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Roma
Zingaretti umilia Raggi: Enrico Gasbarra è il top manager ideale per l'Eur

di Andrea Augello

Devo le mie scuse a Enrico Gasbarra per aver ironizzato sulla sua nomina a consulente del Ministro Gualtieri proprio da queste pagine digitali, qualche settimana fa. Mi chiedevo - e chiedevo ai lettori - cosa mai potesse consigliare un tipo come lui al Ministro del Tesoro per ricevere un appannaggio di 75.000 euro l’anno, pari a 205 euro al giorno, dimostrando così tutta la mia ingenuità. Salvo che gli amici del Foglio non abbiano preso un granchio - e ho ragione di dubitarne -, il sito del giornale fondato da Giuliano Ferrara sembra aver disvelato l’arcano, anticipando nomina del nostro intramontabile eroe ad Amministratore delegato dell’Eur SpA.

Ora è chiaro cosa doveva consigliare al Ministro, artefice della succitata nomina, come azionista di maggioranza di quel che fu l’E42: è a questo punto ovvio che i suggerimenti spaziavano da un cauto “Prova a sondare la Raggi, vedrai che si rassegna..”, ad un saggio “Aspetta che arrivi l’Estate, tanto poi c’è Agosto e tutti si dimenticano...”, fino ad un più decisionista “Sbrigati a firmare, che ormai basta un colpo di vento e casca il governo”.

Del resto erano moltissimi - in verità tutti a Roma - a dubitare dei suoi flebili tentativi di smentire qualsiasi interesse per l’ennesima nomina, la più prestigiosa visto che l’AD dell’EUR si becca 240.000 euro l’anno, dando invece per certo il contrario e cioè che il Ministro si accingesse proprio a nominare - o meglio a rinominare - il suo consulente.

Considerato che nel frattempo continua a mantenere anche la carica regionale di Presidente dell’Isma - 49.000 euro l’anno, suscettibili di aumentare fino a 80.000 in caso di conferma - Gasbarra corona così un successo senza precedenti nel campo nelle nomine pubbliche. Che non consiste semplicemente in un inaudito appannaggio di 390.000 euro l’anno, volgare e meccanico effetto della somma dei tre emolumenti, come meschinamente qualcuno non mancherà di rilevare. Qui c’è molto di più in ballo: parliamo infatti, in termini calcistici, di una performance che evoca il Triplete, una consacrazione degna di grandi allenatori come Mourinho o di immense società sportive come il Real Madrid, oppure, in termini artistici, di un grande Trittico, come quello del Mantegna nella Basilica di San Zeno a Verona, o infine, in termini mistici, di un’irrefrenabile attrazione per la possibilità di essere uno e trino negli infiniti spazi metafisici delle lottizzazioni.

Non mi si prenda per un adulatore, ma qui il titolo di Enrico Trismegisto - in greco tre volte grande - o di Henricus ter Maximus - che è la stessa roba in latino - è del tutto meritato e per nulla iperbolico. Chi avrebbe immaginato, regnante a Palazzo Chigi una specie di Presidente grillino e a Roma un Sindaco del medesimo partito, che uno sbardelliano d’antan come Gasbarra potesse realizzare un filotto del genere, contando sulla complicità e sul silenzio di tutti i moralizzatori de noantri che affliggono questo sfortunato Paese.

E’ una storia che mette in ombra tutti i saperi alchemici dell’altro e più noto Trismegisto, Ermete, che si trastullava in formulari alchemici per trasformare il piombo in oro, il che è obiettivamente nulla rispetto alla capacità del nostro Enrico di giungere alla medesima trasmutazione partendo, come materia prima, non dal piombo, ma dalle non candidature ad un paio di elezioni.

Ecco, se fossi davvero bravo a scrivere, mi dovrei ora cimentare con una piéce teatrale intitolata “Il mestiere del non candidato: una storia di successo” per spiegare come si produce una tale sedimentazione di cariche nella Roma del terzo millennio. Purtroppo mi assiste una musa molto essenziale, tipo OVS, roba discreta ma popolare, a buon mercato, perciò niente piéce. Solo qualche riflessione con in aggiunta un paio di previsioni.

La prima è che non tutti, a cominciare da Gualtieri, riconosceranno a Gasbarra il diritto di restare a lungo il Trismegisto che è diventato: basse e banali considerazioni di opportunità verranno avanzate da più parti nel PD, tutte convergenti verso la richiesta di mollare almeno l’osso della Presidenza dell’Ipab regionale, perché sì, tre cariche sono troppe, non sta bene tenersele tutte, poi è un momento difficile per il Paese, c’è la crisi. Il che metterà Enrico Gasbarra nella sgradevole posizione di automutilarsi di almeno una nomina: per lui è come tagliarsi un dito della mano destra con le modalità richieste dalla Yakuza, che non è una vasca con l’idromassaggio, ma il nome della mafia giapponese.

Come scegliere tra la rinuncia all’Ipab e le dimissioni da consulente del Ministro? Niente paura, è in questo momento che viene fuori il politico di razza, l’uomo che di fronte ad alternative radicali sa come assumersi la responsabilità di una scelta difficile: in questi casi, infatti, si molla l’incarico meno retribuito, che al momento è la Presidenza dell’Ipab. Diversamente - se ad esempio gli incarichi fossero stati di pari importo - non mancherebbero al nostro Trismegisto i mezzi politici e culturali per arrivare comunque ad una scelta: Gasbarra conosce infatti perfettamente ben due diverse filastrocche - esattamente Anghingò tre galline e tre cappò.. e Ponteponenteponteppì...- che lo porterebbero in pochi minuti ad individuare la carica da escludere.

Tuttavia potrebbe non bastare: qualche esagerato potrebbe chiedergli persino di rinunciare a due cariche, tenendosi solo quella da Amministratore delegato dell’Eur, stroncando sul nascere due promettenti carriere postpolitiche dell’ex Presidente della disciolta Provincia di Roma, quella di amministratore di patrimoni sociali e soprattutto la ben più immaginifica e surreale parabola di consigliere economico del Ministro del Tesoro.

La seconda previsione riguarda invece Virginia Raggi, che nulla di reale opporrà al bulimico rastrellamento di incarichi di Gasbarra, ma simulerà sdegno e dissenso, fingendo di non sapere che sarebbe bastata una telefonata di Di Maio per evitare una così inopportuna e incredibile bravata degli alleati di governo.

La città manderà giù anche questa, perché in fondo Gasbarra ha ragione: fa caldo, è quasi agosto e tra qualche settimana di questa fantastica storia non si parlerà più. A meno che, nelle prossime ore, non ci sia un sussulto della stampa cittadina, dei politici normali, della stessa base del Pd, per dire che no, proprio non va bene questa idea del sottobosco politico, dove con liane invisibili si salta continuamente da un albero della cuccagna all’altro di Enti, Società e consulenze, riferite a discipline completamente diverse l’una dall’altra, in una città che rischia un declino irreversibile e meriterebbe almeno una tregua di un paio di anni rispetto a queste logiche ormai fuori dalla realtà e dalla storia.

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