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Francia: banlieue e giovani, Hollande in crisi. Lo risolleverà Pogba?

Tra il mese di aprile e il mese di maggio del 2017, tra più o meno 18 mesi, si terranno in Francia le elezioni presidenziali. Seppur non imminenti e seppur in mezzo siano presenti ulteriori sfide elettorali, la corsa all'Eliseo è già iniziata. L'immagine dell'attuale presidente della Repubblica, il socialista François Hollande, è a dir poco offuscata e molti francesi non vedrebbero di buon occhio la sua ricandidatura. Secondo un recente sondaggio di Elabe per il telegiornale di BFMTV, tra i più seguiti della Francia, solo il 19 percento dei cittadini ha una buona opinione sul suo operato e lo riconfermerebbe, mentre otto cittadini su dieci non si augurerebbero di riveverlo protagonista alle prossime elezioni.

Durante la campagna elettorale del 2012 Hollande ha fatto delle politiche a favore dei giovani una delle sue priorità: ma a tre anni e mezzo dall'inizio del suo mandato i dati sono a dir poco fallimentari. In totale sono 805 mila i giovani tra i 15 e i 24 anni in cerca di lavoro, ben 89 mila in più rispetto al passato. Una vera e propria debacle se si considera che tra le promesse di Hollande c'era quella di creare 500 mila posti di lavoro tramite gravi fiscali per le imprese: i cosidetti “contracts de generation”. I numeri francesi sono meno allarmanti di quelli di Grecia, con appena il 12,9 percento di under 25 occupati, dell'Italia (14,2 percento) Spagna (16,5 percento) e Portogallo (21,9 percento). Secondo i dati dell'Eurostat, l'istituto di statistica europeo, il tasso di occupazione giovanile francese è del 27 percento. Numeri lontani da quelli dei Paesi Bassi: 59,5 percento, o del 48.7 del Regno Unito, dove cioè un giovane su due lavora. Secondo i dati forniti dall'Eurostat solo i giovani francesi e quelli italiani hanno registrato un calo dell'occupazione: due giovani su mille hanno perso il lavoro nei primi tre mesi del 2015. Persino la Grecia ha fatto meglio: facendo crescere di un punto il tasso dei giovani occupati. In questi giorni a dar sospiro ad Hollande sono arriviati i dati generali dell'Insee, l'Istituto di statistica ed economia francese, che ha pronosticato un'inversione di tendenza. Secondo l'Insee in Francia nel 2015 si creeranno 120 mila posti di lavoro. Gli ultimi rilievi diffusi sulla disoccupazione sono invece risultati stabili al 10,3 percento. Un altro punto che in questi anni ha fatto crollare la popolarità di François Hollande è la gestione delle periferie. Lo scorso 20 ottobre Hollande si è recato a La Courneve, una cittadina di 38 mila abitanti situata nel dipartimento della Senna di Saint Denis, a nord di Parigi. Qui nel 2012 Hollande ha raccolto il 75 percento dei consensi, ma l'accoglienza nei suoi confronti è stata a dir poco ostile, tanto che uno dei suoi collaboratori gli ha suggerito di seguire una strategia più asettica e di cercare meno il contatto diretto con la popolazione. L'atmosfera attorno all'attuale presidente della Repubblica francese è a dir poco negativa, tanto che Brice Teinturier, direttore generale dell'Ipsos francese, ha parlato di “malcontento profondo” nei confronti di Hollande. Durante questi anni nelle banlieue si sono registrati molti incidenti. In un suo recente commento l'attuale primo ministro Manuel Valls, il secondo premier della presidenza Hollande, ha definito in stato di “apartheid territoriale, sociale ed etnico” la vita in alcune zone periferie della Francia.

Durante la campagna elettorale del 2012 François Hollande aveva promesso seri interventi nelle periferie. Tra questi c'era l'impegno di dare il diritto di voto nelle elezioni territoriali agli stranieri, ma dinanzi ai malumori riscossi tra i cittadini francesi e alle difficoltà incontrate in Parlamento, Hollande ha desistito. I dati economici non sono migliori. Secondo quanto scritto da “Les Hecho”, il più autorevole quotidiano economico e finanziario d'Oltralpe, durante gli ultimi tre anni nelle periferie francesi hanno chiuso 1087 fabbriche. Si ricordi che durante le passate elezioni presidenziali le periferie sono state determinanti nella vittoria dei socialisti, che potevano contare sui voti di protesta verso Nicolas Sarkozy, il presidente della repubblica neogollista e conservatore, che nella precedente legislatura aveva avuto una gestione superficiale delle problematiche nelle zone più remote e difficili della Francia. Anche i dati economici generali non sono esaltanti. Durante la presidenza Hollande la spesa pubblica è aumentata di 100 miliardi, raggiungendo il 57,7 percento del prodotto interno lordo. Più di quanto spende lo stato italiano. La conseguenza è stata l'aumento dei prelievi ai danni dei cittadini e delle imprese. Anche a seguito di riforme mancate, soprattutto quelle nel mercato del lavoro e della previdenza sociale, la Francia è da molti considerata uno dei grandi malati d'Europa. Le imminenti elezioni regionali, in programma tra il 6 e il 13 dicembre, molto probabilmente suoneranno il primo campanello d'allarme per Hollande. Secondo i più recenti sondaggi emessi dall'Istituto BVA il Partito socialista, il più grande partito della sinistra, riuscirà a vincere solo in tre regioni, mentre Les Republicain, il nuovo partito di centrodestra di Nicolas Sarkozy dovrebbe conquistare sette regioni, tra cui l'Ile de France, quella di Parigi. Due i successi invece per il Front National, il partito di estrema destra: nella regione di Calais e in Costa Azzurra.

Recentemente il premier Valls ha chiamato a raccolta il popolo delle sinistre dicendo: “se il Front National (FN) vincerà in una, due o tre regioni sarà un dramma. La loro è una destra razzista e antisemita”. Oltre che sul fronte nazionale, l'immagine di Hollande è sgualcita anche su quello internazionale. In molti sono concordi nel ritenere troppo soft il suo approccio nelle dinamiche dell'Unione Europea. Al momento della sua elezione a presidente della Repubblica, di lui si era parlato come un feroce oppositore alle politiche di austerity imposte dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dagli atri paesi nordici. Ma nei fatti Hollande non lo è stato. Durante la visita ad Atene dello scorso 23 ottobre Hollande ha espresso molti apprezzamenti nei confronti della Grecia. “Venire qui ad Atene è anche un riconoscimento della lezione di democrazia che ci avete dato negli ultimi mesi: quella di un popolo che ha preso in mano il proprio destino” ha detto in un suo discorso al Parlamento ellenico. Sono dati su cui il Partito Socialista dovrà riflettere, soprattutto durante le primarie per la scelta del candidato a prossimo presidente della Repubblica. Non è un caso che tra gli esponenti socialisti più graditi figuri l'attuale primo ministro Manuel Valls, 53 anni, accolto alla nomina a premier nel marzo del 2014 come il salvatore della patria. Valls è considerato più riformista di Hollande ed è sempre stato in prima linea nella gestione delle periferie. Anche in virtù del suo incarico a ministro degli interni durante il primo governo della presidenza Hollande, quello a guida di Jean Marc Ayrault.

Secondo l'ultimo sondaggio di Elabe, Manuel Valls godrebbe del 36 percento di consensi personali. Solo uno in meno della leader del Front Nationale Marine Le Pen, a lungo considerata favorita alle elezioni presidenziali. Marine Le Pen però sarebbe stata superata nelle preferenze da una vecchia conoscenza della politica d'Oltralpe: Alain Juppé. Alain Juppé, 70 anni, è l'attuale sindaco di Bordeaux. In passato ha ricoperto molti incarichi, tra cui quello a primo ministro durante la presidenza Chirac e secondol le ultime stime godrebbe del 52 percento dei consensi personali. Essendo la Francia una Repubblica presidenziale, i sondaggi sulla persona del futuro presidente sono molto più importanti e indicativi di quelli sul singolo partito. I maliziosi già tracciano le nuove strategie per il recupero dei consensi da parte di Hollande. Tra queste c'è quella di sfruttare i prossimi Europei di calcio, che la Francia ospiterà a partire da giugno. E' la BFMTV ha suggerire questa interpretazione. “Un buon risultato a Euro 2016 – si legge - potrebbe ridare morale alla popolazione, sulla scia di quanto avvenne all'allora presidente Jacques Chirac durante i mondiali”. Era il 1998 e la Francia vinse il suo primo mondiale proprio nell'edizione giocata in casa. In quell'occasione furono decisive le giocate di una vecchia conoscenza della Serie A: lo juventino Zinedine Zidane. Oggi il galletti (così vengono chiamati i calciatori della nazionale francese) sperano nelle giocate di un altro juventino: Paul Pogba, 22 anni, fuoriclasse indiscusso del panorama calcistico mondiale. Basterà?

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