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Questioni internazionali
Perché Trump ha chiuso la porta al processo di pace in Medio Oriente

Donald Trump ha sbattuto la porta in faccia al processo di pace. Lo scorso novembre il presidente Usa ha annunciato la sua decisione di spostare la sede dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme.

Quello di Trump è stato uno strappo violento. Perché ha rotto 70 anni di politica ufficiale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Washington, con qualsiasi amministrazione, ha sempre evitato di riconoscere a altri Paesi la sovranità su qualunque parte di Gerusalemme prima che si raggiungesse un accordo di pace.

Il nodo vero della questione sta proprio in questo. La scelta americana appare come uno schiaffo morale, una punizione verso i palestinesi. Non è tanto il fatto di riconoscere Gerusalemme capitale. Perché la città è già de facto la capitale israeliana. Qui c’è il Parlamento, la Corte Suprema, la residenza del primo ministro, gli edifici istituzionali. In sostanza, Gerusalemme si comporta come capitale da molto prima di avere un riconoscimento formale da Washington.

Portando la sede diplomatica a Gerusalemme, gli Stati Uniti hanno acceso il semaforo verde al governo israeliano per continuare a aumentare il controllo sulla parte orientale della città.

La data scelta per l’inaugurazione è stata infausta per i palestinesi. Il 14 maggio è il giorno della dichiarazione della nascita dello Stato di Israele, di cui si celebrano i 70 anni. Ma è anche quello del 70 anniversario della Nakba (catastrofe in arabo), nel quale quasi un milione di palestinesi furono cacciati dalle loro abitazione a seguito della nascita dello Stato ebraico.

Questa miscela esplosiva (la data del 14 maggio e il trasferimento dell’ambasciata a Gerusalemme) ha mostrato tutta la sua potenza in questi giorni con dure proteste messe in atto dai palestinesi. E la polizia israeliana ha reagito, provocando oltre 50 morti e 2000 feriti.

Come ha scritto Mustafa Barghouti, uno dei leader palestinesi, sul magazine americano The Nation, Trump ha reso impossibile continuare un processo di pace. Possiamo aggiungere che gli Accordi di Oslo e la soluzione dei due Stati sono morti con i palestinesi uccisi in questi giorni e la mossa spregiudicata di portare a Gerusalemme l’ambasciata americana.

Intanto, mentre a Gerusalemme si festeggiava, a Gaza si moriva. E sembra essere solo l’inizio. La protesta araba non cesserà il giorno dopo l’inaugurazione della nuova sede diplomatica.

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    trumpmedio oriente: israele

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