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Roma
Strage di Mogadiscio, 72 anni dopo: il ricordo delle vittime italiane e somale

di Sergio Moschetti

Ricordare, per affidarle al futuro, le memorie dei momenti più drammatici di quella che fu la presenza dell’Italia nel Nord Africa, è il modo più costruttivo per coinvolgere le giovani generazioni in una rilettura corretta della propria storia, anche nel ricordo di coloro che ne furono vittime innocenti e dare loro una immagine non travisata del ruolo che il nostro Paese ha svolto nonostante le ostilità di quelle Nazioni che vissero il colonialismo come mera occasione di sfruttamento politico ed economico delle terre da esse amministrate.

E’ anche questo uno dei motivi per i quali l’Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa (A.N.R.R.A.) ha inteso rinnovare, con una cerimonia religiosa, il ricordo di quello che fu uno dei crimini più crudeli ed ingiustificati perpetrati nel gennaio del 1948 a Mogadiscio nei confronti di italiani e somali che manifestavano pacificamente per auspicare, nei confronti dell’ONU, l’affidamento all’Italia dell’Amministrazione Fiduciaria come premessa per il futuro della Somalia e della sua indipendenza.

Era la domenica dell’11 gennaio 1948 in cui a Mogadiscio, in occasione della presenza di una Commissione dell’ONU che doveva osservare e constatare le caratteristiche politiche ed economiche della Somalia nell’obiettivo di definirne il suo futuro politico ed amministrativo, vennero organizzati manifestazioni e cortei “pro Italia” che speravano nel ritorno dell’Italia; ciò in contrasto con le iniziative promosse dalla “Lega dei giovani somali”, protetta e fomentata dall’Amministrazione Militare Britannica, che auspicava la formazione di una “Grande Somalia”, amministrata da un protettorato, oppure l’indipendenza totale del loro territorio. Il corteo a favore dell’Italia era formato, oltre che da una numerosa e composta presenza di somali che sventolavano le bandiere tricolori, nelle prime file una rappresentanza di ex militari del Governo Italiano che, con le vecchie bandiere si muoveva in completo silenzio indossando le loro vecchie giubbe con i nastrini delle ferite, delle medaglie e dei gradi acquisiti o in qualità di combattenti Dubat e Ascari o nei battaglioni italo – somali; molti di essi puntavano un dito sul cuore e poi in cielo per rinnovare il giuramento di fedeltà all’Italia avendo combattuto eroicamente accanto ai soldati e ufficiali italiani nel 1935-36 e nel 1940-41. Nel contempo si svolgeva anche una manifestazione promossa dalla “Lega dei giovani somali” con uno scarsa presenza di partecipanti.

Improvvisamente si scatenò la follia omicida ai danni degli italiani civili inermi di Mogadiscio messa in atto da un gruppo di somali, per lo più appartenenti alla Cabila Darot; una domenica di sangue nella quale vennero massacrati 53 italiani e 9 somali, uccisi con armi da fuoco ed annientati con colpi di bastone, pugnali o altre armi da taglio, oltre 51 feriti e saccheggiate molte case di italiani. Una strage che avrebbe potuto essere impedita o bloccata dalle autorità britanniche e dalla polizia, che, anzi, furono conniventi come evidenziato nel memoriale del Presidente della Croce Rossa, Gallarati Scotti, e dai risultati della Commissione inglese che misero in luce il pessimo e colpevole comportamento dei comandanti della polizia britannica precisando, altresì, che fu la stessa British Military Administration a far arrivare da altri centri della Somalia a Mogadiscio torbidi e facinorosi elementi.

Tra coloro che vennero massacrati molti furono i ragazzi innocenti. Tra essi vanno ricordati per la loro giovane età Pietrangelo Battigelli di 16 anni; Anna e Gaetano Lamberti di 14 e 16 anni; Enzo Limata, 19 anni; Gustavo Martelli, 17 anni; Giancarlo Rossatto, 19 anni; Giuseppe Sabatini,18 anni; Gianfranco Sorci, 12 anni; ed anche un bambino somalo, Abgal, ucciso da una scheggia di granata mentre passava “con la sua bandierina tricolore in mano. Il coraggio di molti somali, che andarono ad armarsi per difendere gli italiani, evitò che la strage coinvolgesse almeno 4000 persone, molte delle quali si salvarono rifugiandosi nella Cattedrale cattolica.

Sul comportamento di molti ufficiali inglesi, la storica Antonia Bullotta, presente a Mogadiscio, ha scritto: “Al Circolo Ufficiali, gli inglesi si abbandonarono per tutta una notte ad un’orgia esultante”. Un odio del tutto illogico che può solo spiegarsi col fatto che i somali, in larghissima maggioranza, avevano dimostrato di preferire gli italiani in quanto in Somalia, così come analiticamente ricordato da Remo Roncati nel suo libro “Somalia Passione Italiana nel Corno D’Africa”, avevano creato i presupposti per lo sviluppo di realtà socio-economiche sino ad allora più che depresse; abolita la schiavitù, realizzato dighe sul fiume Uebi Scebeli, attuati tre grandi comprensori agricoli, dato pace alle popolazioni pastorali continuamente in lotta per le abbeverate e per i pascoli, migliorate le condizioni economiche delle popolazioni, costruito ospedali, infermerie, strade, ponti, sviluppato un eccellente servizio veterinario per la lotta alle malattie parassitarie del bestiame.

Grande fu l’eco dell’eccidio in Italia e fu chiesta alla Gran Bretagna la rimozione dei funzionari e ufficiali somali responsabili direttamente o indirettamente di quella domenica di sangue; il presidente del Consiglio De Gasperi, il ministro degli Esteri Sforza e i componenti del governo italiano parteciparono ad una Messa in suffragio delle vittime.

Anche quest’anno, come ogni anno, su iniziativa della Associazione Nazionale Reduci e Rimpatriati d’Africa e di padre Amleto Giuseppe Galassi, è stata celebrata in Roma, nel 72° anniversario di quel tragico 11 gennaio e nel ricordo delle sue vittime, una Messa nel “Tempio Nazionale del Perpetuo Suffragio” in Piazza Salerno 4, alla quale ha partecipato il Coro Polifonico “Salvo d’Acquisto. Presenti alla cerimonia i rappresentanti delle varie Associazioni delle Armi Militari, autorevoli storici italiani e somali, quali il prof. Gianluigi Rossi e il dr. Mohamed Trunji, e l’ambasciatore della Repubblica Somala in Italia, Abdirahman Sceikh Issa Mohamed con la sua Signora; l’ambasciatore ha ricordato i nomi dei caduti somali sottolineando il grande spirito di pace e di vicinanza che da sempre caratterizza i rapporti tra l’Italia e la Somalia e delle iniziative che si vanno realizzando per valorizzare la più intensa collaborazione tra i due Paesi.

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