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Sportivi si nasce e poi si diventa
Campioni e assassini, il caso di O.J. Simpson e non solo

Barack Obama si è detto “sconcertato”. La notizia del ritrovamento a Los Angelses del coltello da caccia a serramanico con il quale l’ex moglie trentacinquenne di O.J. Simpson, Nicole Brown, e l'amico Ronald Goldman sarebbero stati uccisi sta scuotendo in lungo e in largo gli States. E, di conseguenza, anche nel vecchio continente il fatto ha destato un certo scalpore. L’ex stella dei Buffalo Bills, campione – dal 1969 al 1979 - di quel Football che in America, come del resto il Baseball, è seguito e vissuto con devozione rituale, si rese protagonista nel 1994 del famoso inseguimento live a cui assistettero milioni di persone; poi, col processo del ’95, l’opinione pubblica del Paese si spaccò: da una parte i colpevolisti (secondo la cronaca in maggioranza bianca), dall’altra gli innocentisti (di parte nera, convinti dell’accanimento mediatico e giudiziario perpetrato ai danni dell’atleta da una terra ancora profondamente razzista). L’assoluzione fece rumore. Anche se per un triste gioco del destino Simpson poi in galera ci è andato lo stesso. Dal 2008, infatti, in seguito a una condanna a 33 anni per rapina a mano armata e sequestro di persona, è detenuto presso il penitenziario Lovelock Correctional Center a Lovelock, nel Nevada. Ora, si rimette in gioco tutto. E una tragica fiction dell’orrore, che sembrava archiviata, è destinata a riaprirsi.

Il coltello – arrugginito, sporco e probabilmente macchiato di sangue - sarebbe stato rinvenuto da un operaio, intorno al 1998, sepolto nel giardino di casa Simpson. Non fu consegnato alle autorità perché un poliziotto l’avrebbe tenuto in casa “per ricordo”, incorniciato come un cimelio. Dopo le continue insistenze dei colleghi, si è deciso a consegnare l’arma al medico legale. Il coltello verrà analizzato con dovizia; ma intanto la questione legale si fa spinosa. O.J., secondo la Costituzione americana (a meno di prove schiaccianti e quindi difficili da dimostrare), non può più essere processato penalmente per quel delitto: neppure se confessasse, infatti, si potrebbe avviare nell’immediato una nuova procedura giudiziaria. D’altro canto, il duplice omicidio resta ufficialmente insoluto, motivo per cui gli investigatori continueranno le indagini. Obbiettivo: trovare un uomo, un nome su cui far ricadere l’accaduto e chiudere il caso; quasi nella speranza di non arrivare alla certezza della colpevolezza dell’atleta. E questo per due ragioni. In primis perché se così fosse si dovrebbe mettere in ridicolo la reputazione un intero dipartimento di polizia. Inoltre, anche perché Simpson uscirà dal carcere (presumibilmente) nel 2017 in libertà vigilata, una verità del genere porterebbe a una nuova divisione del Paese con un ulteriore occasione di scontro razziale (uno dei detective impegnati nel caso 20 anni fa, in una registrazione fu sentito auspicare un olocausto per neri e messicani: cosa che acuì i dissapori e i sospetti di manipolazione delle indagini). E questo, in tempi di campagne elettorali e in vista delle elezioni presidenziali, potrebbe rivelarsi  un elemento di discrimine significativo quanto sospetto. Insomma, da evitare.

Certo è che quei due corpi reclamano giustizia. La donna fu ritrovata con 12 coltellate e la testa quasi recisa. L’uomo con oltre 20 fendenti in una pozza di sangue. Vittime di una canovaccio non inconsueto: quello in cui lo sport si sporca le mani di sangue. Di fatto, O.J. Simpson potrebbe inserirsi una lunga (e turpe) lista in cui compaiono atleti prima osannati e celebrati, poi divenuti assassini. Si parla, tra gli altri, di Oscar Pistorius, il corridore paralimpico sudafricano (famoso per tenacia e dedizione) arrestato per l'omicidio della fidanzata: freddata nella notte di San Valentino del 2013 con due colpi di pistola perché, nelle ricostruzioni più plausibili, scambiata per un ladro. Proprio alcuni giorni fa, la Corte Costituzionale di Johannesburg ha respinto il ricorso di Pistorius (già condannato in appello) e ora, attendendo il verdetto del 18 aprile, Blade Runner – come lo chiamavano in tanti – rischia almeno dai 10 ai 12 anni di reclusione. Altra storia, più drammatica, quella di Chris Benoit, wrestler canadese due volte campione del mondo. Morì suicida nel 2007 dopo aver ucciso, in un raptus di rabbia, la moglie Nancy e il figlio Daniel. Legò i due familiari in maniera tale da farli morire per asfissia: per poi impiccarsi. Nella casa e accanto ai corpi furono ritrovati steroidi, medicinali, anabolizzanti e una Bibbia. Altro esempio. Il caso di Carlos Monzon, puglie e campione del mondo argentino che nella notte del 14 febbraio 1988 litigò furiosamente con la compagna (o presunta tale) Alicia Muñiz, modella uruguaiana. La donna rimase uccisa per strangolamento e il corpo scaraventato dalla finestra dell’appartamento, Monzon venne condannato a undici anni, e, dopo sette anni di buona condotta, ricevette la libertà vigilata. Anche se poi, tra sregolatezze ed eccessi, la sua vita si chiuse a 52 anni (nello stesso ’95, quando fu liberato) a seguito di un’incidente in auto in cui si schiantò a 140 all’ora ribaltandosi più volte.

Senza dilungarsi oltre, si potrebbe concludere con Bruno Fernando de Souza, meglio noto come Bruno, ex portiere e capitano del Flamengo. Il 9 giugno 2010 l'amante del brasiliano, la modella 25enne Eliza Samudio, scomparve. Ritenuto in un primo momento estraneo ai fatti, durante le indagini, per la confessione di un parente, venne a galla la verità: lui e altre sette persone, inclusa la moglie, erano i colpevoli. La ragazza era stata sequestrata, torturata, uccisa e data in pasto ai rottweiler di casa nel tentativo di eliminare ogni prova del delitto. Il movente: c’era di mezzo una gravidanza ed Eliza non voleva abortire. Una volta emersi i particolari, persino l’avvocato del calciatore abbandonò la causa perché convinto non ci fosse possibilità di ribaltare la situazione. Nel 2013 Brino è stato condannato a 22 anni di reclusione. In attesa della decisione definitiva del Tribunale di Giustizia, però, continua la sua attività in una squadra di seconda serie.

Storie di sangue e sport. Di quando passione e agonismo s'intrecciano con la cronaca nera più atroce lasciando segni indelebili. Difficilmente rimovibili dalla memoria collettiva. 

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    o. j. simpsonpistoriussport carcere

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