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Imprese e Professioni
La LUM School of Management inaugura la nuova sede di Milano con un open day
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C’è grande fermento nel mondo accademico milanese in questo momento. A Università storiche come la Statale, la Bocconi, il Politecnico, la Cattolica, si sono via via affiancate nei decenni nuove realtà private che hanno contribuito ad alimentare quell’humus culturale che la città di Milano ha saputo sempre premiare e valorizzare: lo IULM, la Naba e lo Ied in settori vitali come la comunicazione, il design e il fashion, solo per fare qualche esempio.

Proprio in questi giorni, il 23 ottobre, a Milano presso il Centro Congressi Palazzo delle Stelline arrivano 40 fra le principali Università straniere con l'iniziativa Eduexpos per proporre i loro corsi di studio ai giovani italiani che desiderano un’esperienza formativa diversa. Ma arriva anche ad aprire un nuovo campus milanese un’altra importante realtà accademica del sud Italia.

Del resto tutti sanno che Milano costituisce un punto di riferimento per tutto il Paese in settori trainanti come l’economia e la finanza, la moda, l’innovazione e la tecnologia. Ecco che ora a Milano, proprio nel cuore di quel mondo finanziario che abbiamo appena citato, approda nel modo migliore anche la Libera Università Mediterranea, Lum Jean Monnet, con la sua School of Management e i suoi corsi di Alta Formazione.

ProRettore della Lum Jean Monnet per la Formazione Manageriale Postgraduate, nonché Direttore della Lum School of Management, è il Prof. Francesco Manfredi, che inaugura la stupenda sede di Villa Clerici a Milano oggi 12 ottobre dalle 14.30 in poi.  

A lui poniamo alcune domande per meglio comprendere come si posiziona nel mondo accademico italiano la sua Università.

La School of Management dell’Università LUM Jean Monnet si è distinta in questi anni per il contributo dato al dibattito sulla necessità di un’economia sana, solidale e attenta ai benefici di lungo periodo per la società, che costituiscono le fondamenta di uno sviluppo sostenibile che permane nel tempo e che non è mai frutto di opportunismi di breve periodo. Qual è la vostra posizione?

manfrediFrancesco Manfredi

"E’ inutile che qualcuno ancora si illuda. Da questa crisi, che essendo strutturale non può dirsi ancora risolta, non usciremo tornando a quello che eravamo ed avevamo prima. Questa non è necessariamente una cosa negativa, ma obbliga tutti ad una presa di coscienza forte e a comportamenti coerenti.

La presa di coscienza è che questa non è una crisi economica o “solo” economica. Se così fosse probabilmente sarebbe già superata. Prima di essere economica, essa è una crisi identitaria e valoriale, politica e delle politiche, sociale e culturale dei Paesi occidentali. Sono quattro crisi, delle quali quella economica sarebbe paradossalmente la più facile da affrontare se non ci fossero le altre tre.

Coerentemente con questo assunto, è necessario che si affronti con coraggio il tema del rigetto della cultura tecnicista, che ci ha illuso raccontandoci che con la tecnica, magari quella finanziaria, si sarebbe potuta creare una moderna cornucopia in grado di soddisfare qualunque bisogno, e che invece ha portato solo ad affermare un modello di società disgregata e antiegalitaria.

L’esatto contrario di quella cultura e di quella società umanista che sono state alla base delle grandi ancorché faticose trasformazioni in Europa, e che oggi dobbiamo recuperare nella loro essenza per riuscire a ricomporre e orientare le diversità verso un bene comune che non deve essere solo dichiarato ma anche realizzato.

Dobbiamo dunque ripensare il nostro framework valoriale e culturale, concetti quali coesione sociale, appartenenza comunitaria, identità condivisa, governance di sistema, sviluppo sostenibile delle comunità e dei territori, collaborazione pubblico-privato saranno il terreno di sfida culturale ed operativa per i decision-maker e le organizzazioni.

I valori comuni, la visione condivisa, il sistema di pensiero, l’importanza del singolo e dei gruppi per l’apprendimento e lo sviluppo di conoscenza, la generosità e la fiducia, il consenso sociale, di tutto questo gli imprenditori ed i manager non potranno fare a meno e tutto questo dovranno condividere e concretizzare con le persone che lavorano con loro.

E’ la tensione al nuovo umanesimo, attraverso cui sarà possibile favorire il coinvolgimento degli individui, aumentarne la capacità di apprendere, incoraggiare lo sviluppo di flussi informativi liberi e basati sulla volontà di migliorarsi migliorando i risultati aziendali, è quella identità condivisa che permette di valorizzare i talenti, tutti i talenti. La professionalità, certo, ma anche la motivazione, l’adattabilità, la creatività, la capacità di essere innovativi e collaborativi, in una parola la passione.

Le aziende saranno chiamate ad operare nella logica delle relazioni e non solo degli scambi, a sviluppare competenze relazionali per la comprensione ed il governo del cambiamento, per la negoziazione e l’interazione con gli interlocutori interni ed esterni, per la risoluzione dei problemi imprevisti di tipo tecnico-economico ma anche sociale, per il confronto e per la soluzione delle problematiche culturali emergenti, per la gestione delle dinamiche comunitarie.

Per questo, la sfida principale che gli imprenditori, i manager, i dirigenti pubblici hanno oggi dinnanzi sarà quella di pensare e proporre nuovi modelli organizzativi e gestionali basati su assunti innovativi riguardo innanzitutto alle relazioni e ai comportamenti umani: si possono pensare e proporre sistemi e organizzazioni più efficienti facendo leva sulla parte migliore delle persone anziché tentando di ottimizzare la peggiore."

In questi quattordici anni, la vostra Scuola si è affermata come primo polo di formazione manageriale del Mezzogiorno e ora si appresta ad aprire un Campus a Milano. Da cosa è dipeso questo successo?

villa clerici eventi 002 978x450Villa Clerici, sede del nuovo campus LUM

"I crescenti riconoscimenti che la nostra School of Management ha ottenuto in questi anni derivano, in primo luogo, dalla visione che ha saputo sviluppare.

La visione dell’azienda (“un’esperienza non diversa da quella di una famiglia”), dell’imprenditore e del manager (“sacrificio, passione e pensiero”), dei giovani (“dare loro opportunità significa che dobbiamo innanzitutto rappresentare una prospettiva coerente con la realtà, senza illuderli, ma sapendoli motivare rispetto al loro futuro”), del rapporto tra azienda e territorio (“delicato eppure fondamentale, un obbligo morale e sociale per gli imprenditori e i manager”).

La maturazione di questa visione, ci ha portato a sviluppare la conoscenza dei sistemi e dei processi culturali e sociali, dei valori che stanno alla loro base, delle differenze culturali, delle dinamiche sociali, delle sfide e dei problemi delle nostre comunità e dei nostri territori e quindi delle nostre aziende.

Questo patrimonio è stato socializzato con e arricchito dall’esperienza delle migliaia di imprenditori, manager, dirigenti e funzionari pubblici, giovani professionisti che frequentano ogni anno le nostre aule apprendendo come operare nella logica delle relazioni e non solo degli scambi, sviluppando competenze relazionali per la comprensione e il governo del cambiamento, per la negoziazione e l’interazione con gli interlocutori interni ed esterni, per la risoluzione dei problemi imprevisti di tipo tecnico-economico ma anche sociale, per la gestione delle dinamiche operative e manageriali.

Il partire dalla messa in discussione della “ragione” degli strumenti, a volte addirittura della loro ragionevolezza, soprattutto quando vengono confusi con i fini, il far maturare un pensiero manageriale critico e aperto, lo sfidare i giovani neo-laureati e i professionisti sulla frontiera dell’indispensabile cambiamento è, credo, la cifra distintiva della nostra cultura e della nostra azione.

Questo perché oggi nessuno, noi per primi, può illudersi che basti fare cose vecchie in modo nuovo, oppure cose nuove in modo vecchio. Oggi i professionisti devono avere la motivazione e le capacità di portare le loro organizzazioni a fare cose nuove in modo nuovo."

UNIVERSITA’ LUM: LA STORIA

L’Università LUM Jean Monnet viene fondata a Casamassima, in provincia di Bari, nel 1995 dal Sen. Giuseppe Degennaro. La LUM presenta un’organizzazione moderna, capace di strutturare e consolidare percorsi di contatto e scambio tra docenti e studenti, tra mondo accademico e tessuto produttivo, generando preziose sinergie a favore degli studenti: è particolarmente attiva nella creazione di intese e convenzioni con importanti realtà produttive del territorio, finalizzate anche allo svolgimento di stage formativi.

LUM SCHOOL OF MANAGEMENT

Nel 2004 nasce la Lum School of Management, con percorsi formativi post-lauream qualificanti come il Master in General Management (MIGEM), il Master in Marketing & Retail Management (MIREM), il Master in Auditing & Controllo (MAC), il Master in Economia e Management delle Aziende Sanitarie.

Villa Clerici - Niguarda - Via Giovanni Terruggia, 8/14, 20162 Milano - 12 ottobre ore 14.30
internationalstudies@lum.it

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