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Roma
Tv e telegiornali, scatta la "cura Coscione". RomaUno moribonda: giornalisti in piazza

Da Manlio Cerroni "piegato" economicamente dal processo in corso sulla gestione dei rifiuti, a Fabrizio Coscione. E da fine estate RomaUno Tv, l'emittente televisiva leader indiscussa dell'informazione romana, diventa "telepaperino".
Noleggi di asset ad altre società del gruppo, segnale televisivo che va e viene, palinsesto bloccato, dipendenti senza stipendio da 3 mesi, trattative sindacali che finiscono nel nulla e nessuna certezza non sul futuro, bensì sul presente: Fabrizio Coscione, l'imprenditore meteora che spazia dalle assicurazioni alle pulizie; dalle merendine sino alla gestione di una scuola per conto delle Diocesi di Albano, sembra voler applicare la "cura Montebovi" anche all'informazione. Lo stesso trattamento che ha portato i 90 dipendenti dell'azienda di merendine di Aprilia ad essere sbattuti da una società all'altra sino a finire in "affitto".
A RomaUno tv, con buona pace della lobby dei giornalisti - trattati peggio degli extracomunitari irregolari costretti dalla malavita a raccogliere i pomodori nella piana foggiana - dopo poche settimane Coscione è riuscito a fare più danni del regime di solidarietà al quale i 29 dipendenti tra giornalisti, tecnici e aministrativi sono riusciti a sopravvivere negli ultimi 16 mesi. Ora umiliati e ignorati dalla nuova proprietà, i giornalisti e gli altri tentano la strada della barricata, scendendo in piazza per attirare l'attenzione sulla vergognosa fine che la tv di Roma sta facendo. All'ondata di pigra indignazione che è partita sui social e che ha trovato sponda nel sindacato di categoria, ora aggiungono una specie di sit-in in piazza della Madonna di Loreto durante il quale getteranno simbolicamente telecamere e microfoni nei cassonetti per protestare contro l'inevitabile chiusura dell'emittente. A nulla è valso il tam tam di una pletoria di politici romani di seconda linea che, grati all'emittente per aver dato voce ai loro progetti nel corso di 12 anni di vita, si sono affannati nelle scorse settimane a comunicare uno ad uno la loro feroce indignazione per la morte annunciata della libertà di stampa.
Gesto simoblico quelllo del sit-in, perché negli ultimi giorni la palazzina dell'Eur che ospita gli studi televisivi è stata visitata da predoni specializzati in razzie di tecnologia che hanno fatto sparire telecamere, microfoni e stazioni di post produzione come nei classici furti su commissione. E di quella che era la tv a più alta tecnologia di Roma resta poco e niente.
Ma qual è il vero progetto di Coscione? Perché insomma ha rilevato a costo zero da Cerroni una televisione "bollita" da quasi due anni di crisi finanziaria e piena di debiti? E' una specie di mistero come il suo successo nato dalle riviste patinate che raccontavano le peripezie notturne delle "scosciate di Roma Nord", sino al momento in cui si è accesa la sua stella imprenditoriale tra Nettuno e Aprilia, divenuta quasi leggenda per le sue amicizie altolocate: dal fidanzamento con tale Giada Di Miceli alle affettuosità con lady Nunzia Garrone e Valeria Marini, tutte sublimate da riviste specializzato in nulla in reportage di vacanze esotiche in "peri-cellulite" e coppe di champagne a far da contorno alla città beona e godereccia, dove tutti brindano e uno solo paga. A volte capita che il conto se lo dividano in due ma solo se sono ex nomadi che fanno a gare a chi apre più bottiglie.
Chi lo conosce bene di lui dice che sia una specie di imprenditore illuminato e che abbia una straordinaria attenzione ai budget settimanali delle sue società con grave imbarazzo per chi osa "sforare". E poi uno stuolo di avvocati che gli ha permesso  un dissequestro lampo di 9 aziende chiamate in causa in una storia un po' surreale di riciclaggio, "ordita" a suo dire dalla Guardia di Finanza.
Mentre passeggia sulle ceneri della televisione di Roma, il berluschino di Aprilia e Nettuno dovrà fare un salto al Tribunale di Latina. Qui è stato rinviato a giudizio per truffa ai danni dell'Inps per una storia di versamenti ai dipendenti di una delle sue società, dichiarati ma mai effettuati. C'è da chiedersi se il canale televisivo Tele In che controlla e che si irradia nella provincia pontina darà notizia dell'udienza. Anche RomaUno Tv sicuramente prenderà quello chei giornalisti chiamano tecnicamente un "buco", non tanto per un ipotetico veto dell'editore, quanto per l'impossibilità di andare in onda, visto che non possono scrivere nemmeno sulla carta igienica, grande assente da diversi mesi nei bagni. Il destino sembra segnato: tutti a casa e spezzatino degli asset, magari per un'operazione di lancio in grande stile di Tele In che rischia di diventare un canale televisivo regionale grazie alle frequenze di RomaUno. Un cannone nelle mani di un "illuminato". E tutti a mangiare merendine. Ai dipendenti di RomaUno le trattative sindacali non hanno concesso neanche quelle. Così, ormai senza lavoro, hanno deciso di fare il primo giorno di sciopero. Coscione già trema.

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