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Il Sociale

Le difficoltà economiche degli ultimi anni non frenano la crescita delle cooperative italiane, secondo il rapporto presentato oggi da Euricse e Alleanza delle cooperative. Tutti i settori, a eccezione di quello dell’edilizia e dell’abitazione, hanno infatti incrementato dal 2008 al 2011 sia il valore della produzione sia gli investimenti. Oltre 1,75 milioni gli occupati dalla cooperazione. Nel 2011 il valore della produzione aggregato generato dalle 57.625 cooperative considerate (si tenga conto che secondo l’Euricse le cooperative italiane certamente attive sono valutate in un numero massimo di 60 mila, quindi lo studio copre la quasi totalità delle stesse) è stato di 120 miliardi di euro. In generale, la maggior parte delle cooperative ha un valore della produzione inferiore a 50.000 euro (35 per cento) e un capitale investito inferiore ai 500 mila euro. Solo lo 0,4% contava nel 2011 su un capitale superiore a 50 milioni di euro, che comunque rappresentava il 51,1% del capitale complessivamente investito. Il peso delle cooperative con un capitale superiore a 10 milioni di euro è rilevante in tutti i settori di attività. 

Differenze territoriali. A livello territoriale, le cooperative con valore della produzione più elevato nel 2011 erano localizzate nel Nord, in particolare in Emilia Romagna e Trentino-Alto Adige, regioni in cui le cooperative con valore della produzione inferiore a 250 mila euro rappresentavano il 43% contro il 77% della Calabria e Sicilia e il 75% della Puglia. Lo stesso vale per il capitale investito: le realtà più grandi si collocano nelle Regioni del Nord, in particolare in Emilia Romagna, Trentino-Alto Adige, Veneto e Lombardia, dove le realtà con valore della produzione inferiore a 250 mila euro rappresentano meno del 50%.

Gli occupati e il ruolo delle cooperative sociali. Il maggior numero di occupati si registra nel settore “altri servizi” (55,4%), seguito a distanza dal comparto dei trasporti (19,2%), agricolo (7,1%) e industriale (6,5%). Crolla, invece, il settore edilizio (-12%). Tra il 2008 e il 2011, il numero complessivo di occupati è rimasto sostanzialmente stabile. “La complessiva stabilità è stata garantita soprattutto dalle cooperative sociali - si legge nel rapporto - che, nel periodo considerato, hanno visto aumentare sia il numero di dipendenti a tempo indeterminato sia il numero di quelli a termine, ed hanno mantenuto al contempo stabile il numero complessivo di lavoratori parasubordinati”. Proprio le cooperative sociali, dal 2008 al 2011, hanno visto aumentare il valore della produzione, il capitale investito e la stessa occupazione. In generale, le donne lavoratrici sono il 49,7 per cento, con un’incidenza particolarmente elevata nel settore “altri servizi” (64,9%) e del commercio (56,1%), seguiti da quello agricolo (35%) e dall’industria (34,4%). Oltre un occupato su tre ha meno di 35 anni, dato però in forte calo: -18,76% tra i dipendenti a tempo indeterminato e -18,83% tra i parasubordinati. In particolare nel corso del 2011, il 66,4% degli occupati era costituito da dipendenti a tempo indeterminato, il 26,1% a tempo determinato o stagionale e il 7,5% da lavoratori parasubordinati. Sono le regioni del Nord - in particolare Emilia Romagna e Lombardia – quelle in cui si trova il maggior numero di lavoratori (redattore sociale)

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