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1948. Attentato a Togliatti. In libreria "Il Fattaccio di Via della Missione"

"Il Fattaccio di Via della Missione" è un bel libro scitto da Graziella Falconi che ricostruisce con molti documenti interessanti provenienti dalla Fondazione Gramsci, dal Ministero degli Interni e dalla Camera dei Deputati, l’attentato a Palmiro Togliatti avvenuto 70anni fa, il 14 luglio 1948. Un episodio che si colloca nella storia del nostro Paese e che assume anche un significato particolare per l’Italia di allora.  

potecchi
Alessia Potecchi

Alessia Potecchi, Presidente dell'Assemblea del PD di Milano, ha presentato il libro durante la Festa dell'Unità. Riportiamo qui i suoi commenti.

LO SCENARIO INTERNAZIONALE

Lo scenario internazionale muta radicalmente nel 1947 – 48. Finisce in Occidente l’unità antifascista, il mondo si spacca in due Occidente ed Oriente, America e Russia si contrappongono. Churchill accusa l’Unione Sovietica di costruire una cortina di ferro per spaccare in due l’Europa. Si frantuma il fronte antifascista prima in Francia e poi in Italia. Nel 1947 De Gasperi rompe con i socialisti e i comunisti che passano all’opposizione. La nuova Costituzione viene approvata nonostante tutto ed entra in vigore il 1 gennaio 1948. Togliatti dirà “Siamo fuori dal Governo ma siamo dentro la Costituzione” Il 18 aprile alle prime elezioni politiche inaspettatamente la DC conquista la maggioranza assoluta. Il Fronte Popolare (comunisti e socialisti assieme) che aveva ottenuto nel 1946 alle elezioni per la Costituente un ottimo risultato raggiunge appena il 30%.

L'ATTENTATO

“Vidi cadere Togliatti a terra… mi inginocchiai… mi gettai d’istinto sul suo petto e forse questo gesto fece deviare all’ultimo istante la mira dell’assassino": così Nilde Jotti, giovane deputata e compagna del leader comunista, ricorda quando, alle 11 e 30 del 14 luglio 1948, nella semideserta via della Missione, la stradina che costeggia palazzo Montecitorio, vide accasciarsi il segretario del PCI uscito con lei da una porta secondaria. I quattro proiettili sparati da una rivoltella calibro 38, pur avendo centrato Palmiro Togliatti in punti nevralgici, per fortuna erano di materiale così scadente che non furono mortali.

Alle prime notizie dell’attentato a Togliatti scatta spontanea la reazione in tutto il paese in particolare nel centro nord. A Roma al Policlinico arriva Nenni: applausi e saluti a pugno chiuso. Tra gli altri arriva Alcide De Gasperi da Trento ove sua figlia sta partorendo. E’ stravolto. Una popolana grida “ecco il capo degli assassini”. Giuseppe Di Vittorio, Segretario Generale della CGIL unitaria, non c’è, è in viaggio negli USA. La CGIL cerca di riprendere il controllo della situazione proclamando lo sciopero generale a tempo indeterminato. Comizi e manifestazioni di protesta si svolgono in tutto il mondo. In Francia vengono nei cortei celebrativi della presa della Bastiglia portati numerosi ritratti di Togliatti. Anche a New York, Sofia, Calcutta, Berlino, Stoccolma, Città Del Capo, si svolgono manifestazioni di protesta. La stampa indipendente francese e inglese stigmatizza l’attentato, invita il Governo De Gasperi a liberare definitivamente il popolo italiano dal timore della rinascita fascista e dei metodi fascisti.

RISCHIO DI GUERRA CIVILE

In tutto il Paese avvengono molti incidenti. Ci sono scontri, feriti e morti tra le forze dell’ordine e i dimostranti. Il Governo fronteggia con decisione la situazione. De Gasperi e il Ministro degli Interni Mario Scelba, temono un colpo di stato dei comunisti, come è avvenuto pochi mesi prima a Praga e prima ancora in Grecia. Longo, come scrive Graziella Falcone, ricorda che il PCI temeva un colpo di Stato della DC e di Scelba e per questo i comunisti si erano organizzati per difendersi. Insomma una situazione particolare che poteva precipitare in una vera e propria guerra civile.

Togliatti non perse mai conoscenza, si riprese e, come è ricordato dalla Iotti, si raccomandò di mantenere la calma. Era la sua strategia. Conosce gli accordi di Yalta. E’ convinto che il PCI deve svolgere un’azione progressiva senza ricorrere alla violenza. Mi ricordo al riguardo un episodio che mi ha molto colpita : quando nel 1947 venne sostituito il Prefetto di Milano Fausto Troilo, una straordinaria figura di antifascista, Pajetta occupò la Prefettura e telefonò a Togliatti a Roma. “Palmiro abbiamo occupato e preso la Prefettura”, Togliatti gelido gli risponde “Bravo e ora che ci fai?”

IL LIBRO E LE TESTIMONIANZE

COVER IL FATTACCIO

Il libro è molto bello perché mette insieme molti documenti interessanti per gettare luce su quel periodo così controverso e su quel contesto politico che andava delineandosi. Vorrei evidenziare la bellezza di alcuni di questi documenti molti poco conosciuti e addirittura inediti.

Il telegramma di Stalin, è poco conosciuto. Gorresio sull’Europeo scrisse: “I comunisti spaventati dal telegramma di Stalin, spaventarono il paese per 48 ore.” Graziella Falconi lo riposta, eccolo: “Il Comitato Centrale del PCUS è indignato per il brigantesco attentato contro la vita del capo della classe operaia e di tutti i lavoratori d’Italia, il nostro amato compagno Togliatti. Il Comitato Centrale del PCUS è contristato dal fatto che gli amici del compagno Togliatti non siano riusciti a difenderlo dal vile attentato a tradimento.” Graziella Falconi cita nel suo libro Marcella e Maurizio Ferrara che ricordano che Togliatti prima di sprofondare negli effetti della anestesia effettuata per l’operazione, comincia a recitare in latino una frase di Spinoza che il Prof. Frugoni completa : “Sedulo curavi humanas actiones non ridere, non lugere, neque detestari, sed intelligere” l’equivalente tradotto per Secchia e per Longo “Non fate fesserie.”

Graziella Falconi ricorda una intervista di Nilde Iotti (Corriere della Sera 12 agosto 1989). Rita Montagnana con Aldo, il figlio di Togliatti, arriva a Roma  grazie all’aereo personale del Rag. Vittorio Valletta il quale alla richiesta dei membri comunisti della Commissione Interna alla FIAT rispose: ”si accomodino, il PCI non si fida né di De Gasperi né di Scelba, non si fida del Governo, si affida, come se fosse un episodio di Don Camillo e Peppone al nemico della classe operaia : Valletta.” Ed ancora nel libro si ricorda che Valletta è sequestrato dai sindacalisti della FIOM, Scelba vuole fare intervenire la polizia. Valletta lo dissuade. Al processo testimonierà a loro favore scagionandoli dal reato di sequestro, dirà che era rimasto di sua volontà. Verranno assolti. Valletta però li licenzierà accusandoli di aver violato le norme disciplinari.

Ancora un’altra testimonianza. La Iotti dice a Secchia “Se Togliatti muore qualcuno deve pagare. La gente che protesta ha ragione non dobbiamo fermarla.” Secchia le risponde : “Bisogna controllare il movimento.” La Iotti insiste ”Si salvo che lui non muoia”. “No” risponde Secchia “anche se muore, se l’insurrezione è un errore lo è qualsiasi sai l’esito dell’operazione.” Ricorda Graziella Falcone con bonaria ironia che Indro Montanelli racconta nella sua Storia d’Italia, che al ricevimento della parcella del prof. Valdoni alquanto salata, Togliatti effettuando il pagamento disse : “eccole, professore, il saldo, ma è denaro rubato.” Valdoni, cattolico, medico di Giovanni XXIII, rispose: ”Grazie per l’assegno ma la provenienza dei soldi non mi interessa.”

Lo sciopero generale accelera la scissione della CGIL. La situazione era già compromessa. La contrapposizione tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica determina via via una serie ininterrotta di contrasti, di rottura di effimeri e provvisori compromessi. Nel 1947 si si scinde il Partito Socialista, escono dal partito i Socialdemocratici con Saragat, il congresso della CGIL nel 1947 archivia la segreteria generale paritetica tra comunisti, socialisti e democristiani e nomina Giuseppe Di Vittorio segretario generale unico. I comunisti ottengono il 54% dei voti al congresso della CGIL, il sindacato si divide clamorosamente sul Piano Marshall, sempre più spesso sui temi rivendicativi la gestione della CGIL non riesce più ad essere unitaria. Lo sciopero generale a tempo determinato per l’attentato a Togliatti rompe il sindacato e si costituiscono prima la CISL, poi la UIL, poi la CISNAL. Giuseppe Di Vittorio e Fernando Santi fecero di tutto per salvare l’unità sindacale, non ci riescono. Ma tutto non è perduto : i sindacati via via riprendono il bandolo dell’unità. Impareranno a marciare divisi per colpire uniti.   

L'ATTENTATORE

Veniamo alla figura di Pallante, autore dell’attentato a Togliatti che sconterà pochi anni di carcere, ha 19 anni nel primo grado di giudizio, ridotta a 13 in appello, a 6 in Cassazione, a 5 anni grazie all’amnistia. E’ una figura controversa, un personaggio che aveva frequentato ambienti, partiti e movimenti di destra come la destra liberale, Uomo Qualunque. Vedeva e viveva la politica per migliorarsi socialmente. Il successo non arriva e la notorietà la raggiunge solo con l’attentato a Togliatti. Dice di avere agito da solo senza alcun supporto perché voleva uccidere una persona asservita allo straniero che incitava all’odio e alla guerra civile. La stampa, la magistratura, gli inquirenti e in un certo senso anche il PCI considerano l’attentato come un episodio inconsulto di una persona che non ha complici né ispiratori.

Pallante non ha mai parlato. E’ praticamente scomparso dalla scena. Il 14 maggio 2018 si è fatto improvvisamente vivo. E’ apparsa una sua intervista su Il Giornale. Leggendola ci si rende conto che permangono molti dubbi. E’ netta l’impressione che chi più chi meno ha concorso a insabbiare le indagini. Pallante nell’intervista parla di sé. Ha ora 95 anni. E’ lucido. Racconta alcuni fatti inediti. E’ figlio di una guardia forestale. E’ stato in seminario a Cassano dello Ionio. E’ stato espulso per avere aggredito il rettore. E’ un giovane scapestrato. Un giorno nell’estate del 1943 in modo fortuito con un colpo di moschetto interrompe le comunicazioni telefoniche dell’esercito italiano. Sbarcano gli americani in Sicilia e il colonello Charles Poletti gli regala 1000 lire. Nel dopoguerra frequenta diversi partiti. E’ anticomunista viscerale. Odia Togliatti. Compera la pistola al mercato nero per 250 lire. Poi per 25 lire acquista 5 proiettili. Viene a Roma. Colpisce Togliatti. Viene subito arrestato, viene portato in Questura. Ippolito lo sente e gli chiede di firmare un verbale già compilato ove è scritto: “ho voluto vendicare la morte di molti fascisti.” Si rifiuta. Chiede di cambiare la frase precisando “ho voluto vendicare gli italiani uccisi.” Ottiene la modifica. Firma il verbale. Ricorda che quando era in carcere a Noto dall’Argentina arrivarono un sacco di soldi. Li mandava Evita Peron. Conclude l’intervista: “sono contento che Togliatti non sia morto. Gli ho dato una lezione ma ho evitato di portarmi sulla coscienza per tutta la vita il peso di un omicidio.”

autrice

 

Graziella Falconi
Giornalista, esperta di formazione politica e di storia delle donne, si è anche occupata di cultura, e in particolare di teatro e letteratura. Tra le sue recenti pubblicazioni ricordiamo Oh, bimbe! Le ragazze di Adriana (2013) e Una magnifica ossessione. La vocazione pedagogica del Pci (2016).

 

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