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Il Sociale
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AAA Editore Cercasi. Sono a lavoro i 4 protagonisti del dietro le quinte del fumetto dedicato alla memoria di Lia Pipitone, uccisa dalla mafia 30 anni fa. Si parla di Alessio Cordaro, figlio di Lia, Adriana Argento, presidente dell’associazione Millecolori, Giuseppe Lo Bocchiaro, architetto e fumettista, e Fabio Capizzi, presidente dell’associazione Palermo Fumetto. Pensano infatti in grande i palermitani, che, dopo aver ideato e realizzato 4 tavole in bianco e blu (colore preferito da Lia Pipitone), adesso cercano un editore per realizzare una graphic novel a tutti gli effetti che possa poi trasformarsi in mezzo di conoscenza e sensibilizzazione. “Abbiamo presentato il libro nelle scuole – racconta Alessio – ma credevo che il mezzo giusto per essere più diretti e raccontare la storia di mia mamma ai giovani fosse quella del fumetto”.

Lui ha infatti scritto, a quattro mani con il giornalista Salvo Palazzolo, il libro “Se muoio sopravvivimi” (Melampo), e di certo non si aspettava l’eco che ha fatto rimbalzare in città. “Raccontare la storia di mia madre mi è costato non poca fatica. Non avevo superato la perdita ed erano in pochi a sapere la mia storia. Oggi però i tempi sono maturi e chi non sa ha voglia di sapere”, dice Alessio. A Palermo, infatti, erano in pochi a conoscere la storia di Lia Pipitone, ribellatasi a una politica familiare che le stava stretta (la sua era una famiglia mafiosa), Lia è stata raggiunta da alcuni colpi di pistola all’Arenella, durante quella che si scoprì essere una “finta rapina” all’interno di una sanitaria. Era il 1983, lei aveva 25 anni e suo figlio Alessio appena 4. Lei che non ha mai “barattato i propri eroi per fantasmi”.

Non a caso filo conduttore del fumetto, è il testo di “Wish you were here”, dei Pink Floyd, “una delle canzoni preferite da mamma”, dice Alessio. Le 4 tavole, in mostra permanente al Centro Antiviolenza Lia Pipitone (via Ammiraglio Persano 46), nascono dalla matita di Giuseppe Lo Bocchiaro. “Non conoscevo la storia di Lia Pipitone, e leggere il libro con il racconto in prima persona del figlio è stato lacerante – racconta il fumettista – Di contro mentre leggevo, sapevo già, senza dubbi, cosa avrei disegnato”. “In 4 tavole era difficile far entrare tutto, per questo abbiamo deciso di non penalizzare la sua storia a favore del suo assassinio”: conclude Lo Bocchiaro, che ha anche condotto degli studi sull’Arenella assistendo alla “distruzione del paesaggio urbanistico da parte della mafia della costa palermitana”, costa su cui ancora oggi Alessio si affaccia dalla stessa casa in cui viveva con la madre.

Galeotto fu il fortunato incontro, quello con Adriana Argento: è da lì infatti che nasce tutto. “Con l'associazione Millecolori abbiamo avuto in gestione un bene confiscato alla mafia di proprietà di Tommaso Cannella, zio di Alessio, nel quartiere Montepellegrino, proprio alle spalle di via Montalbo, zona della città un po’ complicata – racconta Argento presidente anche del nuovo Centro di prevenzione, ascolto e lotta alla violenza “Lia Pipitone” – Io avevo letto il libro ed è stato istintivo contattare Alessio per far qualcosa insieme. Nasce così il centro dedicato alla madre, che oggi ci vede collaborare con altre 7 realtà che hanno sedi a Siracusa, Caltanissetta, Ragusa, Messina, Erice, Monreale e Caltagirone”. Un’iniziativa, questa, che coniuga memoria, cooperazione, storia della Sicilia, senza tralasciare un tema attuale come quello del femminicidio. Ed è così che in poco più di mese la realtà intorno ad Alessio cambia, riscoprendo la memoria della madre. A volte il destino, è il caso di dirlo, riesce a intrecciare storie e relazioni che, probabilmente, sono inaspettate e possono catapultarci in una nuova realtà. (irene leonardi)

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