Con il posizionamento dell’ultima paratoia da tremila tonnellate, Salini Impregilo ha completato le chiuse sull’Atlantico per l’allargamento del Canale di Panama. Per l’occasione l’amministratore delegato, Pietro Salini, è volato a Panama City per incontrare il presidente del Paese centroamericano, Juan Carlos Varela.
L’ampliamento del Canale è opera del consorzio europeo Gupc, guidato dalla Salini Impregilo di cui fanno parte anche la spagnola Sacyr e la belga Jan de Nul. Un motivo di orgoglio per le capacità ingegneristiche e costruttive italiane e per il gruppo Salini, che ha chiuso il 2014 con ricavi in crescita del 10,7%.
Nelle prossime settimane verranno posate anche le paratoie sul lato Pacifico in modo da completare la chiusura del Canale, composta in tutto da 16 elementi. Ogni paratoia è lunga quasi 60 metri, larga 10 e alta 30.
L’installazione delle paratoie è “un’operazione molto complessa perché consiste nel ‘parcheggiare’ questi enormi manufatti attraverso carrelli scorrevoli avendo pochissimo margine di manovra”, ha spiegato Giuseppe Quarta, Ceo del consorzio di costruttori Gupc.
I dati dell’opera sono impressionanti, sia per il numero di persone che ci lavorano giorno e notte, ben 8.500, sia per i volumi movimentati: sono stati scavati 50 milioni di metri cubi di terra, usati 5 milioni di metri cubi di calcestruzzo e utilizzate 290.000 tonnellate di acciaio.
Il lavoro di ampliamento del Canale, che poi è la costruzione di un’opera ex novo, è stata necessaria per permettere alle super navi portacontainer di attraversare il continente americano. Colossi dei mari di 366 metri di lunghezza, 49 di larghezza e 15,2 di pescaggio. Dei ‘mostri’ che non avrebbero potuto usare il vecchio canale, ultimato nel 1914.
