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Dei delitti e delle pene
La responsabilità professionale dei medici

Il concetto di responsabilità ha in campo giuridico una speciale rilevanza: ciascun ramo del diritto conosce, infatti, particolari forme, congeniali al tipo di sanzioni applicate ed alle esigenze di accertamento dei relativi illeciti. Si parla, pertanto, di responsabilità penali, civili e amministrative: per ciascuna di queste vigono specifici principi basati su criteri talvolta diversi. Per esempio, il fatto che le sanzioni del diritto penale incidano sui beni essenziali dell’individuo (la vita e la libertà personale) spiega perchè la forma ed i criteri di accertamento della responsabilità penale siano particolarmente garantistici. La responsabilità civile, il cui riconoscimento ha, di norma, come conseguenza solo sanzioni di carattere patrimoniale (il risarcimento dei danni) si basa, invece, su criteri di accertamento meno rigorosi.

Soffermiamoci ora ad esaminare la responsabilità professionale del medico e l’azione di rivalsa del paziente o dei suoi familiari. Il nostro codice ha considerato penalmente rilevanti alcuni eventi dannosi che, seppur non voluti dal soggetto, si sono verificati per sua negligenza, imprudenza o imperizia, ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline.

Per negligenza si intende propriamente la trascuratezza, la mancanza o deficienza di attenzione; per imprudenza l’avventatezza, l’insufficiente ponderazione che si traduce in una scarsa considerazione degli interessi altrui. Con la nozione di imperizia, invece, si fa riferimento ad una inettitudine di cui l’agente, pur essendo consapevole, non abbia voluto tener conto.

Il problema maggiormente avvertito nell’affrontare la questione della colpa professionale del sanitario è, senza dubbio, quello di contemperare l’interesse della scienza medica con quello della collettività che si manifesta nel diritto del singolo alla propria cura ed incolumità. Il legislatore, nella valutazione di questi interessi, non ha però fornito la nozione di colpa professionale, di modo che la valutazione dell’accertamento della stessa è demandata caso per caso all’apprezzamento del magistrato, in base alla diligenza tenuta dal medico, al nesso di causalità tra la condotta e l’evento, alla prevedibilità ed evitabilità dell’evento stesso.

La Corte di Cassazione, che nei suoi orientamenti decisionali costantemente si adegua alla continua evoluzione della scienza medica, ha più volte sentenziato che la condotta del sanitario è censurabile (e quindi punibile) per imprudenza o negligenza, allorchè vi sia stata una omissione di diligenza, rapportata al grado medio di cultura e capacità professionali, ovvero la violazione di norme tecniche generalmente accolte. Si risponderà, pertanto, a titolo di colpa quando non si siano valutate le possibili conseguenze di ogni atto e non si siano ridotti al minimo i rischi di ogni terapia e dei possibili interventi . Sotto il profilo della negligenza sussiste, perciò, la responsabilità del medico che abbia prescritto, ad esempio, farmaci talvolta idonei a determinare l’insorgere di crisi anafilattiche, senza effettuare le prove necessarie per prevenire l’insorgere di fenomeni allergici potenzialmente mortali, limitandosi a domandare al paziente se preesistano nel suo organismo condizioni idonee a determinare reazioni allergiche. Pertanto, quando la responsabilità del professionista trova la sua origine nella mancanza di diligenza o di prudenza, l’indagine del giudice verterà sulla natura dell’attività svolta, se ha contribuito o meno a determinare l’evento.

Diverso è il discorso relativo alla responsabilità per imperizia che si avrà solo quando non sarà ravvisata la “colpa lieve”. Questa, infatti, è la prevalente interpretazione della Corte di Cassazione in riferimento a quanto previsto dall’art. 3 della l. 189/2012, cd legge Balduzzi, ossia “che l’esercente la professione sanitaria, che nello svolgimento della propria attività si attiene a linee guida e buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica, non risponde penalmente per colpa lieve. In tali casi resta comunque fermo l’obbligo di cui all’articolo 2043 del codice civile”, ossia l’obbligo di risarcire per chi provoca un danno a terzi .

Sono definite “linee guida” le raccomandazioni di comportamento clinico provenienti da piani sanitari, regolamenti, protocolli, circolari, connotati da scientificità, attualità ed efficacia. “Buone pratiche” sono, invece, tutte quelle condotte di strategia od approccio che servono a  mitigare le conseguenze o a migliorare la sicurezza di una prestazione sanitaria.

La legge Balduzzi ha realizzato una riforma significativa sulla responsabilità penale: per la prima volta viene introdotta la distinzione, nell’ambito medico, tra colpa grave e colpa lieve. In passato, tale distinzione poteva rilevare solo in tema di quantificazione della pena ai sensi dell’art. 133 c.p. ; oggi, a seguito della modifica, tale distinzione si pone come causa di esclusione della punibilità per il sanitario.

In presenza di una responsabilità del medico per lesioni o per omicidio colposi, le persone danneggiate nel primo caso, i loro familiari nel secondo, potranno chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti (i c.d. danni morali, le sofferenze patite in conseguenza del fatto illecito) sia al medico che alla struttura sanitaria-ospedaliera, costituendosi parte civile nel processo penale oppure proponendo un’autonoma azione giudiziale in sede civile.

Avvocato Luigi Giuliano Martino, penalista del Foro di Milano

 

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