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Destinazione Sud
Sfamare animali e salvare i mari: la mission della mosca soldato pugliese

La mosca soldato nera è già pronta per la sua missione. Dovrà, in un colpo solo, trasformare i nostri scarti alimentari in proteine, nutrire con le farine derivate i nostri animali e così facendo sostituire il pesce, salvando i mari dall’impoverimento. Un’idea parecchio ambiziosa che però ha solide basi scientifiche. E’ la declinazione, per ora in scala ridotta, di quell’economia circolare basata sull’assunto che non si butta via nulla: lo scarto o lo spreco di qualcuno può cioè diventare risorsa per qualcun’altro. In questo caso l’anello di chiusura è un insetto che altrove, nel mondo, non disdegnano di utilizzare nella nutrizione umana; ma che invece, dalle nostre parti, opportunamente trasformato in mangime iperproteico potrebbe dare una grossa mano nel campo dell’alimentazione animale e dell’acquacoltura, contemporaneamente allentando la fortissima pressione sull’ambiente marino.

diptera6Scarti alimentari, larve di mosca e farine proteiche: il ciclo produttivo completo
 

Su questi principi sta lavorando Diptera Nutrition, una start-up nata a Manfredonia in Puglia, che ha “arruolato” la mosca soldato affidandole il delicato compito. Una mission solo in apparenza “impossibile” – nonché tra i pochissimi esempi in Italia -  ma che in due anni è passata dalla fase progettuale a quella sperimentale e quindi all’impianto pilota dimostrativo. «Siamo in grado di produrre – spiega Vittorio Bava, il giovane siciliano fondatore di Diptera e con alle spalle un’esperienza in Google a Dublino – diverse tonnellate l’anno. Numeri ancora esigui, però, in relazione alle quantità che servirebbero per soddisfare le esigenze del settore mangimistico». La sfida vera, infatti, «è nella capacità di produrre grandi volumi». Economie di scala raggiungibili a patto che «il sistema produttivo funzioni» e di «trovare i capitali sufficienti a realizzare un impianto produttivo su larga scala».

Nel frattempo, Bava rivela che in realtà un po’ di insetti li mangiamo pure noi, ogni giorno e senza saperlo: «Mezzo chilo all’anno a testa – precisa – perché esiste una percentuale tollerata di frammenti d’insetto nelle farine di cereali». Insomma, non c’è da fare gli “schizzinosi”, perché gli insetti sono un’importante fonte di proteine e per questo – continua – «costituiscono l’alimentazione naturale di diverse specie di animali, avicoli, suini e alcuni pesci. Inoltre hanno delle proteine che sono molto simili a quelle contenute nelle farine di pesce che, in questo momento, stanno mandando in crisi molti mangimifici e allevatori: il loro prezzo è cresciuto del 600 per cento negli ultimi 15 anni e ce n’è sempre meno in commercio perché è calato il pescato da cui ricavarle».

diptera5Vittorio e Rosangela Bava, Premio Nazionale Innovazione 2015
 

L’idea di utilizzare la “Black Soldier Fly”, così è nota in America suo paese d’origine, è legata all’elevata produttività e sostenibilità. «Queste mosche hanno molto meno bisogno di risorse – spiega Bava – per essere allevate. Consumano il 99 per cento in meno di acqua rispetto, ad esempio, agli allevamenti bovini, né emettono gas serra. Inoltre si ridurrebbero le enormi emissioni dovute al trasporto: milioni di tonnellate che in nave arrivano in Europa dal Sud America. E, ancora, gli insetti possono essere nutriti con gli scarti dell’industria alimentare». È proprio questa capacità di trasformare scarti in proteine, che fa della mosca soldato – nome scientifico Hermetia Illucens - un efficiente sistema di riciclaggio e produzione. Che, in più, non è dannoso per gli uomini: «La mosca soldato nera – spiega Bava – è un insetto nostrano, presente in tutta Italia da almeno cinque secoli, ossia dalla scoperta dell’America».

La peculiarità della mosca “pugliese” è che non ha mai dato fastidio a nessuno: gli individui adulti, infatti, non mangiano per cui nemmeno si posano sulle persone. In pratica, nessuno se l’è mai filata, almeno fino a quando Bava dopo un viaggio in Asia è rimasto folgorato dal mondo degli insetti, comprendendone le insospettabili potenzialità. Lì è normalissimo farsi uno spiedino di qualcosa con sei, otto zampe e un paio d’ali, il che ha fatto sviluppare un mercato non trascurabile, mentre quella degli insetti destinati all’alimentazione animale è una frontiera ancora tutta da esplorare.

La scintilla è scoccata – ammette Bava - «mettendo insieme queste osservazioni sul campo con la mia passione per la tecnologia» oltre ad un sano desiderio «di fare qualcosa che avesse un impatto positivo sull’umanità, che patisce una forte carenza di proteine». E di farlo in Puglia, «la regione ideale per investire» e a Manfredonia, «il posto perfetto per sviluppare il progetto, perché qui ho trovato le alleanze giuste». Servivano un po’ di finanziamenti («i miei risparmi, l’aiuto della mia famiglia e di qualche amico») e l’idea ha preso il volo, conquistando elogi, riconoscimenti come lo Start Cup Puglia e il Premio Nazionale per l’Innovazione e relativi premi in denaro. Ottimo “carburante” per far partire concretamente la fase sperimentale del progetto e mettere a regime il processo produttivo, trovare i macchinari giusti e testare soluzioni e invenzioni nate letteralmente dal nulla, giacché «in questo campo non esiste un manuale per vedere come si fa». «Piuttosto devo ringraziare – dice Bava – le tante persone che mi hanno aiutato ad arrivare al punto in cui il progetto deve andare avanti, trovando i capitali per ingrandire l’impianto, assumere personale e mettere a frutto un sistema automatizzato e flessibile che è la chiave di volta per tenere assieme ottimizzazione energetica e processo produttivo».

black soldier fly
 

Di sicuro Bava ha da ringraziare soprattutto la mosca soldato, la cui scelta è arrivata naturalmente per via delle sue fameliche larve: «Sono molto voraci – rimarca - e capaci di trasformare molto rapidamente sottoprodotti e scarti alimentari, frutta invenduta o andata a male, pane scaduto, in proteine e grassi riutilizzabili nell’industria mangimistica. Le larve diventano mangime, mentre gli adulti vengono utilizzati semplicemente per la riproduzione». Un mangime ad altissimo valore nutrizionale, visto che le larve «normalmente danno il 35-40 per cento di proteine e altrettanto di grassi, mentre il prodotto commerciale è una farina proteica sgrassata che può arrivare sino al 55 per cento di proteine». L’unico problema, al momento, è che in Italia queste farine proteiche non sono ancora impiegabili negli allevamenti zootecnici ma «solo per gli animali da compagnia».

La svolta, però, è già in agenda. La Commissione Ue, a novembre scorso, ha “sdoganato” un lungo catalogo di alghe, ragni, bachi da seta, cavallette e insetti vari con il regolamento sul cosiddetto “novel food” che consente di portare sulle tavole dei cittadini europei questo tipo di alimento, assieme a quelli derivati dall'applicazione di nuovi processi di produzione e tecnologie innovative. Regole che, di fatto, semplificano e snelliscono le procedure di autorizzazione: basta l’ok della Commissione Ue senza passare per i singoli Paesi. A patto, naturalmente, d’ottenere il via libera definitivo dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), cui spettano verifiche e controlli nel caso di possibili effetti sulla salute umana. Margini strettissimi, comunque, per farne un’industria remunerativa e con un mercato competitivo. Secondo l’Ipiff (Piattaforma Internazionale di insetti per alimenti e mangimi) c’è però chi è andato già oltre: in paesi come Belgio, Olanda, Danimarca e Gran Bretagna esiste un discreto consumo di grilli, mentre il vero business sarà quello di snack e barrette nutrienti per gli sportivi, per i quali c’è una domanda crescente sebbene di nicchia. E persino la Nasa sta studiando nuove formule di “spacefood” proteico a base di insetti commestibili.

Su un piano parallelo, la prossima tappa – e a Bruxelles i tempi paiono maturi – è dunque proprio quella dell’uso degli insetti e del loro potenziale proteico in acquacoltura e allevamenti zootecnici, terreno su cui per Bava e la sua Diptera potrebbero aprirsi vaste praterie. «Stiamo aspettando che in un futuro abbastanza prossimo si sblocchi questa normativa – sottolinea il giovane imprenditore – e in tal modo si possano introdurre tali mangimi prima in acquacoltura e poi negli allevamenti avicoli e suini, mai in ogni caso per i ruminanti».

L’intuizione è così giusta che la conferma arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Animal Feed Science and Technology dai ricercatori della Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), secondo cui gli insetti utilizzati come ingrediente nei mangimi possono sostituire dal 25 al 100 per cento della farina di soia o della farina di pesce, a seconda della specie animale. L’innovazione, insomma, stavolta pare avere la strada in discesa. O quasi: «Se l’impianto darà i risultati che speriamo – conferma il numero uno di Diptera – siamo pronti a passare alla fase successiva con un impianto capace di produrre migliaia di tonnellate e con tutte le autorizzazioni necessarie». Diptera ha appena lanciato l’aumento di capitale ed è «in trattativa con alcuni investitori», mentre la mosca soldato nera non vede l’ora di mettersi all’opera. Peccato che alle sue larve non spunteranno mai le due ali, ecco il significato etimologico di Diptera, per poter spiccare il volo. Ma questo, per il nostro allevatore di mosche, è davvero un particolare trascurabile.

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