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Il futuro in pillole
Humai: resurrezioni... entro 30 anni

 

Fin dall’alba dei tempi, l’uomo avrebbe voluto sfidare la morte.

necronomicon
 

Il Necronomicon, i riti vudù, il misticismo, l’alchimia, la magia nera, sono solo alcune delle modalità con cui nei secoli abbiamo voluto fantasticare su questo desiderio.

Forse è la stessa paura che ci spinge a sfidare la nera mietitrice, forse è la nostra necessità di avere una risposta, o meglio, di evitare una risposta come “annegheremo in un bianco candore impalpabile”, “verremo dimenticati”.

Così da sempre ci siamo posti il problema di superare questo scoglio, spesso farneticando, e ben poche volte pensando razionalmente.

Appena ho letto le notizie che vi riporterò oggi ho subito pensato a due ricerche antecedenti a questa (no, non parlo dei 34 pratici consigli su come diventare un mago provetto): Il trapianto di testa ed il teletrasporto quantico.

Entrambe le ricerche hanno enormi limitazioni ed una radice dei propri problemi in comune: cosa “diventa” l’essere così generato?

Nel primo caso per esempio mi chiedo se una volta che ti trapiantano la testa, tralasciando la speranza che il tuo “corpo destinazione” sia molto più sexy di quello di partenza, continui ad essere ciò che eri o meno.

Voglio dire, che cosa succede esattamente? “Riprendi la partita” come in un videogioco?

Oppure sei una nuova persona che semplicemente ha dei “vecchi input”?

Nel secondo caso invece il problema è leggermente differente: teletrasportare un atomo, o una particella, fondamentalmente vuol dire ricreare condizioni per cui “ri-costituisco” quello stesso stato atomico in un altro luogo (non entrerò nel merito più di così perché dovremmo aprire un’enorme parentesi sull’effetto di Entanglement Quantistico ed in generale sulla meccanica dei quanti).

Ora, posto che noi siamo una massa di atomi, cosa succede se riproduco me stesso, atomo per atomo, in un altro luogo?
Sarò la stessa persona? Oppure che ne so, gli atomi che compongono i miei neuroni saranno uguali ma legati in maniera diversa? Il nostro cervello purtroppo non funziona a singoli neuroni, ma anche a mappe mentali e concatenazioni (di eventi/concetti e via dicendo).

I nostri neuroni infatti sono differenti dalle nostre “connessioni neurali”, dunque, due individui con gli stessi neuroni e connessioni differenti, potrebbero ragionare in maniera completamente diversa.

Dunque come avviene il processo? E’ davvero possibile trovare una scappatoia al concetto di morte?

Evidentemente queste domande se la sono posti anche quelli di Humai(Human Resurrection Through Artificial Intelligence), una compagnia tecnologica australiana che pianifica di mettere a disposizione di tutti il Sacro Graal entro 30 anni da ora.

bocanegra
 

Josh Bocanegra in un’intervista con “Australian Popular Science” dichiara “per prima cosa, prima che il soggetto muoia, collezioneremo estensivamente dei dati sul nostro affiliato attraverso delle applicazioni che stiamo sviluppando. Dopo la sua morte, congeleremo il cervello usando la tecnologia criogenica. Una volta che la tecnologia sarà definitivamente sviluppata impianteremo il  cervello in un corpo artificiale. Le funzioni del corpo artificiale verranno controllate dai pensieri attraverso meccanismi di misurazione delle onde cerebrali. Inoltre, poiché il cervello invecchia, utilizzeremo delle nanotecnologie per riparare e migliorare le cellule cerebrali”.

Le tipologie di dati immagazzinati saranno relativi a capacità e stili di conversazione, patthern comportamentali, processi di pensiero e informazioni su come il corpo funziona anche “da dentro”.
Verranno inoltre introdotte anche informazioni relative alla storia ed esperienza personale.

Insomma, ciò che ci stanno dicendo è che le reti neurali sono arrivate ad uno sviluppo tale da permettere di ricreare efficacemente la mente umana? A quanto pare sì.
 

human brain project
 

Visti gli avanzamenti del progetto BRAIN e del progetto “genoma umano” era prevedibile che ricerche di questo tipo sarebbero arrivate all’essere sperimentate in tempi relativamente brevi (appunto, 30 anni).

Josh Bocanegra sorprende anche per la sua pungente ironia: alla domanda “Perché combattete la morte”, risponde “ non vedo questa ricerca come cercare di sconfiggere la morte. La penso più in termini di rendere la morte opzionale. Non potrei pensare a nessun motivo per il quale qualcuno vorrebbe morire, ma rispetto i loro desideri”.

L’illuminato si rivela anche essere l’investitore di maggioranza della sua azienda, ma dichiara anche che cercherà fondi nei prossimi mesi (d’altra parte per una ricerca che durerà 30 anni ce ne vogliono di dindi).

Il team di ricerca per ora è composto da sole 5 persone. Due esperti di intelligenza artificiale, un esperto di bionica e sensori, uno di A.I. e nanotecnologie, ed infine un “ambasciatore” che abbia lo scopo di educare gli interessati (tutti) a proposito della ricerca.

Il progetto si preannuncia una sfida colossale.

L’uomo che cerca di scalare ancora una volta l’Olimpo.

Devo ammettere che personalmente sono entrato in modalità fiato sospeso/fiato sul collo, anche se non saprei dire quale delle due prevalga.

Al solo pensiero che qualcuno possa essere così ambizioso da intraprendere un cammino del genere essendo in un team di sole cinque persone quasi svengo.

Nonostante questi ricercatori siano un poco megalomani, tutto sembra promettere bene, e, nonostante il sito ancora non rechi nessuna informazione, è palese che del lavoro stia venendo svolto.

Non vorrei illudervi, ma io credo che, contando il fatto che ogni anno la mole di scoperte cresce a livello esponenziale, trent’anni da ora siano una stima perfino pessimistica dei tempi entro cui la ricerca potrebbe essere  finita.

Che dire, potrebbe esserci un finale migliore di un “game over -> replay?”.

Ancora non so da che parte schierarmi, ma fatico a dimenticare l’idea di venire seppellito tenendo un seme tra le dita per dare vita ad un albero.

Infatti non è per nulla detto che scelga l’opzione vita eterna in silicio..

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