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La nuda verità
Uomini senza palle

Non ci ero abituato. Non li avevo mai visti. E per la verità ho sempre pensato che fossero una sorta di leggenda metropolitana, come il coccodrillo bianco che vive nelle fogne di New York o il tizio che va in discoteca, incontra una bonazza, poi non ricorda più niente e si sveglia tutto sudato la mattina dopo in un fosso senza un rene. Probabilmente anche colpa del mio orgoglio maschile che mi portava a sottovalutare le pur numerose voci che negli anni ho sentito alzarsi da molte donne amareggiate, deluse. “Mi piacerebbe un uomo che avesse un po’ di palle”; “insomma, un po’ di palle in un uomo non guasterebbero”, mi dicevano.

A dirla tutta faticavo anche a capire cosa intendessero, quando parlavano di “palle”. Si, perché le vicende tipiche della mia storia personale, ma anche del mio ambiente e dei miei amici in qualche modo hanno sempre dato la presenza di “palle” per un fatto assolutamente normale, fisiologico, quasi scontato. Ho partecipato personalmente ad imprese nel loro piccolo “epiche”, a volte come protagonista e a volte e comprimario e complice; andare sotto casa della bella di turno con sei amici e quattro macchine, collegare gli amplificatori degli strumenti alle batterie delle autovetture e accompagnare l’amico di sempre in serenate improvvisate e/o dichiarazioni di matrimonio. Ho accompagnato amici che su una panda grigia dell‘82 con il fumo che entrava nell’abitacolo dai condotti dell’aria ad ogni accelerata, hanno guidato da Genova a Tallin (in Estonia!) per ricongiungersi alla ragazza incontrata in vacanza; ho visto uomini valicare le alpi in sella ad una Punto del ’98, con la strada completamente ghiacciata e in piena tempesta di neve, con la benzina quasi finita e la paura di rimanere a dieci gradi sotto lo zero in mezzo al nulla; il tutto per una donna, per “La” donna. Insomma le palle mi sono sempre sembrate “di serie” nel corredo maschile. Invece no. Non è sempre così. Invece esistono. Altroché se esistono. Sarà che l’età avanza, sarà il benessere o soltanto il fatto che con il tempo la cerchia di conoscenze si allarga ma, ogni tanto, soprattutto quando capita di poterli guardare un po’ più da vicino nelle cene tra amici, nelle convention aziendali, nei weekend a coppie, qualcuno lo vedi. La situazione “tipo” è più o meno questa; moglie-fidanzata-convivente tra i trenta e i quaranta, che nonostante marito, figli, una carriera estremamente impegnativa, nonostante responsabilità e casa da gestire non si fa piegare da nulla e scoppia di vita, insegue l’allegria, la leggerezza, il divertimento; organizza vacanze, va dall’estetista, prenota il teatro; insomma trabocca di curiosità per la vita ed è perennemente in cerca della felicità.

Accanto “lui”; vestito “che più per bene non si può”, jeans stretto tipo orchite incombente, scarpe lucide, camicia a quadretti e maglioncino rigorosamente tinte pastello, le mani di chi non ha mai nemmeno provato a prendere in mano un trapano o un martello; curato, troppo curato. Maniaco della tecnologia sorride praticamente a comando, gentile e servizievole non per volontà ma per automatismo indotto nel tempo. Se lo guardi bene negli occhi gli vedi attraverso, fino al cervello, e quasi vedi dentro anche la scimmietta che batte i piatti in stile Homer Simpson. E’ come se lo avessero lobotomizzato; è come se con il matrimonio avesse davvero appeso le palle al chiodo, o meglio, le avesse messe in uno scatolone sigillato e nascosto in soffitta. E quando gli parli, e magari provi a scuoterlo un po’, “andiamo a berci una birra stasera dopo la palestra, dai” dal basso del suo giubbottino grigio rigorosamente comprato dalla compagna (che peraltro è la stessa che decide la mattina cosa lui deve mettersi dopo aver sentito la fatidica frase delle 7.15  “amore oggi che cosa mi metto??”) la prima cosa che ti risponde è “..eh, ma sai… mia moglie..”, senza rendersi conto che probabilmente la moglie farebbe carte false per rivedere riaffiorare anche solo una punta di spina dorsale.

copertina
 

Una cosa pietosa, patetica. Dover ammettere che i lamenti femminili hanno davvero un fondamento è sconsolante.

Più che metrosexual, metrozombies.

E allora amici miei palle cazzarola, palle!!

Non si dice di tornare a casa e prenderle per i capelli, strapparle l’intimo coi denti e sbatterle sul letto (sebbene vero, a volte….), ma quantomeno uscite e andate a comprarvi dei vestiti da soli!. Organizzate un weekend insieme senza dirle nulla, mettetela in macchina e andate una sera a dormire al mare; presentatevi a casa con due biglietti per il cinema, il teatro, un concerto, qualsiasi cosa che vi piaccia, guardatela negli occhi e ditele “tesoro stasera andiamo fuori, e questa non è una domanda”. Fatevi sentire porca paletta, siete uomini!!

E se vi fanno storie (e se le avete abituate a farlo all’inizio lo faranno), non cedete di un passo, ma lasciate loro la porta aperta; “io ci vado, con o senza di te, se ti va mi fai felice, se no ci vado lo stesso. A te la scelta”. Litigherete? Bene. Benissimo. Molto meglio litigare, per una volta, ma con uno che ha le palle piuttosto che non litigare nemmeno perché non ne vale la pena. Alle donne piace la determinazione, beninteso determinazione non ottusità. Anzi, a dirla tutta le donne hanno fortemente bisogno di sentire il polso di un uomo, almeno tanto quanto hanno bisogno che le ascoltiate. Quindi niente paura ragazzi, e tirate fuori gli amici di Maria. Farà solo bene ad entrambi.

Buona settimana.

 

Leggi il blog la Nuda Verità

 

Vuoi saperne di più? Leggi il libro “Avere un uomo è facile, il problema è tenerselo” di Mirko Spelta

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Tags:
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