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Imprese e Professioni
Avv. Alessandro Bastubbe.Tenacia e competenza per risolvere la crisi debitoria

La soluzione arriva con le competenze giuste. Ma la soluzione alla crisi debitoria richiede anche tenacia.

Partiamo da un concetto generale. Non tutti gli imprenditori possono essere sottoposti a fallimento. La legge fallimentare stabilisce determinati requisiti di natura soggettiva e oggettiva, ovvero sono fallibili solamente le imprese private, sia in forma individuale sia in forma societaria, che esercitano un’attività commerciale: semplificando, si tratta di produzione di beni o servizi, intermediazione nella circolazione dei beni, trasporto per terra, acqua, aria oltre a banche e assicurazioni o attività ausiliarie delle precedenti. Restano escluse dalla disciplina del fallimento le imprese pubbliche e le imprese non commerciali, ad esempio quelle agricole. 
Sono esclusi dalla fallibilità anche i piccoli imprenditori, in particolare quelli che impiegano lavoro proprio o dei componenti della famiglia. 

Contestualizzazione

L’attuale situazione economica è caratterizzata da una assenza di ripresa. Ciò è dovuto anche alla diffusa chiusura di piccole attività, alla ridotta capacità di consumo di famiglie e singoli e alla impossibilità per molti di accedere al mercato del credito. Un focus sulla situazione dei piccoli imprenditori, delle imprese agricole e delle famiglie mostra come gran parte di questi soggetti stiano vivendo in una situazione di sovraindebitamento che, se non risolta, impedisce a questi di essere parte attiva del mercato sia quali produttori di beni o fornitori di servizi sia quale semplici consumatori.
E’ oramai diffusa tra i nuclei familiari italiani una situazione di strutturale sovraindebitamento: l’ISTAT lo conferma con dati aggiornati in peggioramento di anno in anno (https://www.istat.it/it/archivio/202338).
Una condizione che riguarda quasi il 30% delle famiglie.

La situazione imprenditoriale è ancora peggiore. Non serve il dato statistico: per rendersene conto è sufficiente osservare quanto accade attorno a noi dove, a parte realtà di eccellenza, il resto del tessuto produttivo stenta ad arrivare a fine anno. Non si può pensare ad una ripresa economica se non viene risanata la posizione debitoria di una miriade di soggetti dalle variegate caratteristiche che compongono il tessuto produttivo e di consumo della nostra società. La soluzione per molti è nella composizione giudiziale delle crisi da sovraindebitamento.

Intervista all'avv. Alessandro Bastubbe

avv1Avv. Alessandro Bastubbe

Chiediamo all'avv. Alessandro Bastubbe del Foro di Pavia, con Studio in Milano e Abbiategrasso, di chiarirci i punti salienti di questa normativa:

"La legge 3 del 27 gennaio 2012 introduce nel nostro ordinamento la possibilità di risolvere giudizialmente le crisi da sovraindebitamento che colpiscono imprenditori non fallibili, imprenditori agricoli, professionisti, ex imprenditori e consumatori, come avete accennato prima. Anzitutto, prima di addentrarci nell’argomento, è utile chiarire che per sovraindebitamento si intende la situazione economica in cui versa una persona che si ritrova ad avere più debiti (tecnicamente obbligazioni scadute) rispetto al patrimonio prontamente disponibile per farvi fronte. E ciò determina l’impossibilità o la grave difficoltà di far fronte ai pagamenti". 

Come si può risolvere questo problema?

"La legge mette a disposizione tre vie di uscita a favore di chi si trova in tale situazione: proposta di accordo ai creditori, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio. Le differenze tra le varie soluzioni dipendono dai requisiti soggettivi. L’accordo può essere proposto ai creditori da un imprenditore o un ex imprenditore. Il piano del consumatore invece è specifico per chi riveste la qualifica di consumatore, vale a dire per chi ha solo debiti al consumo o comunque non contratti per l’attività di impresa o professionale eventualmente svolta. La terza via, la procedura della liquidazione, può essere intrapresa da tutti ed è la soluzione per i casi più critici".

Ci può raccontare qualche caso concreto che ci faccia meglio comprendere come si è potuto ottenere un risultato positivo anche in casi complessi?

"Sì, certo, le posso citare dei casi concreti che sono stati portati a termine recentemente. Il primo che mi viene in mente riguarda una proposta di accordo omologata dal Tribunale di Milano.
La proposta è stata presentata da un ex imprenditore operante nel settore della tipografia, entrato in crisi per via del fallimento del suo principale cliente. All’inizio ha tentato di mandare avanti l’attività ricorrendo a finanziamenti e sperando in tempi migliori. In tale frangente ha sì pagato stipendi ed oneri per i dipendenti, ma allo stesso tempo ha accumulato una massa debitoria con finanziarie, banche ed agenzia delle entrate tale per cui si è ritrovato in sovraindebitamento. Di molti finanziamenti era garante anche la moglie. Decide di chiudere l'attività e trova impiego subordinato così come la moglie. La massa debitoria accumulata dai coniugi ammonta a circa 230.000 euro. Il patrimonio prontamente disponibile è unicamente costituito dall’abitazione di scarso valore commerciale in zona periferica della provincia di Milano. Ciò in quanto gli stipendi percepiti sono funzionali al sostentamento e a quello del figlio maggiorenne convivente con la coppia. Si decide di articolare una proposta di accordo presentata nell’interesse di entrambi che prevede la vendita dell’immobile (che sarebbe stato comunque messo all’asta dai creditori), con il ricavato pagare per intero la Banca che vantava il residuo del mutuo ipotecario acceso per acquisto immobile e per intero quanto dovuto per IVA. Il residuo delle somme vengono stralciate. Il credito di Agenzia della Riscossione pari quasi a 65.000 euro verrà pagato al 3,5% (tre virgola cinque !) e il credito in mano a Banche e Finanziarie per la somma complessiva di circa 120.000 euro verrà pagato al 3%.
La proposta è stata votata favorevolmente da circa il 70% dei creditori (il minino è 60%) . Il Tribunale di Milano con provvedimento del 16.4.2019 ha omologato la proposta di accordo che è così diventata definitiva."

E' veramente eccezionale! Significa che con l'aiuto di un professionista competente si può annullare la grande parte di un debito e pagare legalmente solo in minima parte la somma dovuta?

"Proprio così, come abbiamo visto in questo caso. Di fatto i creditori possono essere pagati in misura estremamente ridotta: anche l’1% può essere sufficiente. Come accaduto in altri casi affrontati. Ma ci sono anche della criticità. Serve massima trasparenza e disponibilità a ricostruire la propria storia degli ultimi anni. Si incontrano molte difficoltà quando il ricorrente non è stato diligente nella presentazione delle dichiarazione dei redditi o nella tenuta delle scritture contabili".

Che cosa succede se questa legge sul sovraindebitamento non viene applicata?

"Un soggetto non fallibile o un consumatore che, in stato di sovraindebitamento, non ricorre alle soluzioni della Legge 3/2012 rischia di rimanere tutta la vita in balia dei creditori senza mai riuscire a diminuire la massa debitoria poiché ogni anno il capitale genera almeno l’8/10% di tasso di interesse moratorio".

Da quanto tempo si occupa di questi aspetti, avvocato?

"Ormai dal 2016 assieme ai colleghi Giuseppe Dellisanti e Susanna Rita Marangoni: vengono affrontati e risolti casi di sovraindebitamento anche molto critici. In questo periodo mi sono reso conto che molte situazioni di sovraindebitamento nascono da una eccessiva trascuratezza o, purtroppo, in una errata previsione, pur in presenza di situazione debitoria elevata, di futuri incassi che però non si concretizzano.
Collaboro altresì con l’Associazione Ripartire che unisce un network di soggetti con professionalità ad hoc."

Contatti
Avv. Alessandro Bastubbe
Abbiategrasso, viale Manzoni 50 e Milano, viale Bianca Maria 17. 
Mail: alessandro_bastubbe@libero.it
Collaboratore di Associazione Ripartire:  www.ripartire.eu

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