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Martinelli: “Atene rimarrà nell’euro. Dall’Ue una dilazione del debito”

Martinelli: “Atene rimarrà nell’euro. Dall’Ue una dilazione del debito”
alexis tsipras (5)
“Se Tsipras vincerà le elezioni Atene non lascerà l’Ue, né tantomeno l’euro. Si rinegozierà il debito con Bruxelles e si arriverà ad un accordo in modo che nessuno perda la faccia”. Alberto Martinelli, professore di scienze politiche all’Università statale di Milano, analizza in una intervista ad Affaritaliani.it lo storico voto greco

Di Tommaso Cinquemani
@Tommaso5mani

Professor Martinelli, domenica si vota in Grecia e tutti i sondaggi danno Syriza vincente. Come cambierà il Paese con Tsipras premier?
“È molto difficile dirlo perché tutto dipenderà dalle percentuali che prenderanno i partiti. Se Syriza, come è probabile, dovrà allearsi con il Pasok o con To Potami per formare un governo, dovrà scendere a patti. Altro scenario sarebbe se riuscisse a formare un governo monocolore”.

In ogni caso i greci diranno addio all’austerity?
“Quello che di sicuro possiamo dire è che dopo queste elezioni ci sarà un allentamento delle politiche rigoriste e una modifica dei rapporti con l’Unione europea”.

L’Unione europea, appunto. La Merkel ha detto di non essere preoccupata dal voto Greco, ma tutti si aspettano che da lunedì inizi un braccio di ferro tra Atene e Bruxelles. È così?
“Tsipras è stato molto chiaro, non ha alcuna intenzione di fare uscire la Grecia né dall’unione monetaria né tantomeno dall’Unione europea. Certo inizierà una trattativa per rinegoziare il debito”.

A Bruxelles ascolteranno le sue ragioni?
“La Commissione europea si è dimostrata in passato molto pragmatica. La cosa più probabile è che si trovi un qualche accordo per un allungamento dei tempi del rimborso del debito. Sia Tsipras che la Troika hanno delle condizioni non negoziabili. C’è però lo spazio per trovare un accordo che non faccia perdere la faccia a nessuno”.

Alcuni commentatori hanno detto che la Grecia ha il coltello dalla parte del manico, in questa trattativa, perché non ha nulla da perdere. È così?
“Non credo. Questa è una situazione in cui nessuno può trattare da una posizione di forza. Sanzioni molto severe nei confronti della Grecia comporterebbero delle perdite da parte dei creditori. Come è vero che Atene rischia di essere marginalizzata o messa nella condizione di dover abbandonare l’euro”.

Come valuta la decisione della Bce di escludere i titoli greci dal quantitative easing?
“La Banca centrale europea non ha escluso a priori la Grecia. Si è riservata la possibilità di acquisire titoli del debito sovrano di Atene solo se il Paese rispetterà gli accordi internazionali”.

Syriza viene spesso definito un partito euroscettico e populista, condivide?
“Non completamente. Le critiche di Tsipras sono rivolte al potere, ai burocrati e alle elite finanziarie, non all’Europa come espressione di un processo di integrazione. In questo si differenzia in modo radicale dal Front National o dall’United Kingdom Independence Party che vorrebbero tornare agli Stati nazionali”.

E sull’euroscetticismo?
“Anche in questo caso, a differenza del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord, che vogliono fare referendum per tornare alla Lira, Tsipras ha sottolineato più volte di non avere alcun interesse a tornare alla dracma. Si rende conto che una uscita dall’euro sarebbe disastrosa”.

Alcuni toni però sono stati populisti, non trova?
“Non c’è dubbio che abbia cavalcato le critiche contro la Troika per incassare il consenso popolare. In questo sì, è stato populista”.

In Europa c’è un partito su posizioni simili a quelle di Syriza?
“Podemos ha degli elementi di somiglianza. Anche gli spagnoli criticano l’Unione ma non vogliono uscirne”.

Alla fine di quest’anno si sarà votato in Grecia, Inghilterra e Spagna. Se dovessero vincere Syriza, Ukip e Podemos, quale Europa ci aspetterebbe nel 2016?
“Una vittoria dell’Ukip potrebbe portare addirittura ad una prevalenza dei sì nel referendum per l’uscita di Londra dall’Unione europea. Mentre una vittoria di Podemos non sarebbe sufficiente a formare una massa critica, ma certo la voce che chiede di modificare alcuni assetti della governance europea sarebbe più forte”.

È necessariamente un male?
“No, non direi. La richiesta di una maggiore legittimazione democratica di alcune scelte prese a Bruxelles si potrebbe addirittura tradurre in un rafforzamento dell’Unione”.