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Destinazione Sud
L’Ue apre le (nostre) frontiere all’olio tunisino: attacchiamoci al “trilogo”

Ancora più olio d’oliva tunisino arriverà “duty-free” sui mercati europei. Quindi in Italia, il più grande importatore d’Europa, e con effetti non trascurabili in Puglia, regione leader nella produzione nazionale di “oro verde”. Lo ha deciso pochi giorni fa il Parlamento di Bruxelles dando il via libera alla proposta della Commissione, che prevede un contingente suppletivo di 70mila tonnellate senza dazio in due anni. Si tratta di “misure commerciali autonome di emergenza a favore della Repubblica tunisina”, un modo cioè per sostenere la transizione politica nel Paese del Nord Africa colpito da attacchi terroristici l’estate scorsa.

parlamento Ue
 

In Puglia, come ovvio, il dibattito è tutt’altro che chiuso, al pari della procedura di approvazione che, a fronte di un testo base emendato, rimanda tutto ad un “terzo tempo”. In Europa, infatti, la legislazione è basata sostanzialmente sulla co-decisione. La Commissione UE infatti propone un testo, Consiglio e Parlamento lo approvano o modificano separatamente e quando non c’è coincidenza è necessario arrivare ad un testo finale condiviso. Insomma, dove non arriva il “dialogo” entra in gioco il cosiddetto “trilogo”, una procedura informale e snella grazie alla quale Parlamento e Consiglio possono negoziare il testo comune. Al “trilogo” partecipano appunto tre delegazioni, con in testa un alto funzionario della Commissione,  un plenipotenziario della presidenza del Consiglio UE e il parlamentare  europeo che ha fatto da relatore. Il testo che viene fuori dal trilogo viene quindi sottoposto all’approvazione del Parlamento e del Consiglio UE. La differenza sostanziale rispetto alla procedura ordinaria è che il trilogo si svolge a porte chiuse. E’ questa, perciò, la strada sulla quale bisognerà trovare un accordo per definire i dettagli dell’importazione extra di olio tunisino e in cui conterà molto la capacità del nostro Governo – rappresentato nel Consiglio Ue dal ministro Maurizio Martina - di far convergere altri Paesi su ulteriori modifiche in grado di limitare al minimo i possibili danni temuti soprattutto dall’Italia, ma anche da Spagna e Grecia.

Il presidente di Confagricoltura Puglia, Donato Rossi, si sforza di vedere il lato positivo: «Avremmo preferito - dice - che la discussione su un tema del genere nemmeno fosse aperta e che il provvedimento fosse bocciato. Ma la soluzione trovata è una giusta mediazione, che ci permette di guardare con un po' più di tranquillità alle prossime campagne olivicole».

Il punto di “mediazione” sta in due emendamenti, approvati dal Parlamento, che modificano la proposta iniziale della Commissione Ue. È stato previsto, infatti, l'obbligo di origine del prodotto importato (chiesto dai “cinque stelle”), così come il divieto di proroga del provvedimento oltre il 31 dicembre 2017 (emendamento Pd con accordo italo-spagnolo). Respinti, invece, altri due emendamenti presentati in Commissione Agricoltura, con i quali si mirava a limitare il contingente al solo 2016 e ad istituire licenze mensili. «Ci sarà ancora da lavorare. Ci sarà soprattutto - sottolinea Rossi - da ripensare l'intera gestione del rapporto con i mercati esteri, immaginando magari di non dover più lasciare i produttori europei un passo indietro per ragioni di natura meramente politica o diplomatica. Il nostro lavoro non può essere più considerato merce di scambio».

Per Coldiretti, invece, è semplicemente «un errore togliere i dazi». «Dopo che nel 2015 in Italia sono aumentate del 481% le importazioni dell’olio di oliva della Tunisia per un totale di oltre 90 milioni di chili – afferma il presidente Roberto Moncalvo - è un errore l’accesso temporaneo supplementare sul mercato dell’Unione di 35mila tonnellate di olio d’oliva tunisino a dazio zero, per il 2016 e 2017». Secondo Eunews, infatti, nel 2014/2015 «le importazioni di olio d’oliva tunisino verso l’Ue sono state» complessivamente «di 145.200 tonnellate». In netta crescita rispetto al 2013/2014 (32.000 tonnellate) e anche rispetto al 2012/2013 (111.400 tonnellate). «Per il 2016/2017 – scrive ancora Eunews - la quota extra di 35.000 tonnellate a dazio zero si applicherebbe una volta che la normale quota annuale di 57.700 sia esaurita, mantenendo quindi le importazioni di olio d’oliva all’interno dell’attuale volume».

Ciò che cambia, però, è il prezzo dell’olio tunisino che, alleggerito del dazio comunitario, può arrivare a costare tra i 122,6 e i 134,6 euro in meno al quintale. Un “effetto dumping” in piena regola e legittimato dalla stessa Europa. E’ chiaro, cioè, che è il possibile effetto deprimente sui prezzi che spaventa i produttori, consci che gran parte di quell’olio piomberà sul mercato di casa nostra. Un problema soprattutto in Puglia, dove l’annata di carico ha solo in parte ammortizzato i contraccolpi dovuti al morbo della Xylella, su cui peraltro l’Ue è stata inflessibile. In questo scenario s’inseriscono le stime della Commissione per l’annata in corso, basate sul report mensile della produzione di olio d’oliva, che confermano l’Italia quale maggiore importatore netto d’Europa: a fronte di 445mila tonnellate prodotte, ne consumeremo circa 590mila.

ulivisegnati
 

In una maggiore flessibilità europea, piuttosto, ripone le sue speranza Agrinsieme - il coordinamento tra Cia, Confagricoltura, Copagri e Aci agroalimentare – per cui proprio nel trilogo «si può aprire uno spiraglio di trattativa» per la vicenda dell’olio tunisino. «Diamo atto - continua Agrinsieme - che i nostri eurodeputati sono riusciti a portare all'attenzione del Parlamento europeo le istanze del mondo agricolo, anche se purtroppo non si è tradotta completamente in emendamenti più coerenti con le richieste degli olivicoltori italiani. Invitiamo pertanto il Governo a spingere nel trilogo affinché venga inserito nel compromesso finale anche l’emendamento della Comagri per le licenze mensili, le cui conseguenze sulla gestione del contingente sono fondamentali per i nostri produttori, come dimostrato dall’impatto avuto dalla liberalizzazione delle modalità di gestione del contingente esistente fino ad oggi».

Timori giustificati, quindi, perché l’Italia in fatto di politiche europee d’apertura commerciale verso il bacino del Mediterraneo sta già dando il suo contributo. Per cui, davvero, non si riesce a capire per quale motivo si voglia tenacemente aiutare la Tunisia nell’unico modo capace di danneggiare il nostro Paese. Europa di figli e figliastri, anche nella solidarietà.

Tags:
olio d'oliva tunisinocommissione uepugliaagrinsiemecoldiretti

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