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Coaching
Stefano Fresi: dai primi passi a teatro al successo con "La casa di famiglia"

 

Stefano Fresi, attore romano, è uno dei volti più amati del cinema italiano degli ultimi anni. Oltre a "La casa di famiglia" è protagonista di ‘Smetto quando voglio – Ad honorem’, ‘Sconnessi’ e ’L’uomo che comprò la luna’, a testimonianza di una poliedricità che gli ha conferito un'enorme popolarità.

Ma cosa c'è stato prima del successo? Tanto studio e tanto lavoro, come lo stesso attore ci racconta in questa intervista esclusiva per la rubrica "Coaching" di affaritaliani.it

 

Stefano Fresi, come si diventa attori?

 

Si diventa attori innanzitutto per amore. Ci si innamora del mondo del teatro e del cinema, ci si innamora della possibilità di interpretare persone altre da sé stessi. Questa è la prima cosa: l’innamoramento. E poi si studia, si lavora, si fatica, si legge, si va a teatro e si impara facendo il mestiere.

 

E’ effettivamente una professione che si forma con lo studio e i buoni insegnanti o è anche, o soprattutto, una professione conseguente ad una pratica in cui i maestri sono i colleghi, i registi e l’habitat in cui lavori?

 

Nel mio caso, non avendo fatto accademia, per me è stato proprio l’habitat. Ho cominciato a lavorare diciassettenne in teatro e man mano la mia formazione è stata lavorare coi vari registi, con gli altri attori della compagnia che mi davano consigli, mi aiutavano, correggevano i difetti e mi hanno fatto crescere. La mia accademia quindi è stata sul campo. Ho avuto la fortuna di lavorare tantissimo fin da subito e di lavorare anche con mostri sacri come Attilio Corsini, Gigi Proietti, Dino Verde… ho imparato tanto.

Tornassi indietro nel tempo, farei assolutamente l’accademia e studierei, perché chiaramente sono tutte armi in più che può avere un attore per interpretare i vari personaggi. Lo studio è una parte fondamentale della professione dell’attore. Io non l’ho fatto andando la mattina ad un corso di dizione ma l’ho fatto la sera in teatro andando nel camerino dell’attore che mi forniva tante indicazioni e suggerimenti, e poi documentandomi da solo, andando a teatro e ascoltando, con un approccio più empirico.

 

Sei stato o sei insegnante di recitazione?

 

Faccio degli incontri con i ragazzi per raccontargli le mie esperienze, ma in forma del tutto gratuita ed al di fuori delle scuole perché mi piace molto incontrare i ragazzi e raccontargli come sono andate le cose per me.

 

Il pubblico ti conosce per i tuoi ruoli nella commedia, hai degli interessi sul lato drammatico?

 

Assolutamente sì. Ho fatto ‘Cuori puri’ di Roberto De Paolis dove facevo un sacerdote… ho fatto dei ruoli lontani dalla commedia. Non ho necessità di fare dei ruoli e non altri, anzi quando mi si mette alla prova e mi si chiede di essere il Fresi che nessuno si aspetta sono felice, perché significa che scommettono sull’attore e non su quello che l’attore evoca per la consuetudine dei film che fa. Penso al Peter Sellers di ‘Oltre al giardino’ e non a caso la mia pagina facebook si chiama ‘Chance Giardiniere’, che è il nome del personaggio.

 

Parliamo del tuo film in uscita ‘La casa di famiglia’ di cui sei uno dei quattro protagonisti. Il film racconta un episodio di famiglia, l’ambiente formativo per eccellenza. Nel tuo giudizio personale, esiste un modo oggettivamente corretto di ‘essere famiglia’?

 

La famiglia secondo me è quel luogo dove si è sempre certi di trovare aiuto e conforto, perché comunque gli errori li facciamo tutti, e quando fai un errore in società lo paghi, e spesso lo paghi senza nessun tipo di sconto o di comprensione, lo paghi e basta, e magari è anche giusto così. In famiglia invece comunque trovi del conforto; la famiglia in cui sei nato e cresciuto, e in cui sei stato formato, sarà sempre il tuo porto. Questo è quello che secondo me significa essere famiglia: essere il porto sicuro per chiunque ne faccia parte. Se questo non avviene la famiglia di per sé non può funzionare, e si vede che allora qualcosa è andato storto.

 

Sei genitore di un bambino di sette anni. E’ un ‘mestiere’ difficile?

 

Il genitore è il mestiere più difficile di tutti, perché hai la responsabilità di formare un essere umano, di dargli quelli che secondo te sono gli strumenti giusti per affrontare la sua vita, devi avere l’intelligenza di capire che lui ha un suo carattere e delle sue idee che vanno rispettate anche se ha sette anni, ed è una sfida quotidiana. Ed è un lavoro che si fa in due, quindi c’è già un confronto con l’altro genitore prima…

 

Hai tanti film in uscita:  ‘La casa di famiglia’ di Augusto Fornari nei prossimi giorni, ‘Smetto quando voglio – Ad honorem’ il 30 novembre, a fine febbraio 2018 uscirà ‘Sconnessi’ di Cristian Marazziti, hai appena finito di girare ’L’uomo che comprò la luna’ di Paolo Zucca e tra pochi giorni inizi a girare ‘La befana vien di notte’ di Michele Soavi con Paola Cortellesi. Stai lavorando molto. Ti consideri un attore top della commedia italiana?

 

Ma no, diciamo che sono uno di quelli che è molto presente, ho un momento molto felice in cui sono molto richiesto, come attori top mi vengono in mente Marco Giallini o Edoardo Leo, che fa anche molti film suoi… mi tengo il mio ruolo da caratterista, sto lavorando tanto e sono molto contento.

A proposito di ‘La casa di famiglia’ e dei professionisti che stimo personalmente, ci tengo a dire che Augusto Fornari, che è il regista del film, è anche il mio attore preferito e ho una stima professionale per lui gigantesca. Io e Augusto siamo amici da sempre e posso dire che ho cominciato a fare questo lavoro per merito o colpa di Augusto che è stato il mio primo regista quando avevo diciassette anni, e ho collaborato con lui come pianista prima e come attore poi. Fare questo film oggi per me è come chiudere un cerchio di una carriera costruita insieme. Augusto sarà per me sempre mentore, maestro e punto di riferimento.

 

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