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Sportivi si nasce e poi si diventa
Calcioscommesse, Antonio Conte è innocente

Per il Gup di Cremona, Pierpaolo Beluzzi, il fatto non sussiste. A pochi mesi dall’inizio dell’Europeo 2016 e in vista della nuova avventura londinese col Chelsea, Antonio Conte si scrolla di dosso un peso insormontabile e ritrova la serenità. La richiesta di 6 mesi di reclusione e 8mila euro di multa, avanzata dal procuratore Roberto Di Martino nell’ambito dell’inchiesta sul calcioscommesse avviata cinque anni fa, non è stata accolta al termine del processo con rito abbreviato. Al centro c’era la partita AlbinoLeffe-Siena del 29 maggio 2011 e il sospetto della frode sportiva: Conte - all’epoca Ct dei toscani - secondo l’accusa aveva dato ai giocatori il benestare alla combine o in alternativa non aveva vigilato a sufficienza per impedirla. Con lui è stato assolto anche il suo storico vice, Angelo Alessio. Nel provvedimento del giudice si legge: «Non emergono elementi per ritenere che sia Conte sia Alessio fossero a conoscenza di operazioni di scommesse collegate al risultato concordato della partita Albinoleffe-Siena, né tantomeno di corruzioni (promesse e o dazioni di denaro) a qualche giocatore coinvolto».

Anche le intercettazioni tra gli altri soggetti collegati all’indagine evidenzierebbero unicamente un tentativo, non andato in porto, di contattare il Ct azzuro per poi coinvolgerlo nell’affare. Da qui, un «quadro gravemente deficitario» della «prova della conoscenza» da parte di Conte e Alessio «dell’esistenza di operazioni di scommesse collegate a partite del Siena e di eventuali ipotesi/proposte di corruzione di giocatori e/o altri soggetti a rilevanza sportiva». L’assoluzione non è piena, perché il Gup Beluzzi ha scelto la formula dubitativa: cioè richiamandosi alla prova incompleta o al ragionevole dubbio sul presunto fatto compiuto. Francesco Arata e Leonardo Cammarata, legali dell’imputato, sono apparsi comunque soddisfatti dell’esito giudiziario: «Era il risultato che ci aspettavamo – hanno precisato - La scelta del rito abbreviato è stata rischiosa ma era l’unica possibile per noi. Conte non poteva permettersi di restare imputato altri quattro mesi: sono stati anni di tensione, anche di amarezza, ma ora è stata stabilita la verità».

Tempestive le parole di Carlo Tavecchio, presidente della Federcalcio: «Finalmente la sua posizione è stata chiarita, la mia fiducia in lui non è mai stata in discussione. Adesso siamo tutti ancora più concentrati sull'Europeo». La macchia indelebile del malaffare, però, resta. Sono stati rinviati a giudizio gli altri novanta imputati (nomi grossi: da Signori a Mauri a Colantuono) che hanno seguito il rito ordinario; e per quelli accusati di associazione per delinquere l’appuntamento in udienza è fissato al 6 dicembre 2016. Quelli a cui invece veniva contestata solo la frode sportiva (esempio: Pellissier), seguendo la decisione finale del Gup, saranno giudicati altrove. «L’impianto accusatorio ha retto - ha commentato il Pm Di Martino - È chiaro che io (nel particolare, Ndr) ho una visione diversa, anche per la competenza: per me Conte era in una posizione marginale. Non credo però che impugnerò nulla, perché i reati sono tutti destinati ad essere prescritti».

Quattro anni d'indagini hanno scoperchiato il malaffare intorno alle gare di A, B e Lega Pro, rivelando un giro milionario di scommesse clandestine gestite dagli «slavi» e col cuore operativo a Singapore. Ora, la prima fase dell'inchiesta, iniziata con 15 arresti in un polverone di polemiche e sospetti nel giugno 2011, si è chiusa. Le prossime tappe giudiziarie diranno molto. Chi era complice e chi vittima, quanto a fondo è arrivata l’organizzazione, quanto di marcio c’è stato nel calcio italiano. E anzi di più: quanto ancora ne rimane.

 

 

 

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