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L'Italia s'è destRa
"Pd come l'orchestra del Titanic", Carlo Calenda profetizza sventure per i dem
LaPresse

"Il Pd è come l'orchestra del Titanic, non ce ne frega nulla di quello che succede nel Paese"", così dichiara  l'ex Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in occasione di un incontro del Partito Democratico a Torino. "Nessuna delle cose che stiamo facendo è normale. Siamo diventati tutti dei fighettini e questo non va bene". 

E ancora: "Domattina va fatto un governo ombra. Quando lo fai ti vedi tutte le settimane per discutere e non ti viene in mente di fare due contromanovre come è successo". Allusione neanche troppo celata all'annuncio di Matteo Renzi di presentarne una alla Leopolda (che si terrà il 4-5-6 novembre prossimi a Firenze), quando ne è già stata presentata un'altra pochi giorni fa in Parlamento e alle parti sociali. 

Il buon Calenda, uno dei migliori esponenti del Partito Democratico, l'outsider non "contaminato" dal renzismo rampante né appesantito dalla vetusta anima cattocomunista che regna ancora sovrana fra i dem, è preoccupatissimo per le sorti del Paese e non ha paura di stigmatizzare le faide interne al Partito Democratico, ora nuovamente dilaniato dalla lotta fra le correnti verso il fantomatico Congresso che dovrebbe decidere il nuovo segretario. Congresso costantemente evocato come la Mosca delle Tre sorelle cechoviane, ma che resta un miraggio lontano mentre tutto crolla. "Se continuiamo a crederci più bravi degli altri, se parliamo solo di Congresso noi tra un anno non ci siamo più", commenta lo stesso Calenda.

Persona innegabilmente per bene, e intellettualmente onesto, egli riconosce a ragione che in quel del Nazareno stanno facendo i "fighettini" senza rendersi conto di cosa sta accadendo (e di cos'è accaduto) in questi anni in Italia. Qualche giorno fa, ospite da Lilli Gruber a Otto e mezzo, anch'egli tuttavia è stato protagonista di un emblematico scambio con Luciano Canfora. Il filologo classico faceva notare come nel Paese esista, e molto radicato, un "disagio verso l'Euro", e Calenda è parso cadere dalle nuvole, come se a suo avviso gli italiani fossero tutti innamorati persi della moneta unica, vista invece da moltissimi di loro come principale causa della crisi e dell'impoverimento. Al punto che l'ipotesi di un'uscita dall'Euro rappresenta uno dei motivi primari di popolarità del governo giallo-verde in diverse fasce della popolazione. 

Fa piacere dunque che l'ex Ministro abbia preso atto che i dem vivono spesso avulsi dalla realtà del Paese, uno "straniamento" già costato caro il 4 marzo e che potrebbe risultare ancor più disastroso alle prossime Elezioni Europee. "Per il Pd saranno il primo banco di prova" dichiara ancora Calenda all'incontro di Torino. "Se il partito non uscirà con un risultato migliore di quello di marzo morirà di consunzione nel giro di sei mesi".

Secondo Calenda, il Pd non risolleverà le sue sorti se continua ad avvitarsi su se stesso, manifestando comportamenti adolescenziali. Il riferimento alla cena a quattro tra lui, Gentiloni, Minniti e Renzi, poi saltata nell'ilarità generale di detrattori, avversari e non, è evidente. "Possibile che persone che stanno in questo partito non si parlino più da mesi tanto che un pirla deve organizzare una cena per farli parlare? Possibile che una squadra che al governo ha lavorato bene non debba incontrarsi più?".

Per scongiurare la sua nefasta profezia, Calenda ha una sua ricetta, già ribadita varie volte alla stampa e in Tv: quella di costruire un ampio fronte che comprenda popolari e socialdemocratici. Si premura inoltre, in chiusura d'intervento, di precisare che tale proposta non rema contro il Pd, che giura di aver sempre votato (tradendolo solo una volta con Scelta Civica, che del resto egli aveva contribuito a fondare). "Ci sono però momenti molto complicati nella storia in cui serve realismo".

Dopo tali dichiarazioni sincere e appassionate, e dalle quali sarebbe utile ripartire, quanto tempo passerà prima che Calenda sia messo alla gogna e impallinato dai suoi stessi illustri compagni di partito proiettati anima e corpo verso la poltrona di segretario, in attesa dell'alba come Amleto quando ormai è già il tramonto? 

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