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Destinazione Sud
Il “verdetto” dell’Efsa: il killer degli ulivi pugliesi è la Xylella

Il killer degli ulivi è la Xylella. A sostenerlo è l’Efsa, Authority indipendente europea per la sicurezza alimentare, che in una nota certifica che “la Xylella fastidiosa è responsabile della malattia che sta distruggendo gli olivi nell’Italia meridionale”. Più precisamente in fondo alla Puglia, nella “zona infetta” del Salento. E’ la conferma ufficiale che sgombra il campo da dubbi e incertezze e mette un punto fermo su una vicenda che ha fatto molto discutere:  la “guerra” non è finita ma almeno conosciamo il nemico da combattere. Ed è ciò che più importa nella valutazione del rischio, che è poi la missione istituzionale dell’Efsa e la base su cui la Commissione Europea ha ancorato i suoi provvedimenti per contrastare la Xylella fastidiosa e la micidiale “malattia” che scatena negli ulivi: il cosiddetto CoDiRo, complesso da disseccamento rapido.

efsa3
 

Sembra quasi banale affermare che si è giunti al fine ad una “verità”, per quanto questa parola possa significare in campo scientifico, a due anni e mezzo dallo scoppio ufficiale del bubbone Xylella e in coda a una serie infinita di polemiche e dietrologie, montagne di carte bollate e ricorsi dinanzi a Tar, Consiglio di Stato e Corte di Giustizia Europea, teorie complottiste, proteste contro multinazionali e gasdotti e, naturalmente, agricoltori in balia degli eventi. Eppure questo è: un fiume di parole aveva quasi fatto perdere di vista quale fosse l’avversario vero. Che stava e sta lì, celato nel sistema linfatico dei giganti buoni simbolo della Puglia e pronto a muovere le sue “truppe”: massimo cento metri alla volta, d’accordo, ma con un’avanzata inesorabile come il fuoco.

Le conclusioni tirate dall’Efsa, del resto, servono a ricordarci proprio da dove si è partiti trenta mesi fa e, finalmente, poggiano sulle “risultanze desunte da indagini effettuate negli ultimi due anni in Puglia sulla gamma di piante ospiti della Xylella fastidiosa CoDiRO”. “Gli scienziati del Consiglio  Nazionale delle Ricerche – fa sapere l’Efsa - hanno esposto varietà d’importanti colture perenni al batterio tramite inoculo artificiale ed esposizione su campo a insetti vettori infetti”. Uno studio di 60 pagine, commissionato e finanziato proprio dall’Efsa, al quale hanno partecipato non solo gli scienziati del Cnr di Bari, ma anche quelli dell’Università di Bari e del Centro di Ricerca Basile-Caramia di Locorotondo, alcuni dei quali finiti tra gli indagati dell’inchiesta della Procura di Lecce che a dicembre scorso ha terremotato certezze scientifiche e strategie di lotta al batterio, in particolare la necessità di tagliare gli alberi infetti e anche quelli sani nel raggio, appunto, di cento metri.

Sotto la lente d’ingrandimento, durante i 14 mesi di sperimentazione in laboratorio e in campo aperto tra Bari, Gallipoli e Parabita, sono finite “colture mediterranee come l'olivo, la vite, gli agrumi, il mandorlo, il pesco, il ciliegio e il susino, ma anche specie forestali come il leccio e specie ornamentali come l'oleandro e la poligala mirti foglia”. Un’indagine vasta e approfondita, dunque, che consente a Giuseppe Stancanelli (capo dell'unità Efsa “Salute animale e vegetale”) di poter delineare un quadro più chiaro: "Tali risultati – dice - confermano che il ceppo CoDiRO di Xylella fastidiosa provoca il deperimento dell’olivo. Si tratta di un importante passo avanti, in quanto potremo valutare con precisione il rischio che un'epidemia si diffonda dalla Puglia solo se colmeremo le lacune nelle conoscenze sulla gamma di piante ospiti e sull'epidemiologia del ceppo pugliese".

efsaEsperimento in campo aperto sulla Xylella fastidiosa
 

Nello specifico degli esperimenti condotti, l’Efsa sostiene che “le piante di olivo sottoposte a inoculo hanno evidenziato i medesimi gravi sintomi (disseccamento e deperimento) osservati sulle piante in campo aperto. Non tutte le varietà di olivo, però, hanno risposto allo stesso modo. Ad esempio sembra che il batterio impieghi più tempo a colonizzare - con una concentrazione inferiore di batteri - le cultivar Coratina, Leccino e Frantoio rispetto alla Cellina di Nardò, che è una delle cultivar più comuni nella zona infetta”. Un fronte su cui diversi scienziati, a partire dal barese Donato Boscia, hanno sempre puntato per disegnare il dopo-Xylella. Senza una cura efficace, infatti, l’alternativa più valida e percorribile resta l’individuazione di varietà di ulivo più resistenti se non immuni al batterio. Una strada sposata anche dall’Agenzia europea, secondo cui “i ricercatori affermano che occorrono maggiori test su un numero più esteso di cultivar di olivo per capire le diverse risposte ottenute”.

ulivo affetto da Xylella fastidiosa
 

Lo studio, svolto sul campo con la collaborazione fondamentale quanto silenziosa di Aprol Lecce, aggiunge altre certezze anche sul versante della mosca sputacchina, il famigerato insetto vettore. “Gli esperimenti su campo – si legge - hanno inoltre dimostrato che la sputacchina (Philaenus spumarius) infetta (insetto largamente diffuso in Puglia) può trasmettere il batterio all’olivo, all’oleandro e alla poligala a foglia di mirto. L'infezione è stata rilevata sei mesi dopo l'esposizione agli insetti, quando le piante erano ancora asintomatiche”. Diversamente “nessuna pianta di agrumi, vite o leccio è risultata positiva per Xylella fastidiosa dopo esposizione a Philaenus spumarius infetto. Analogamente le piante di agrumi, vite e leccio non si sono infettate in modo sistemico né hanno sviluppato sintomi sospetti, se inoculate sperimentalmente”. Osservazioni che spingono l’Efsa alla prudenza: “Per ottenere dati conclusivi sulle piante con frutto a nòcciolo sono necessari ulteriori osservazioni ed esperimenti”. Fermo restando che questo nuovo studio non chiude il capitolo Xylella, sicuramente ne offre un quadro più nitido e definito, visto che “tutte le piante inoculate saranno tenute sotto osservazione per almeno un’ulteriore stagione vegetativa, mentre gli esperimenti su campo verranno estesi per altri 10 anni”.

In questo panorama s’inseriscono le parole del dott. Stancanelli, che ci restituiscono tutta l’importanza scientifica e strategica dello studio degli scienziati pugliesi: "I risultati di questo progetto – sostiene - riducono in modo significativo le incertezze che circondano i rischi collegati al ceppo CoDiRO della X. fastidiosa per il territorio dell'UE e contribuiranno a pianificare le ricerche future. Successivi esperimenti su campo e in laboratorio dovranno esplorare ulteriormente le risposte dell’olivo mediterraneo, con l'obiettivo di individuare varietà tolleranti o resistenti che possano essere coltivate dagli agricoltori nelle zone colpite da Xylella fastidiosa. Prevediamo di riuscire ad acquisire maggiori dati che ci aiutino a tenere sotto controllo questa malattia tramite progetti di ricerca finanziati dal programma UE Orizzonte 2020".

Non un traguardo, insomma, ma un solido punto di ripartenza. E da qui la palla viene rilanciata nella metà campo della Regione Puglia che, dopo il decreto di febbraio con cui il ministro Martina ha dichiarato l’Italia area Xylella-free (a seguito di oltre 17.186 controlli e 13.766 analisi di laboratorio) e la riperimetrazione causata dallo sfondamento del batterio nelle province di Brindisi e Taranto, ora dovrà tener conto di quanto stabilito dall’Efsa e, probabilmente, adeguare le nuove linee guida per il controllo e la lotta al contagio nella zona infetta del Salento.

xylella nuova delimitazioneLa mappa aggiornata dell'area colpita da Xylella
 

Materia complessa – non va dimenticato - su cui si è rotto le ossa l’ex commissario all’emergenza Giuseppe Silletti e intorno alla quale stanno ora lavorando l’Osservatorio fitosanitario regionale e la task force di scienziati e tecnici voluta dalla stessa Regione: tocca a quest’ultimi, infatti, decidere come fermare l’epidemia con un efficace piano d’interventi. Sapendo che incertezze e indecisioni, suggestioni e ipotesi sinora hanno soltanto fatto il gioco della Xylella. In palio c’è la difesa del “patrimonio verde” pugliese, 60milioni di ulivi da Capo Leuca al Tavoliere, ma anche quello d’Italia e d’Europa.   

 

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