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Destinazione Sud
Inchiostro di Puglia, nella Notte dei libri c’è il riscatto del Sud
Michele Galgano

Nella Notte dei libri non bisogna sforzarsi per sognare. Basta sfogliare e leggere. E scoprire che anche da qui, dalle pagine dei libri, può nascere il riscatto del Sud.

Una felice intuizione che è anche una piccola e intelligente “rivoluzione culturale”, ma senza le brioches di Mariantonietta donate al popolo, quella ordita per il secondo anno dai ragazzi di Inchiostro di Puglia: milanesi del Tacco, “terroni” per dirla con Pino Aprile, come i tanti pugliesi che hanno meridionalizzato il profondo Nord. Per lavoro, per scelta o perché “quaggiù” non c’è alternativa. E che in fondo hanno un paio di sogni in comune: trasformare “la regione italiana che legge meno in una enorme, incredibile, libreria”. Almeno per un giorno o, appunto, per una notte. E tornare a casa per fare qualcosa di buono e utile invece che fuggirvi delusi. Con ogni mezzo, persino il “trerrote” sgangherato diventato simbolo e insieme metafora del viaggio al contrario di questi giovani cervelli in fuga emigrati nella Milano da Bere, i quali, però, all’Idroscalo preferiscono sempre e comunque le spiagge del Golfo di Taranto e del Salento o il lungomare di Bari: il Mare Nostrum della Puglia, punto d’approdo e di partenza, luogo reale e metafisico. Forse perché “gl'italiani vanno al Nord in cerca di soldi e al Sud in cerca dell'anima”.

Allora rieccoli, Michele Galgano e i suoi “compari”, pronti a trasformare la Notte del 24 aprile in un grande happening tra librerie, scuole, caffè, associazioni: ogni pertugio è buono per ritrovarsi, leggere e parlarsi guardandosi negli occhi. Un rito liberatorio – alla vigilia della Liberazione e a cavallo della Giornata mondiale del Libro - per chi ama i libri e la cultura. O, semplicemente, vuol capire quale sottile e per certi versi inarrestabile meccanismo siano riusciti a innescare i pugliesi di Milano. “Uomini libro”, come nel libro-film fantascientifico e distopico Fahrenheit 451 di Ray Bradbury e François Truffaut, dove per salvare i libri dal fuoco (e dall’oscurantismo del sistema) non c’è che da impararli a memoria. “Uomini liberi”, anche, e per questo capaci di far saltare certi rigidi schemi “giocando” con i luoghi comuni e i #‎SiDiceCosì del e sul Meridione, usando i social network non per sublime passatempo ma per far rete e comunità. E i libri, icona antitetica eppure alleata del web, buoni per stuzzicare la fame (mai sopita) di cultura, rendendola nazionalpopolare quanto e meglio della tv.     

Una “fame” che Vincenzo Sardiello, pugliese, esperto d’arte, sociologo e componente del direttivo di Inchiostro di Puglia, racconta non a caso ad Affaritaliani.it: il primo quotidiano online italiano e iper-milanese fondato e diretto dal pugliesissimo Angelo Perrino. Insomma, il cerchio si chiude: sul trerrote “carico a spezzare” ci siamo proprio tutti. Naturalmente: Destinazione Sud.

- E dunque, la Notte di Inchiostro di Puglia 2016: chi è costei?

«La Notte di Inchiostro di Puglia è un momento di incontro, di festa e di condivisione tra lettori, autori, associazioni, esponenti del mondo della cultura e gente della strada, che, per un giorno, decidono di trascorrere il proprio tempo nel segno del libro e della lettura. Gli eventi che costituiscono la Notte di Inchiostro di Puglia  (reading, presentazioni, letture collettive, rappresentazioni, ecc,) si svolgeranno all’interno di quelli che abbiamo voluto chiamare “fortini letterari”. In questa seconda edizione ce ne sono ben 150 che ospiteranno circa 500 eventi».

- Chi siete, dove andate, cosa “trasportate”? Per metter su un ambaradàn del genere serve molto più del “fiorino” di Benigni e Troisi in “Non ci resta che piangere”…

«È difficile definirci, Inchiostro di Puglia è una comunità che è nata intorno ad un blog che voleva far raccontare la Puglia agli scrittori pugliesi. Da qui è nato un successo inimmaginabile che è culminato con la pubblicazione del libro di Inchiostro di Puglia che raccoglie gli scritti di 35 autori che hanno collaborato al blog. Tutti i componenti di questo progetto, pur nelle diversità di vedute, sono accomunati da un obiettivo: non arrendersi alla statistica che ci racconta di una Puglia che legge pochissimo in un Paese che legge poco. Sul nostro trerrote trasportiamo la speranza e la voglia di fare cultura, nella convinzione che solo da qui possa nascere un futuro differente. Il nostro progetto, inoltre, vuole sostenere l’etica del libro che non può essere considerato una merce come le altre. Per questo, nel nostro lavoro quotidiano e gratuito, lottiamo per sostenere le librerie, perché sono dei presidi culturali sempre presenti sul territorio e la loro scomparsa è un danno per l’intera comunità. Quindi il nostro libro, se lo volete leggere, non potete acquistarlo da nessuna piattaforma digitale. Abbiamo realizzato tutto questo dal basso, da sud, senza sponsorizzazioni o finanziamenti, vuol dire che la materia prima c’è, e quindi possiamo guardare al futuro in maniera propositiva. Il nostro operare è fuori dagli schemi, però, dopo due anni possiamo dire che siamo degli abusivi autorizzati». 

- Goering quando sentiva la parola cultura metteva mano alla sua Browning. E voi di Inchiostro di Puglia?

«Noi quando sentiamo la parola cultura cerchiamo di essere presenti e di coinvolgere quanta più gente possibile. Perché crediamo che la cultura debba essere un luogo di partecipazione collettiva. Qui però occorre fare un distinguo. La gente molte volte diserta gli incontri culturali perché autoreferenziali, pensati dai soliti per i soliti amici. La nostra idea è differente e mette in primo piano la partecipazione dal basso. Noi ci crediamo».

- Dite la verità, ma chi ve lo fa fare di stimolare la lettura di libri in un Paese di smanettoni da social network?

«Dietro ad ogni schermo c’è un cervello e ogni mente se stimolata correttamente può dare vita a qualcosa di bello e costruttivo. La bellezza dei social è che possono mettere in contatto migliaia di persone che condividono un’idea e costruire in concreto qualcosa di meraviglioso. La nostra forza è la tanto criticata rete. Persino il coordinamento dei 500 eventi è avvenuto lì. Gli strumenti sono tutti buoni o cattivi a seconda di come li usi».

- Non è che, al contrario, rischiate di ingrossare le schiere di scrittori? O è un “rischio” calcolato?

«Il nostro primo obiettivo è quello di avvicinare quanta più gente possibile alla lettura, se poi facciamo crescere il numero di scrittori ben venga anche questo».

- In Italia la carta stampata, quella dei giornali, è sempre più in crisi. I libri come se la passano?

«I libri se la passano malissimo. Ogni anno vengono pubblicati circa 60 mila volumi, molti dei quali passano dalla tipografia al macero senza essere mai distribuiti. Si consideri che la percentuale media di lettori in Italia è di circa il 42% della popolazione. Si può quindi facilmente intuire che oggi investire nel mondo dell’editoria porterà quasi sicuramente ad una perdita di capitali. Ad ingrossare il numero di titoli c’è, poi, l’editoria a pagamento che illude un numero cospicuo di autori. Il sistema editoriale italiano va assolutamente ripensato ed occorre che gli editori ritornino a fare il loro lavoro riscoprendo tutte le alchimie che portano alla nascita di un libro. Ma, se non aumenta il numero di lettori, ogni sforzo sarà vano e per i grandi editori sarà sempre più difficile pubblicare opere che non siano best seller».  

- Infine, con “Inchiostro di Puglia” avete fatto un blog, un libro, raccolto migliaia di fan e risvegliato potenziali lettori. Ma dove volete arrivare?

«Al punto di partenza. Tutto questo è nato grazie a Michele Galgano un emigrante che, per trovare il proprio futuro, ha dovuto abbandonare la propria terra. Noi siamo convinti che grazie alla crescita culturale del territorio sarà possibile costruire un futuro diverso ponendo le condizioni per non dover più scappare dalle nostre radici».

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inchiostro di puglia 2016sudlibriculturamichele galganovincenzo sardiellopugliamilano

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