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Alla salute
Errori medici, terza causa di morte negli Usa
La trombosi uccide più del cancro e dell’Aids
 
Se non è per nulla in discussione la qualità del lavoro ospedaliero per gli interventi chirurgici nei pronto soccorso americani o in generale l’assistenza alle malattie in fase acuta, non si può affermare lo stesso per le malattie croniche, per le quali la situazione è totalmente fallimentare. Non solo perché queste pratiche non risolvono mai la patologia, ma anche perché spesso finiscono per uccidere il paziente, anche laddove la stessa malattia non sarebbe mortale.
 

Già nel 1984, furono stimati 98.000 i morti causati da errori medici ogni anno negli USA. Nel 2011, questo numero arrivava a 210.000 ovvero 4.000 per settimana (1), come confermato nello stesso anno anche dall’Health Grades Report (2). Questi dati, tuttavia, non tengono in considerazione gli errori diagnostici o quelli di omissione, compresa la mancata osservanza delle linee guida, gli eventi avversi occorsi durante le operazioni effettuate o le ospedalizzazioni. Quando vengono sommati anche questi ulteriori dati, il numero stimato di decessi legati ad eventi avversi prevenibili o evitabili negli ospedali ogni anno arriva ad un fenomenale 440.000, circa 4,5 volte la stima che l’Institute of Medicine (OIM) aveva indicato nel 1999 (3). Secondo un articolo pubblicato su Scientific American, questo fatto farebbe degli errori medici la terza causa di morte negli Stati Uniti, subito dopo le malattie cardiache ed il cancro (4). Queste nuove stime sono state sviluppate da John T. James, tossicologo presso il centro spaziale della NASA a Houston, il quale gestisce la Patient Safety America, un’organizzazione in difesa dei pazienti. Secondo, invece, il Dr Marty Makary (5),

 

“(...) il mondo della medicina americana è di gran lunga più letale dei voli aerei: gli errori medici uccidono un numero sufficiente di persone ogni settimana da riempire quattro jumbo jet. Ma questi errori passano quasi inosservati dal mondo in generale e la comunità medica raramente impara da questi errori. Gli stessi errori evitabili sono fatti più e più volte... (…) Come medici, noi giuriamo di non nuocere. Facendo il nostro lavoro, tuttavia, presto assorbiamo un'altra regola non detta: non vedere gli errori dei nostri colleghi. Il problema è vasto. I chirurghi statunitensi operano sulla parte sbagliata del corpo più di 40 volte a settimana. Circa un quarto di tutti i pazienti ricoverati saranno danneggiati da un errore medico di qualche tipo. A parte il notevole tributo in vite umane, gli errori medici costano al sistema sanitario degli Stati Uniti decine di miliardi l'anno. All’incirca il 20-30% di tutti i farmaci, i test e le procedure non sono necessari. Quale altro settore dell’imprenditoria manca il bersaglio così spesso? (6)”.

 

Parole piuttosto eloquenti.

I fatti sono chiari: il 25% dei pazienti ospedalizzati viene danneggiato da errori medici. È anche giusto sapere che molti trattamenti medici innovativi guadagnano popolarità e fette di mercato alquanto redditizie più grazie a campagne di marketing intelligente che per dimostrazioni scientifiche, come si è recentemente detto (7). Risultati significativi in tal senso sono stati pubblicati nel Mayo Clinic Proceedings e hanno dimostrato che una percentuale consistente di trattamenti medici all’avanguardia non offre benefici (senza annoverare i diversi trattamenti medici di uso comune che, in realtà, finiscono per danneggiare i pazienti) (8).

Dagli studi emerge che il 40% dei medici modifica la terapia suggerita dalle nuove ricerche o perché non funzionante o perché dannosa, rispetto a quanto fa solo il 38% che conferma l’utilizzo di nuovi farmaci nel tempo. Nel restante 22% dei casi, la nuova terapia proposta non ha avuto risultati di alcun genere.

Tirando le somme, una percentuale tra il 40 e il 62% dei test medici, dei trattamenti e delle procedure proposti al pubblico come ‘ultimi ritrovati della farmacologia’ non è di alcun beneficio o è addirittura dannosa, non uniformandosi a quanto suggerirebbero gli studi clinici (trials).

I pazienti, anche in Italia, raramente scelgono l’ospedale in cui andare e solitamente si recano al più vicino a casa. Nessuno, tuttavia, conosce di ogni singolo ospedale i dati che riguardano il numero di infezioni ospedaliere, il numero di errori dovuti a disattenzioni (cito il caso di una mia conoscente che ha tenuto per settimane in addome una garza, rischiando la vita, dopo un intervento chirurgico presso un ospedale milanese – n.d.r.), il numero delle complicazioni chirurgiche o post chirurgiche, il numero di interventi per tipologia di malattia o il grado di soddisfazione dei pazienti.

Immaginate di sapere, consultando i dati online di una ipotetica ‘Bacheca ospedaliera della trasparenza’, che nell’ospedale vicino a casa la percentuale di sopravvissuti al bypass aortocoronarico è l’87 %, mentre in un altro ospedale della stessa città ma 40 minuti più distante da casa vostra la percentuale è del 100%. Dove andreste a farvi operare se sopraggiungesse la necessità?

 
 
 

Riferimenti

1.http://journals.lww.com/journalpatientsafety/Fulltext/2013/09000/A_New,_Evidence_based_Estimate_of_Patient_Harms.2.aspx.

 

2.http://hg-article-center.s3-website-us-east-1.amazonaws.com/7b/de/dc25d2c94d25ad88c9e1688c9

adc/HealthcareConsumerismHospitalQualityReport2011.pdf.

 

3.http://www.beckershospitalreview.com/quality/study-medical-error-deaths-4-5-times-more-likely-than-iom-estimate.html.

 

4.http://www.scientificamerican.com/article/how-many-die-from-medical-mistakes-in-us-hospitals/

 

5. Dr. Makary, chirurgo presso la clinica Johns Hopkins Hospital e sviluppatore di liste di controllo chirurgiche adottate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è l'autore di "Unaccountable: What Hospitals Won't Tell You and How Transparency Can Revolutionize Health Care" pubblicato da Bloomsbury Press.

 

6.The Wall Street Journal September 21, 2012

 

7.http://www.affaritaliani.it/blog/alla-salute/povere-aziende-farmaceutiche-399828.html?refresh_ce

 

8.Vinay Prasad et Alii, A Decade of Reversal: An Analysis of 146 Contradicted Medical Practices in Mayo Clinic Proceedings, Volume 88, Issue 8, Pages 790–798, 2013.

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