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Nuovi parametri per la nomina dell'organo di controllo e revisore nelle Srl

NUOVI PARAMETRI PER LA NOMINA DELL’ORGANO DI CONTROLLO O REVISORE NELLE SRL

 

Angelo2
 

Il D. L. 32 del 18 aprile 2019 (cosiddetto “sblocca cantieri”) è stato convertito in legge e si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

L’argomento odierno riguarda la modifica dei parametri per la nomina dell’organo di controllo o del revisore nelle società a responsabilità limitata.

 

 

La norma in vigore

“L’art. 379 “nomina degli organi di controllo” del D. Lgs 14/2019 (codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza) pubblicato in G. U. lo scorso 14 febbraio al primo comma dispone:

1. All'articolo 2477 del codice civile il secondo e il terzo comma sono sostituiti dai seguenti:

«La nomina dell'organo di controllo o del revisore è obbligatoria se la società':

a) è tenuta alla redazione del bilancio consolidato;

b) controlla una società obbligata alla revisione legale dei conti;

c) ha superato per due esercizi consecutivi almeno uno dei seguenti limiti:

1) totale dell'attivo dello stato patrimoniale: 2 milioni di euro;

2) ricavi delle vendite e delle prestazioni: 2 milioni di euro;

3) dipendenti occupati in media durante l'esercizio: 10 unità.

L'obbligo di nomina dell'organo di controllo o del revisore di cui alla lettera c) del terzo comma cessa quando, per tre esercizi consecutivi, non è superato alcuno dei predetti limiti.» “

 

vignetta art. 7
 

Le modifiche

Fermo restando l’obbligo di nomina in caso di redazione del bilancio consolidato o di controllo di una società obbligata alla revisione legale dei conti, le modifiche ai parametri apportate in sede di conversione del citato D. L. 32/19 all’art. 379 del CCII per l’obbligatorietà della nomina dell’organo di controllo o del revisore sono:

  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: 4 milioni di euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni: 4 milioni di euro;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: 20 unità.

La stampa specializzata ha evidenziato anche modifiche circa la decorrenza dei  nove mesi previsti dal 3° comma dallo stesso art. 379, ma personalmente non mi sento di approfondire tale argomento se non dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

SUGGERIMENTI

L’argomento odierno ha il solo scopo di attirare l’attenzione di tutti i lettori di questo blog che sono interessati alla nomina dell’organo di controllo o del revisore su ciò che sta accadendo.

Lo scorso 22 aprile ho pubblicato l’articolo intitolato “il dilemma sulla nomina del revisore”, ove esprimevo la mia contrarietà alla nomina dell’organo di controllo o del revisore in sede di approvazione del bilancio 2018.

Rispettando il pensiero di chi fosse per la nomina (anche perché la norma lo consentiva), le cui ragioni ritenevo e ritengo validissime, potevano essere prese in considerazione se vivessimo in un paese diverso dal nostro.

L’essere diligenti, solerti, precisi, accorti sono dei principi nei quali credo fermamente, ma, a causa di una legislazione poco accorta, frettolosa, incurante delle ricadute sui cittadini, inducono ad aspettare sempre l’ultimo momento per ottemperare a tutto ciò che è obbligatorio per legge.

Professionalmente sono un figlio della riforma del 1973 – epoca in cui fu abolita l’IGE e la Vanoni per essere sostituite con l’IVA E L’IRPEF.

Sin da allora ho sentito affermare milioni di volte, anche da autorevoli rappresentanti delle Istituzioni, che il rapporto con il cittadino doveva essere posto su basi diverse, di reciproca fiducia, che i diritti dovevano equilibrarsi con i doveri, ma………

Non è possibile cambiare le regole durante la corsa.  Bisogna pensarci prima.

Qualcuno obietterà “meglio tardi che mai”.

Il citato art. 379 è entrato in vigore lo scorso 16 marzo lasciando spazio fino al 16 dicembre p. v. per ottemperare.

Gli amministratori più DILIGENTI hanno pensato di procedere alla nomina in sede di approvazione di bilancio 2018 in quando si erano posti il problema delle difficoltà che avrebbero incontrato i professionisti nominati per poter effettuare, adeguatamente e in brevissimo tempo, i controlli di legge su tutto il 2019 (anche perché, in conclusione, l’oggetto del controllo si sintetizza nella relazione al bilancio).

Tale ragionamento, validissimo e addirittura encomiabile, ha indotto alcuni amministratori di mia conoscenza (ma credo che ce ne siano stato molti altri) in primis ad adeguare lo statuto alla norma, in secundis ad effettuare le nomine, sopportandone i relativi costi.

Anche i nominati hanno dato il via alle operazioni di rito.

Orbene, il raddoppio dei parametri esclude quei soggetti che rientrano nel “range”:

  • totale dell’attivo dello stato patrimoniale: da 2 a 4 milioni di euro;
  • ricavi delle vendite e delle prestazioni: da 2 a 4 milioni di euro;
  • dipendenti occupati in media durante l’esercizio: da 10 a 20 unità.

Cosa fare a questo punto?

E’ a loro che è dedicata la vignetta odierna.

CONCLUSIONE

Lo scorso 10 gennaio il Consiglio dei Ministri, in esame definitivo, ha licenziato il decreto legislativo con il quale, attuando specificamente la Legge 19 ottobre 2017, n. 155, ha immesso nell’ordinamento giuridico il nuovo “Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza”.

La pubblicazione in G. U. è del 14 febbraio 19.

Il 18/4/19 i parametri per la nomina sono stati variati per essere approvati definitivamente nel corso del mese corrente in attesa di pubblicazione.

Una domanda nasce spontanea:

“perché non si è pensato prima quale sarebbe stata la ricaduta che l’art. 379 avrebbe avuto sulle PMI e forse tutto il D. Lgs 14/19 nel suo complesso?”

Aver raddoppiato i parametri non risolve il problema perché, carissimi lettori, non è la nomina dell’organo di controllo o del revisore il punto focale, anche se importante, bensì l’assetto organizzativo e le misure per intercettare la possibile e probabile crisi.

Spostando l’ordine degli addendi il risultato non cambia, in quanto, se le aziende che ricadono nel “range” 2/4 o 10/20 non sopporteranno il costo per l’organo di controllo o del revisore, dovranno pagare i consulenti per assolvere agli obblighi imposti dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza e che, forse, la presenza di un professionista terzo avrebbe garantito maggiormente.

Vi sarei grato se mi comunicate il Vostro pensiero..

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