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Eppur si muove
Trump e il muro che c'è già. I fatti, anno per anno
Il Muro della vergogna, o El Bordo

Trump ha dato l’annuncio: firmerà due ordini esecutivi per un colpo sul versante dell’immigrazione, e quindi per la costruzione del muro al confine col Messico. Il Muro, però, c’è già. Il fact checking di Affari Italiani. 

 

La linea della frontiera tra Stati Uniti e Messico si estende per 3145 km: dalla costa del Pacifico al Golfo del Messico. Tutto inizia nel 1986. L'immigration Reform and Control Act (IRCA) - meglio nota come legge Simpson-Mazzoli, presidente Reagan - dà una prima severa stretta. Poi nel 1990, George W.  Bush (padre), con la strategia «prevenzione tramite deterrenza», fa erigere sbarramenti e ostacoli di piccola entità sul confine. E solo nel 1988, il Border Patrol (l'agenzia federale di frontiera) cattura oltre un milione di persone che cercano di raggiungere gli Usa. Intorno alla metà degli anni '90, però, con 10-12 milioni di stranieri irregolari centroamericani che chiedono di essere regolarizzati, e una pressione costante sul confine, gli Stati Uniti – in subbuglio tra conservatori, progressisti e imprenditori allettati dall’opportunità di manodopera a basso costo ma pure intimoriti per le tensioni in casa propria – avviano tre operazioni congiunte: Hold-the-Line in Texas ('93), Gatekeeper in California ('94), Safeguard in Arizona ('94). Segue Rio Grande in Texas ('97). Obiettivo: la costruzione di una barriera di sicurezza. Alla fine del' 93 la zona tra San Diego e Tijuana viene tagliata da una lastra di metallo alta 3 metri e lunga 22,5 km. Poi, compaiono recinsioni semplici (68 km) e multiple (8 km). E gli agenti aumentano a 8200 unità. Mentre raddoppiano in California (da 980 a 2264). Di fatto, il confine viene militarizzato. Chi firma i decreti? Bill Clinton. 

La fortificazione, però, coincide con l'entrata in vigore del Nord American Free Trade Agreement (Nafta), l'accordo commerciale che sposta gli equilibri demografici interni al Messico, così come incentiva l'immigrazione verso gli Stati Uniti. E i flussi continuano. Nel 1996, il Congresso vota e Clinton appunta, l’Illegal Immigration Reform and Immigrant Responsibility Act (IIRIRA), che introduce nuove procedure per la deportazione degli immigrati illegali, il reclutamento annuale per cinque anni (1997-2001), mille nuovi agenti e, limitazioni di ingresso con ulteriori restrizioni sull’ammissione all’istruzione superiore e ai programmi di Welfare. Secondo la nuova legge, anche i crimini minori (come il furto in un negozio) possono valere la deportazione. Ma non basta. Così tra il settembre e l’ottobre del 2006, con il Secure Fence Act - ovvero la legge HR 6061 - arriva il grande ampliamento fino a 1126 km. La proposta viene approvata dalla Camera dei rappresentanti con votazione di 283 voti a favore e 138 contrari. Poi passa al Senato, per la conferma. Tra gli 80 sì (a dispetto dei 19 no) ci sono pure 25 democratici: di questi un volto noto come Hillary Clinton, e uno sconosciuto senatore dell'Illinois, Barack Obama. Chi firma la legge? George W. Bush (figlio)

I lavori procedeno fino al 2010. Non senza intoppi: come quando una ditta di costruzione viene beccata a utilizzare operai irregolari e multata per milioni di dollari. In quell’anno, con Obama presidente, la frontiera conta 20 mila agenti. Poi, nel maggio del 2011, in un discorso a El Paso (Texas) sulla riforma dell'immigrazione, Obama dichiara che la barriera è «praticamente completa»​. Congelando i fondi dell'HR6061, malgrado le proteste dei repubblicani. Attualmente esistono circa 1000 km di barriere. Una muro (o una muraglia) di lamiera metallica, per lo più disomogeneo, alto dai 2 ai 4 metri. Intense illuminazioni, sensori elettronici, strumentazioni per la visione notturna, sistemi di vigilanza permanenti, veicoli, droni ed elicotteri militari. Viene chiamato dai messicani  «El bordo», o, specie nella zona tra Tijuana e San Diego, il «muro della vergogna». Da una parte e dall’altra della frontiera sorgono città da sempre legate da rapporti economici. Le «città gemelle»: San Diego e Tijuana, appunto, o ancora Calexico e Mexicali, El Paso e Ciudad Juarez, Laredo e Nuevo Lardo. Nondimeno «El Bordo» è il simbolo dell’imponente transumanza dal sud (povero) al nord (ricco). Un fenomeno difficilmente arginabile, e carico di storie umane. O anche criminali. Circa 500 mila migranti clandestini  all’anno varcano il muro – in qualche modo, e in ogni modo.

Per gli Stati Uniti restano un problema. Al dicembre 2014, le «deportazioni» di illegali toccavano quota 2 milioni e 427 mila. Un record siglato da Obama: che nel giro di cinque anni ha espulso più persone di quante il predecessore, Bush, ne abbia rispedite al mittente in otto (2 milioni e  12 mila). Tant’è che i gruppi per i diritti civili degli immigrati accusarono il marito di Michelle di aver tradito le promesse elettorali. L’applicazione delle leggi vigenti, infatti, è diventata più dura. Il confine più sorvegliato. E alla fine del 2015 i «deportati» sono stati 2,5 milioni. Obama si era impegnato ad autorizzare – e inasprire - le deportazioni solo per i responsabili di «reati criminali», o «gravi reati». Ma nel 2012, per esempio, secondo quanto riportato dalla Stampa, appena il 14 per cento dei 500 mila espulsi rientrava nella categoria. E con il fallimento della riforma che avrebbe regolarizzato 5 milioni di posizioni (soprattutto minori o famiglie con figli nati negli Stati Uniti), non approvata dalla Corte Suprema nel giugno 2016, di Obama, oggi, si ricorda più il bastone che la carota. 

Trump, dunque, dal nulla, non può costruire nessun muro. Non inventerebbe niente di nuovo rispetto ai predecessori. E anzi andrebbe a completare proprio il progetto che Bush (padre) e Clinton (Bill) attuarono per primi. E che poi Bush (figlio) estese in pompa magna col voto di Clinton (Hillary) e lo stesso Obama. Nel 2015, intanto, il Border Patrol (il cui bilancio, in 10 anni, è salito a oltre 10 miliardi di dollari) dispone di 18 mila agenti. Se nel 2000 sono state arrestate 1,6 milioni di persone, nel 2008 erano 705 mila e negli ultimi anni la cifra si è stabilizzata intorno ai 400 mila. Tuttavia la migrazione clandestina persiste. E la frontiera Messico-Usa rimane una delle più attraversate al mondo.

Come e con quali risorse (10 miliardi? 20?) Trump vorrà ampliare e/o fortificare il muro? Costato già parecchio. E quanto è realistico  l’intento di scaricare (in parte o tutti) gli oneri sul Messico del presidente Enrique Peña Nieto? Queste le domande. Per il resto, almeno in Italia, c'è da ascoltare l’ex-premier Matteo Renzi. Che in un’ intervista del 14 novembre a Radio Montecarlo, passata in sordina perché fuori dal coro sdegnato per l’America di Trump, disse: «Non diamo un giudizio da Italietta: quel muro c'è da più di 20 anni. Può non piacere, ma è cosi». Trump, però, non piace, e del muro (che c'è già) ci si dimentica facilmente.

 

 

  • Eppur si muove. Galileo, nel 1633, davanti l’Inquisizione, non lo disse mai. L’avrebbe fatto, scrisse Montanelli, se solo avesse potuto. Tempo fa un amico mi ricordava che quando lo scienziato pisano viaggiava per mostrare come funzionasse il cannocchiale, c’era chi, tra professori e dotti studiosi, e non di rado cardinali, rifiutava di ascoltarlo: facendolo, sapevano che avrebbero stravolto qualcosa in cui volevano continuare a credere. Questo blog di Affari Italiani, senza pretese, vuole costringere a guardare. Coi fatti, e i numeri. Sarà sempre schierato coi «poteri forti» (se i fatti, e i numeri, lo permetteranno). O dall’altra parte della barricata. Il Tribunali del popolo restano lettera morta (per ora) e l’Inquisizione non esiste più (per fortuna). L’occasione, quindi, è quella giusta. 

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