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Il Ministro Galletti e le trivelle

 

Stupisce che il ministro dell’Ambiente  Gianluca Galletti (Udc) dica (intervista odierna sul Corriere della Sera) che se andrà a votare per il referendum del 17 aprile voterà per il “no” e cioè a favore delle trivelle.

Intendiamoci, non stupisce politicamente, giacché anche la posizione del Primo Ministro Renzi è contro il referendum visto principalmente come “arma interna” della sua minoranza nel Pd e della sinistra di Fassina e Vendola, ma stupisce istituzionalmente perché un ministro dell’ambiente a favore delle trivellazioni delle coste è quantomeno un ossimoro.

Il referendum è proposto da nove regioni e da associazioni ambientaliste come Greenpeace e Wwf; il più attivo governatore è quello della Puglia Michele Emiliano.

Per restare nel campo della politica, anche altri partiti che fanno parte della coalizione di governo, come i Verdi e Italia dei Valori, si sono ufficialmente espressi per il “sì”.

Ed in un certo senso stupisce ancor di più perché fino ad ora il Ministro in quota Casini è stato sorprendentemente (per gli ambientalisti) entusiasta delle politiche ambientali a partire dalla Conferenza Onu di Parigi sul clima del dicembre scorso, fino agli elogi alla green economy.

C’è anche da dire che Galletti è un cattolico e Papa Francesco, come noto, è un grande difensore dell’ambiente (che in Vaticano è declinato come “Creato” ) a cui ha addirittura dedicato l’ultima enciclica, la “Laudato sì” e questo ha sicuramente influito sulla “filosofia” di conduzione del ministero stesso, almeno formalmente.

Tuttavia, questa volta, tra Papato ed Impero, Galletti ha scelto l’Impero ed una politica energetica in controtendenza a quanto avviene in tutti i grandi Paesi industrializzati come Germania ed Usa.

La soluzione ai problemi ambientali è ormai ben nota a tutti: occorre una coraggiosa transizione nella strategia energetica verso la green economy e le fonti rinnovabili, solare, eolico, geotermico, idrico residuo ed intelligenti forme esotiche come l’energia dalle maree tenendo il gas come idrocarburo di transizione per lo stretto tempo indispensabile.

I combustibili fossili invece, petrolio e gas, che vengono sottratti dalle viscere del mare rappresentano ormai un passato sporco ed inquinante e non è demagogico affermare che devono essere superati.

Vediamo perché.

Viene posta spesso la questione dei posti di lavoro tanto che il maggior sindacato italiano, la Cgil, risulta spaccata tra chimici ed ambientalisti; ma i posti di lavoro eventualmente perduti andranno riconvertiti in green jobs: nuove competenze, alta specializzazione, lavoro giovanile, cultura.

Secondo punto: il referendum sarebbe demagogico perché le trivellazioni ormai sono vietate e si tratterebbe semmai di impedire solamente lo sfruttamento dei giacimenti ancor più a lungo?

Ebbene?

Forse che quando si è trovato il vaccino per una malattia si continua a frequentare allegramente la fonte microbica o virale?

Ben venga dunque tutto quello che ritardi od ostacoli la transizione.

Terzo punto: il Ministro dice nell’intervista: “Se vogliamo evitare di trivellare dobbiamo puntare sull’economia sostenibile.Ma fino a che abbiamo un’economia che va ancora con il petrolio, è ipocrita: se non l’estraiamo noi quel petrolio, dobbiamo comprarlo all’estero”.

Ma è proprio questo il punto Ministro: non “dobbiamo comprarlo all’estero”, dobbiamo investire ancor di più in energia rinnovabile ed efficienza energetica per accelerare la fuoriuscita dall’economia del petrolio.

E questo avrebbe, oltretutto, un doppio vantaggio: ambientale ed anche economico, perché indirizzerebbe finalmente l’ Italia sulla strada della indipendenza energetica, come ha ben capito negli Usa il presidente Obama.

Quarto punto: si abbassano le coste L’Arpa ha valutato un abbassamento del livello pari a un metro; il Ministro minimizza, noi no.

Quinto punto: l’inquinamento.Pare che solo una misura sia uscita dai parametri ma il fatto è, e gli esperti lo sanno bene, è che non vengono censiti i pericolosissimi residui degli idrocarburi.

Sesto punto: un incidente alle piattaforme potrebbe distruggere il mare italiano.

Naturalmente non ci sfugge che dietro ai proclami sui posti di lavoro ci sia la preoccupazione di grandi aziende come l’Eni che da anni vedono nello sfruttamento indiscriminato delle nostre coste e soprattutto quelle altrui una ricca fonte di guadagno.

Ma cosa c’entra questo con il bene pubblico?

Cosa ne viene all’ Italia e al suo turismo dall’Eni?

Le grandi potenze mondiali, si veda le già citate, Usa e Germania, sono anche paladine e in prima fila nelle battaglie ambientali; l’interesse per l’ecosistema è ormai caratteristica sociologica delle civiltà avanzate: vogliamo, Ministro, che l’ Italia continui ad essere terra di predoni o vogliamo valorizzare l’incredibile varietà e bellezza di cui la Natura ci ha voluto gratificare?

Tags:
galletti;trivelle;referendum;eni

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