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Criminalmente
Caso Ragusa: intervista al super testimone e a Fabrizio Peronaci

S' infittisce il mistero sulla scomparsa di  Roberta Ragusa, la mamma di Gello, San Giuliano, scomparsa dalla sua abitazione in piena notte, il 13 gennaio di 4 anni fa.

Segnalazioni sui probabili luoghi di occultamento e testimoni  hanno spesso guidato le ricerche del corpo di Roberta Ragusa. È' di qualche settimana fa la segnalazione che ha creato una vera bufera mediatica che si è diramata  anche tra le stanze della procura.

Protagonista della segnalazione Luigi Muro' 60 enne, commerciante di Pisa, che chiarisce quanto accaduto.


Sig. Muro' ci spieghi come è entrato nella vicenda legata alla scomparsa di Roberta Ragusa


" Mi occupo della scomparsa di Roberta da quando è scomparsa in condizioni misteriose.  Sono un commerciante ambulante e qui in zona mi conoscono tutti, anche per aver prestato soccorso a gente bisognosa aiutando le forze dell'ordine ordine . Qualche mese fa , mentre ero al mercato bisettimanale di Pisa , sono stato avvicinato da una signora che mi confidò alcune informazioni sulla scomparsa di Roberta "

 

Di chi si trattava e cose le disse?


" È un pubblico ufficiale , un vigile urbano , 40 enne. Mi disse di essere stata testimone di alcuni movimenti strani in un boschetto che probabilmente nascondeva il corpo di Roberta "


Che tipo di movimenti?

" Nella zona, dove secondo la testimone vi era seppellita Roberta, aveva notato, dopo qualche giorno la scomparsa di Roberta,  la presenza di Valdemaro , papà  di Antonio Logli, marito della scomparsa e indagato per il suo omicidio . La testimone inoltre mi riferì di aver notato nella zona una Panda verde di proprietà della Geste, la ditta presso la quale lavora Antonio "


Cosa ha fatto, dopo la confidenza?


" Ho accettato di accompagnare la testimone sul luogo del presunto occultamento . Era dicembre , eravamo in  molti presenti al sopralluogo. La testimone era vestita con abiti mimetici e determinata nel suo intento di trovare qualcosa di utile alle indagini. In particolare , la vigilessa , si era concentrata su un pezzo di terra dove lei precedentemente aveva contrassegnato con dei ramoscelli posizionati a croce "


Cosa avete trovato?


" Noi nulla, ci siamo fermati ad una certa altezza perché impossibilitati  fisicamente a scendere nell' avvallamento oggetto di attenzione della testimone"


Cosa ha fatto la testimone?


" Noi tutti eravamo in una posizione in altezza che ci permetteva di vedere le operazioni della testimone che ha iniziato a diseppellire una busta i lui lembi fuoriuscivano dal terreno"


Cosa conteneva quella busta?


" Non lo sappiamo ancora perché fu impossibile, da parte della testimone, tirarla fuori "


Cosa è successo dopo?


" Sono stato contattato da Fabrizio Peronaci, giornalista del Corriere della Sera, che sapendo del mio interessamento sul caso Ragusa, mi chiedeva novità . E gli ho raccontato la mia esperienza del boschetto e la segnalazione della vigilessa . A testimonianza del sopralluogo inviai a Peronaci un file con le foto del luogo da noi attenzionato . Di lì la bufera mediatica "


Ma è stato controllato il posto da voi segnalato?


" Putroppo no, è' stato ispezionato un posto che dista circa 30 metri dal luogo da noi segnalato. Spero lo facciano in breve tempo "


La testimone è stata ascoltata dagli inquirenti?


" Non saprei, so solo che è blindata . Non parla forse per segreto istruttorio "


 

Intervista a Fabrizio Peronaci giornalista de Il Corriere della Sera

 

Dott. Peronaci, lei ha ricevuto la segnalazione circa il presunto luogo di occultamento del corpo di Roberta Ragusa, di cosa si tratta?
 

"E’ il frutto di un'attività di giornalismo investigativo, in un contesto come quello di Pisa nel quale la ricerca della verità sulla fine della povera Roberta è fortemente ostacolata. Una fonte conosciuta dagli inquirenti, Luigi Murò, mi diede la prima traccia di quanto, dopo ulteriori miei riscontri, ho pubblicato sul Corriere.it il 18 aprile”.

Ovvero?

"Murò ebbe modo di fare un sopralluogo nel boschetto vicino la stazione ferroviaria di San Giuliano Terme, non distante da casa Logli, insieme con la vigilessa S., sulla quarantina, persona senza ombre, che aveva deciso di liberarsi del suo segreto:  la donna aveva assistito a movimenti sospetti nel boschetto da parte di persone vicine al marito della Ragusa e si diceva convintissima che il corpo di Roberta fosse stato sepolto lì”.

Lei , sul Corriere della Sera, ha pubblicato anche alcune foto del luogo.

"Sì, mi furono inviate dallo stesso Murò , il quale aveva correttamente segnalato la nuova pista all’Arma, prima che io lo contattassi. In alcune, spuntava una busta bianca dal terreno".

Ma lei con la vigilessa ha parlato?

“Certamente, due volte. Nella prima mi confidò di essersi decisa a rendere testimonianza perché desiderosa di contribuire alla scoperta della verità e di non temere di esporsi. Poi, dopo che è stata interrogata dai carabinieri, si è chiusa in un comprensibile riserbo e mi ha chiesto di non chiamarla più”.

A seguito del suo articolo ci sono state delle ricerche da parte degli inquirenti?

"L’Arma all’inizio ha precisato di aver controllato in passato quel luogo, ma ritengo che vi siano tornati e non escludo lo facciano alla luce dell’ulteriore novità, che è di queste ore. Un nuovo testimone, vittima in passato di minacce, al punto da doversi allontanare da San Giuliano, mi ha infatti riferito che nello stesso boschetto, nel marzo 2012, avvenne un incendio sospetto, forse con il fine di far sparire delle prove. A bruciare furono un materasso e degli stracci, abiti, coperte, altro. Gli inquirenti ascoltarono al riguardo tre persone, una uomo, una donna e un giovane, e la notizia non è mai stata divulgata. Perché?”

Lei si è detto convinto che il caso Ragusa sia a una svolta. Pensa che la verità possa emergere prima dell’udienza del gip, entro l’estate, sul probabile rinvio a giudizio di Antonio Logli?

“Siamo in una fase delicatissima delle indagini. Oggi, alla luce della testimonianza della vigilessa, i due episodi si incrociano: movimenti sospetti, incendio, materasso. Sarebbe assurdo non compiere le dovute verifiche. Appare evidente che la chiave del giallo sia lì, nel boschetto dei misteri, e ciò dimostra anche che, nei gialli più complicati, una sinergia tra il lavoro degli investigatori e il contributo dell’informazione può essere decisivo”.

 

Mia opinione sul caso


Unico indagato per l'omicidio di Roberta Ragusa  è il marito, Antonio Logli.

Logli, dopo qualche giorno dalla scomparsa alle telecamere di Chi l' ha visto? , che aveva  dichiarato di aver lasciato la moglie in cucina a scrivere la lista della spesa e di essere andato a dormire accorgendosi, solo la mattina al suo risveglio, della sua assenza .

Sono proprio queste le dichiarazioni che accendono i dubbi su Logli perché contrastate da riscontri oggetti. Infatti le analisi delle celle telefoniche raccontano che Antonio , quella notte non va a dormire alle 23,  ma effettua delle chiamate dirette a Sara Calzonaio, sua segretaria e amante da ormai 7 anni.

L' ultima telefonata a Sara, dura solo 7 secondi, la prova, per gli inquirenti di un recall, attivato da Roberta per avere prova dei suoi dubbi sulla relazione adultera del marito.

La reazione di Roberta, che aveva confidato qualche tempo fa alle amiche di cercare le prove di un tradimento del marito, avrebbe provocato una lite violenta con Antonio che l' avrebbe colpito fino a provocarne la morte e occultarne  il corpo.

Il marito  di Roberta, Antonio Logli, è accusato di omicidio volontario e soppressione di cadavere e i magistrati pisani hanno appena incassato la perdita sul ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha, infatti, annullato il proscioglimento emesso l’anno scorso dal Gup del Tribunale di Pisa e accolto il ricorso della Procura e dei familiari di Roberta laddove gli stessi insistono per «l’esclusione di possibili ipotesi alternative alla fine violenta della donna», circostanza «da ritenersi del tutto logica e coerente – osserva la Cassazione – col compendio indiziario» raccolto dagli investigatori. E’ pertanto da «escludere» che dagli atti dell’indagine sulla scomparsa di Roberta «emerga in modo evidente l’innocenza dell’imputato». Quanto al Gup del proscioglimento, secondo da Cassazione, «ha svolto un giudizio di merito sugli elementi probatori offerti dall’accusa, così sostituendosi in modo surrettizio al giudice della cognizione, al quale solo spetta, all’esito del dibattimento, stabilire se l’imputato, sulla base delle risultanze dibattimentali, possa o meno ritenersi colpevole».

Per il giudice della Cassazione, gli indizi raccolti dall’accusa contro Antonio Logli, dimostrano che ha agito mentendo su quanto accaduto la notte della scomparsa della moglie. Sempre secondo Laghezza, le prove raccolte dall' accusa non dimostrano, in modo inequivocabile che quella notte abbia realmente ucciso e distrutto il corpo di Roberta Ragusa.

Dunque, probabilmente dopo l’estate, Logli dovrà comparire davanti a un altro Gup e si terrà una nuova udienza preliminare.

 L' ipotesi della Procura di Pisa sembra ancora reggere davanti al processo preliminare. Secondo la procura infatti, Roberta Ragusa avrebbe scoperto la relazione amorosa che il marito  intratteneva con Sara Calzolaio, sua amica e impiegata nell’autoscuola di famiglia. La sera della sua scomparsa avrebbe manifestato  i suoi sospetti al marito che avrebbe reagito violentemente tanto da provocarne la morte. Logli avrebbe poi occultato il corpo di Roberta in un posto ancora sconosciuto.
La procura ha dimostrato che Antonio Logli si trovava all’esterno della sua abitazione quella notte verso l’una, quando lui dice di essere andato a dormire e di essersi accorto al mattino presto che la moglie era sparita.

A sostegno di questa ipotesi le analisi delle tracce di due telefonate fatte da Logli all’amante al mattino presto. Con la prima invitava Sara a spegnere il telefono, con la seconda le ordinava di far sparire tutti i cellulari.

Ma le telefonate più importanti, sempre secondo la procura , sono partite dal cellulare di Antonio ma effettuate da Roberta indirizzate all' amante del marito, come prova dei suoi sospetti.

L' accusa di omicidio nei confronti di Logli, però , non trova un riscontro diretto e oggettivo perché manca il corpo della vittima, cercata , in questi anni,  da un grande dispiegamento di forze volute dalla Procura di Pisa.  

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