in esercizio del nuovo stadio, nodo sul quale il Gruppo di Lavoro è del parere di non poter derogare. Se non ponendosi in contrasto con la Deliberazione n. 32/2017, che ha dichiarato il pubblico interesse dell’intervento, e con le prescrizioni della Conferenza dei Servizi”, ma durante i vari incontri il proponete asserisce, e questo si legge ancora nella relazione: “secondo la prospettiva del proponente non risulterebbe finanziabile il progetto, ove si prevedesse la necessaria subordinazione dell’apertura dello stadio al pubblico al completamento dell’offerta su ferro nei termini sopra indicati[…]”.

Questa è una problematica pesantissima che doveva emergere nello studio di fattibilità al nuovo progetto dello stadio di tor di valle e che invece la Giunta Raggi non ha preteso di avere. Come si può pensare quindi che questo progetto possa andare in porto?

Ma allora cosa sta facendo l’amministrazione? Le due delibere di Giunta, approvate ad agosto riguardo l’accordo di collaborazione fra Roma Capitale da una parte e Città Metropolitana e Regione dall’altra, non vanno nella direzione specificata in Conferenza di Servizi, dove si chiedeva che specifiche convenzioni dovevano essere stipulate fra il soggetto proponente ed i vari enti ed amministrazioni interessate; quello che si è fatto, invece, sono meri accordi fra enti. Quale è allora lo scopo di queste convenzioni? A chi interessano? Hanno forse un solo fine mediatico? Ma eventualmente questo fine mediatico è per indirizzare la volontà del Consiglio, in particolare della maggioranza come quando si sventolò la bandiera della paura con la richiesta di risarcimento danni all’amministrazione nel 2017 prima dell’approvazione dell’interesse pubblico? 

Abbiamo ormai capito che né la Roma né il proponente hanno, ad oggi, nessun diritto acquisito, figuriamoci se lo avevano nel 2017. Il risarcimento danni era uno spauracchio per incutere timore e spingere ad agire la parte politica? Credo proprio di sì.

Insomma tutto sembra muoversi a favore del proponente, con l’unica garanzia al momento che lo stesso proponente è sotto processo per corruzione. Il sospetto dopo quello che si è letto è che qualcuno voglia giocare con l’amministrazione a “carta vince carta perde” ben consapevole che non è certo l’amministrazione a tenere in mano il banco e che a perdere saranno di certo i cittadini di Roma.

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo Misto

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