Per la morte di Stefano Cucchi, al termine del processo di primo grado, nel giugno scorso, sono stati condannati solo i medici del Pertini. In quell’ospedale trovò infatti la morte il geometra romano di 31 anni, una settimana dopo il suo arresto, il 22 ottobre del 2009. Secondo la III Corte d’Assise Stefano morì per malnutrizione. Almeno così si legge nelle motivazioni della sentenza emessa il 5 giugno scorso con cui vennero condannati i 6 medici e assolto i tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria finiti sotto inchiesta per un presunto pestaggio in cella. Un processo che continuerà in appello, ma non per i medici del Pertini.

Sono infatti arrivate a conclusione le trattative tra l’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, e i legali della struttura sanitaria: un’intesa in via di formalizzazione e su cui le parti si sono impegnate al massimo riserbo sull’ammontare della cifra del risarcimento tra le parti. Il risarcimento del danno porterà a ridurre gli atti d’appello: nel processo di secondo grado molto probabilmente non ci sarà più la famiglia del geometra parte civile nei confronti dei medici, mentre i parenti di Cucchi appelleranno la parte della sentenza con la quale la III Corte d’Assise di Roma assolse gli agenti della polizia penitenziaria.
Nell’anniversario della morte Stefano viene ricordato dalla sorella Ilaria Cucchi: “Non avremo pace fino a quando non avremo verità e giustizia. Quei medici hanno fatto gravissimi errori ma devono esser assicurati alla giustizia coloro che lo hanno pestato. Senza quel pestaggio riconosciuto dalla stessa Corte Stefano non sarebbe morto. Abbiamo accettato soltanto con la garanzia del nostro avvocato di poter continuare la nostro battaglia processuale contro gli agenti. Altrimenti non avremmo accettato nessuna somma”.
