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Roma
Virginia Raggi al quinto bilancio di Roma, Catarci: “Se questo è un sindaco"

di Andrea Catarci *

Accanirsi su povertà e sofferenze diffuse è l’unica attività in cui la Sindaca Raggi e la sua giunta non perdono un colpo. Dopo quattro anni e mezzo abbondanti di s-governo, arrivati al quinto e ultimo bilancio, riescono persino nell’incredibile impresa di peggiorare sé stessi.

Non bastavano le malefatte consumate su “buoni affitto” e “buoni spesa”. I primi sono arrivati ai nuclei in disagio abitativo solo dopo un lungo ritardo e sono stati riconosciuti a un numero molto basso di richiedenti; i secondi, per cui Roma Capitale ha ricevuto un secondo finanziamento di 5 milioni dalla Regione Lazio, ancora non sono stati distribuiti alle persone in stato di indigenza economica a causa dell'emergenza pandemica.

Ora è la volta del bilancio. Nella proposta per il 2021 i fondi dedicati a fondamentali politiche di sostegno vengono sensibilmente ridotti rispetto al bilancio 2020, per una cifra vicina ai 43 milioni di euro. La disumana scure si abbatte su diverse voci: gli “interventi per infanzia, minori e asili nido” passano da circa 295 milioni a poco più di 271, con un saldo negativo di oltre 23,5 milioni; quelli per la disabilità subiscono una riduzione di quasi 6 milioni, da 88 a 82; quelli per le persone anziane perdono oltre 3,5 milioni, da 57,7 a 54; gli “interventi per soggetti a rischio di esclusione sociale” scendono da 210,6 a 202,8, sfiorando i -8 milioni; gli “interventi per il diritto alla casa” registrano -2 milioni, abbassandosi da 39 a 37; gli “interventi per le famiglie” da 356.000 si assottigliano a 120.000, con un -236.000. Inutile dire che si tratta di ambiti a cui sarebbe estremamente necessario destinare cifre più consistenti, visto che da esse dipende in parte la coesione cittadina.

Le proteste sono mal digerite, gli assessori grillini ostentano boria e fastidio

Le organizzazioni sindacali e le centrali cooperative sono scese in piazza per denunciare la gravità dei provvedimenti e hanno spiegato che “tagliare 43 milioni di euro significa una riduzione di più di 2 milioni di ore di assistenza e il conseguente rischio di licenziamento per circa 3000 lavoratrici e lavoratori”. Come al solito la giunta Raggi ha reagito in maniera stizzita e arrogante, negando la realtà e accusando i manifestanti di aver diffuso i numeri in modo improprio, “confondendo le cifre ad arte”: peccato che quelle stesse cifre siano chiaramente riportate negli allegati al documento contabile. L’assessore al bilancio Lemmetti ha poi provato a mettere una toppa che si è rivelata peggiore del buco, ribattendo che “il Bilancio di previsione stanzia nel 2021, per i servizi erogati dal Dipartimento Politiche sociali e dai Municipi, la stessa somma spesa nel 2020”. Se è così vuol dire che, nel 2020, la sua giunta non ha utilizzato per intero le risorse che erano state stanziate in sede di bilancio e che dunque aveva a disposizione, ovviamente già ampiamente insufficienti per rispondere ai bisogni.

Roma è in sofferenza, perché la giunta Raggi taglia il sociale?

Siamo in un tornante tremendo segnato dalla pandemia, che si è abbattuta su una città già provata da crisi lunghe. Crescono le povertà, l’esclusione, le disuguaglianze, le fragilità, le solitudini, le morti in strada per freddo, già 12 in quest’inverno. Migliaia di persone si mettono in fila per avere assistenza alloggiativa, pacchi alimentari e beni di prima necessità, altrettanti stringono i denti e non lo fanno solo per diffidenza, scoraggiamento e vergogna.

Come fanno Sindaca e giunta a pensare di diminuire i fondi per le politiche sociali?

Come è possibile che la Prima cittadina si dedichi all’ennesimo cambio di assessori, alla ricerca disperata di figure fedeli da utilizzare in campagna elettorale e alla propaganda onnivora mentre tutto intorno frana? Non sarà che delle sorti di Roma e dei Romani davvero non le importa nulla?

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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