
“E’ impossibile vincere il Tour de France senza doparsi”. Firmato, Lance Armstrong. L’ex corridore texano, che di recente ha visto di fatto cancellata la propria carriera (con l’azzeramento delle sette Gran Boucle conquistate in carriera) dopo aver ammesso di aver fatto uso di doping, parla in un’intervista a “Monde” alla vigilia della partenza della 100^ edizione della Grande Boucle. “Il Tour e’ una prova di resistenza dove l’ossigeno e’ determinante – spiega -. Per fare un esempio: l’Epo non aiutera’ un velocista a conquistare una volata, ma sara’ determinante per un corridore che deve affrontare 10.000 chilometri. E’ evidente”.
Come accadde quando fu intervistato da Oprah Winfrey, ribadisce le sue colpe, ma vuole passare come unico ‘nemico’ del ciclismo. “Quello che ha detto l’Usada non corrisponde a verità. L’Operacion Puerto era cento volte più sofisticata. Il nostro sistema era molto semplice, molto conservatore e per nulla così radicato. La storia dimostreranno che tutto ciò non era che una montatura dell’Usada per fare ‘rumore’. La loro decisione ‘ragionata’ è riuscita perfettamente solo nella distruzione di un uomo. Non ha portato nessun aiuto al ciclismo”.
E lancia un monito: “Sono desolato Travis (Tygart, direttore dell’Usada, ndr), ma il doping non è sparito con me, io ho solo fatto parte del sistema. Da parte mia posso solo dire che so di non poter mai riparare a tutto quello che ho fatto, ma so che passerò il resto della mia vita a cercare di farlo”.
Siluro contro il calcio: “Il doping c’è anche lì, ma sembra si voglia colpire solo il ciclismo”. Quindi attacco contro l’Uci e chi governa l’Unione Ciclistica Internazionale: “Pat MacQuaid (presidente Uci, ndr) può dire e pensare quello che vuole, ma non ha nessun credito in materia di doping. Le cose non cambieranno mai finché lui rimarrà al suo posto. La verità è che l’Uci rifiuta la formazione di una commissione ‘Verità e riconciliazione’ perché altrimenti quello che il mondo verrebbe a scoprire farebbe cadere McQuaid, Verbruggen e tutta l’istituzione”.
