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Cose Nostre
Crollo di Genova: incredibile, sconcertante assenza dei quotidiani in edicola

Nel grave lutto che ha colpito Genova, la Liguria e  l’Italia, unendoci nel dolore, nella solidarietà e nella richiesta di verità, stride e suscita sgomento il silenzio dei grandi quotidiani italiani, assenti dalle edicole e dunque morti anche loro sotto il ponte Morandi.

Le ferie, il trullallero, gli ombrelloni, le grigliate di Ferragosto per mare e monti vincono dunque sul dovere civile e professionale di informare e sul diritto dei cittadini di sapere (fortunatamente colmati dai giornali online e dalle tv, che lavorano però sull’incalzante e assorbente tempo reale e non dispongono dei tempi e degli spazi per l’approfondimento). 

Il generale agosto rammollisce e acceca giornalisti ed editori, che pure, dopo la disruption provocata da Internet, vivono un momento di forte crisi di identità, cali di copie e perdita di spazi e di ruolo e dovrebbero moltiplicare i loro sforzi per esserci, ridefinire e recuperare credibilità,peso, ruolo e reason why anche commerciale.

E invece niente, i giornaloni degli editori finanzieri, delle banche e degli inciuci di Palazzo tacciono in un giorno così drammatico, silenti di fronte a una nazione che crolla plasticamente in  uno dei suoi gangli infrastrutturali vitali, per le colpe della sua classe dirigente, politica e industriale, rea di gestire i servizi pubblici scriteriatamente affidatigli per il solo profitto. Omettere i controlli dovuti, ignorare gli allarmi dei tecnici e non garantire la sicurezza dei propri cittadini, che pagano le tasse e hanno il diritto di essere rispettati.

De Benedetti e Elkann, Cairo e Caltagirone, Berlusconi e Boccia, Angelucci e Riffeser, voi che da industriali e finanzieri vi siete pappati i giornali acquisendone il controllo, non usateli ora solo per azioni di lobbing e di potere. Fate gli editori, un lavoro delicato, di rilevanza pubblica e costituzionale, qual è produrre informazione. Un lavoro per il quale vi siete imposti con scalate aggressive e liti furibonde, un lavoro che richiede impegno e spessore morale, culturale, civile e umano.

Anche voi con il livello di sensibilità morale e professionale che siete capaci di mettere in campo, potete far sì che un paese deperisca e muoia sotto le sue contraddizioni o sappia reagire e rinascere.

Date qualche segnale diverso dal taglio dei costi e dal blocco degli straordinari. Avete perso con Genova  un’occasione per un guizzo di orgoglio, nobiltà d’animo e responsabilità sociale d’impresa. Potevate annunciare: cari lettori, volendo unirci al dolore delle vittime, alla mobilitazione delle istituzioni e dei soccorritori e al raccapriccio e allo sdegno dei cittadini che chiedono verità, abbiamo deciso di sospendere le ferie, lavorare di Ferragosto e uscire il giorno dopo. Sarebbe bastato un annuncio così. Almeno dal Secolo XIX di Genova, dall'editore Carlo Perrone, che, pur avendo ceduto la proprietà del giornale agli Elkann, un ruolo l'ha mantenuto, un segnale di professionalità ce lo saremmo aspettati. Sarebbe bastato che un manager dalla sua barca telefonasse al direttore del giornale concordando di andare in edicola comunque. Sarebbe bastato che un direttore solerte rispondesse con senso del dovere e mobilitasse sulla cronaca e sull’inchiesta i suoi giornalisti. Certo, il lavoro di Ferragosto ha un costo elevatissimo. Ma suvvia, davanti a certe disgrazie nazionali e a certe emergenze non si possono fare i conti della serva.

Un tempo era così. Ricordo quando, una sera d’estate di qualche decennio fa, diciamo del secolo scorso(lavoravo a Panorama, il settimanale famoso per il giornalismo irriverente, impegnato e civile in Italia), stanchi per aver appena  chiuso il numero da mandare in stampa in tipografia e in edicola il giorno dopo, fummo raggiunti, ciascuno di noi redattori, a casa per il week end, dalla notizia dell’uccisione a Palermo per mano mafiosa del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e della sua scorta.

Non fu necesssrio che qualche capo ci richiamasse al lavoro. Fu mobilitazione spontanea. Tutti ci riversammo spontaneamente nella sede della Mondadori a Segrate pronti a riprendere il lavoro e dare conto ai lettori di quella orrenda strage mafiosa, mentre il vicedirettore Gianni Farneti, a bordo della sua Alfa Romeo Gt, arrivò in appena un’ora da Courmayeur, dov’era andato per il week end e prese il comando delle operazioni in contatto con direttore ed editore. Riaprimmo il giornale gettando al macero diverse migliaia di copie già stampate (con un deliberato e non banale danno economico) e uscimmo con 24 ore di ritardo ma con la copertina giusta, dedicata a Dalla Chiesa, corredata da una serie di approfondimenti su quel macabro ed efferato salto di qualità nell’assalto delle coppole al cuore dello Stato.

Altri tempi, quando i giornali erano indipendenti, esistevano gli editori puri e manager e proprietari, giornalisti e tipografi avevano coscienza di sé e del proprio ruolo e non badavano solo al calcolo costi-ricavi e al bilancio semestrale per la borsa. Facciamo tornare quei tempi, proviamoci. Noi di Affaritaliani.it ci siamo.

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