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Il cruscotto

CRISI – INSOLVENZA – INDICATORI - INDICI

Angelo2
 

Venerdì 18 ottobre scorso, presso il teatro Ariosto di Reggio Emilia, si è tenuto un convegno sulla “RIFORMA DEL FALLIMENTO E CRISI D’IMPRESA”.

Prestigiosi Giudici, Commercialisti ed Avvocati hanno relazionato sul CODICE DELLA CRISI E DELL’INSOLVENZA (CCII).

Moltissimi sono gli argomenti che vorrei portare all’attenzione dei lettori di questo blog, ma ragioni di spazio mi impediscono di farlo, anche se mi riservo, come ho sempre fatto, di rispondere alle domande che mi vengono rivolte nei limiti delle mie conoscenze.

Particolare attenzione è stata posta sulla definizione di crisi” e di “insolvenza”.

L’art. 2 del CCII definisce:

  • «crisi»: “lo stato di difficoltà economico-finanziaria che rende probabile l'insolvenza del debitore, e che per le imprese si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate”;
  • «insolvenza»: “lo stato del debitore che si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni.”

Queste definizioni aprono a particolari riflessioni.

Il vocabolario Treccani al vocabolo «crisi» da il seguente significato «scelta, decisione, fase decisiva di una malattia – oppure - lo stato morboso o fenomeno fisiologico», mentre il CCII definisce «crisi» qualcosa a divenire che si manifesta attraverso l’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici.

A questo nuovo significato che gli imprenditori devono attenzionarsi.

Crisi non è più qualcosa che si è manifestata, bensì una potenziale situazione intercettabile dall’inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici.

Per «insolvenza», invece, deve intendersi una “CRISI IRREVERSIBILE”, a differenza della prima che è una crisi potenziale.

Porto all’attenzione di chi mi legge che lo stato di insolvenza assume particolare rilevanza allorquando è giunta segnalazione all’OCRI (ORGANISMO DI COMPOSIZIONI DELLA CRISI D’IMPRESA) ed il debitore non si comporta come per legge.

In questo caso l’Organismo, se ritiene che gli elementi acquisti rendano evidente la sussistenza  di uno stato di insolvenza del debitore, lo segnala con relazione motivata al referente che ne da' notizia al pubblico ministero presso il tribunale competente, con la consequenziale apertura di una procedura concorsuale.

Altro argomento interessante è stato il tema sulla differenza tra indicatori e indici”.

Evidenzio che i due termini non sono sinonimi, in quanto i primi trovano la loro definizione nella prima parte del comma 1 dell’art. 13 del CCII:

Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario,  rapportati  alle  specifiche caratteristiche dell'impresa e dell'attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di  costituzione e di inizio dell'attività”

mentre i secondi sempre nel comma 1 dello stesso articolo:

“rilevabili  attraverso  appositi  indici  che  diano evidenza della sostenibilità dei  debiti  per  almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l'esercizio in corso”.

Ogni intervento dei relatori è stato scandito da una “clessidra”  con un tempo stimato in circa 20/25 minuti.

Tutti i relatori, insieme al moderatore, hanno condiviso uno stesso pensiero e cioè che Il codice della crisi e dell’insolvenza, sia nella parte pre che in quella del sovraindebitamento, concordato e liquidazione impone una conoscenza multidisciplinare che obbliga ad una sorta di "gemellaggio" tra commercialisti ed avvocati, i quali, per formazione didattica e professionale sono carenti in alcuni punti, e che, inevitabilmente, devono fondersi in una unica competenza onde poter affrontare le diverse problematiche del CCII.

Tutto questo deve essere affrontato nella gestione ordinaria dell’azienda e non soltanto all’insorgere di una potenziale crisi o addirittura di una insolvenza.

Il mio personale pensiero, sulla evoluzione delle professioni è che in futuro conosceremo delle nuove figure che racchiudono in capo alla stessa persona le conoscenze sia giuridiche (tipiche degli avvocati) sia economiche/finanziarie/gestionali (tipiche dei commercialisti ed esperti contabili), come già avviene per altrei settori.

Forse assisteremo alla fusione della facoltà di “economia” con quella di “legge” creandosi, così, la facoltà di “econolegge” (a ciò è dedicata l’odierna vignetta).

vign. 20 0tt.LEG
 

Potete inviare i Vostri quesiti a: angelo@andriuloweb.it

Oppure all’Associazione culturale “Per saperne di più”: info@persapernedipiu.it

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