Il poeta di Roma si è spento due settimane fa, alla vigilia di Pasqua, nella sua casa di Acilia: ha attraversato grazie ai sui testi tre generazioni trasmettendo il dolore, l’amore, la durezza della vita, la maledizione della notte, le belle donne. Poeta maledetto, 75 anni trascorsi senza mai prendersi troppo sul serio, ma in cui è diventato “amico della gente”, un padre addirittura per molti di coloro che hanno vissuto l’ascesa del paroliere romano e ora sono sugli “anta”.

Un amico del Califfo ha inviato ad Affaritaliani.it un ricordo in versi scritto per chi per anni è stato un consigliere e, forse, un padre: “Come per molti di coloro che son sugli ‘anta’, specie nei momenti di solitudine”.
GRAZIE, CALIFFO
Era, il Califfo, un uomo religioso
Vivendo la vita in modo giocoso
Tutti (o quasi) metteva egli d’accordo
Con le sue gran parole e qualche accordo
Pur se vivrò cent’anni non mi scordo
I suoi motivi, frutto rigoglioso
Della voglia di vivere e sognare
Sempre senza però mai naufragare
Con l’equilibrio di chi davvero ama
Non trafiggendo cuor con alcuna lama
Ma offrendo, ricambiato, il reale amore
Quel di chi il mondo apprezza a tutte le ore
Vogliamo bene al gran maestro di vita
Non scalfirà, mai, la sua dipartita
La passione per le belle canzoni:
Ci regalano ancor delle emozioni
Oggi, come all’età di quindici anni
Sono un antidoto contro i malanni
E uno spronarci a vivere la vita
Anche quando sembra essere svanita
I tipi come lui non mollan mai
Neppure in mezzo ad un mare di guai
Sanno tornare a galla e ben invitti
Sbaglia chi crede di averli sconfitti
Solo perché legati da catene
Esse stringono ma non taglian vene
Poi, quando riapre la chiave il lucchetto
Si scopre che è aumentato più di un etto
Il peso di encomiabili campioni
Viva la gioia e le vital pulsioni!
Di Mauro Maiali
