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Sportivi si nasce e poi si diventa
Claudio Ranieri e il sogno del Leicester City: ecco la lettera ai tifosi

L’avventura del Leicester City in Premier League resterà. Negli annali del calcio, nella memoria dei tifosi, nelle cronache giornalistiche. E resterà forse a prescindere dal finale di stagione 2015/2016: titolo o non titolo. E’ la storia di una squadra come un’altra, di atleti come altri e di un allenatore, italiano, come altri (anzi, spesso sottovalutato in casa sua). Eppure i 32 mila del King Power Stadium cantano dopo ogni partita, la gente del piccolo centro inglese ci crede e i milionari magnati, che spendono fortune in campioni travestiti da attori hollywoodiani, dai conti in banca irreali, guardano da mesi l’improbabile rivale dal basso verso l’alto. Mancano sei incontri al termine della Premier, il Leicester attualmente stacca il Tottenham di sette punti; e per rimarcare come il calcio possa essere ancora un fattore di coesione sociale, oltre gli estremismi e gli eccessi, Claudio Ranieri ha scritto una lettera, pubblicata sul sito the Players’ Tribune, rivolta alla città, ai suoi ragazzi e ai tanti sostenitori sparsi ormai in tutto il mondo. Va letta integralmente, assaporando gli aneddoti e lasciandosi trasportare dai dettagli di un mosaico straordinario. E’ Davide contro Golia, gli affari e la liquidità da una parte, contro una cena di squadra, a base di pizza e birra, dall’altra. Un sogno nato in pizzeria.

Buona Lettura:

«Mi ricordo il primo incontro col presidente quando sono arrivato al Leicester quest'estate. Si è seduto con me e ha detto: "Claudio, questo è un anno importante per il club. È importante per noi rimanere in Premier League, dobbiamo salvarci". La mia risposta fu: "Ok, certo. Lavoreremo duramente sul campo di allenamento e proveremo a farcela".

Quaranta punti. Questo era l'obiettivo. Questa era il totale di cui avevamo bisogno per restare in prima divisione, per dare ai nostri tifosi un altro anno in Premier League. Tornando indietro, non avrei mai immaginato che il 4 aprile avrei aperto il giornale e visto il Leicester primo in classifica con 69 punti. L'anno scorso, nello stesso giorno, il club era in fondo alla classifica. Incredibile.

Ho 64 anni, per cui non esco molto. Mia moglie è con me da 40 anni, così nei giorni liberi, cerco di stare vicino a lei. Usciamo al lago a casa nostra, o se ci sentiamo avventurieri guardiamo un film. Ma alla fine, ascolto il frastuono da tutto il mondo. È impossibile da ignorare. Ho saputo che abbiamo nuovi tifosi in America che ci seguono.

A voi dico: Benvenuti al club, siamo felici di avervi con noi. Voglio che voi amiate il modo in cui giochiamo a calcio, e voglio che voi amiate i miei giocatori, perché il loro percorso è incredibile. Forse avete sentito i loro nomi solo ora. Giocatori che erano considerati troppo piccoli o lenti per altri grandi club. Kantè, Vardy, Morgan, Drinkwater, Mahrez. Quando sono arrivato il mio primo giorno di allenamento e ho visto la qualità di questi giocatori, ho capito quanto bravi sarebbero potuti essere.

Ebbene, sapevo che avevamo la possibilità di rimanere in Premier. Kantè, per esempio, correva sempre così tanto che pensavo avesse un sacchetto di batterie nascosto nei pantaloncini. Non smette mai di correre in allenamento. Ho dovuto dirglielo: "Hey, N'Golo, piano, vai piano. Non inseguire il pallone ogni volta, ok?". E mi dice: "Sì capo, sì. Ok". Dieci secondi dopo lo guardo e sta correndo ancora. Gli dico: "Un giorno ti vedrò crossare il pallone e colpirlo di testa sempre da te stesso". È incredibile, ma non è la sola chiave: ci sono molte chiavi da nominare in questa stagione incredibile.

Vardy, ad esempio. Non è un calciatore, ma un cavallo fantastico. Ha bisogno di essere libero in campo. Gli dico sempre: "Sei libero di andar dove vuoi, ma ci devi aiutare quando perdiamo palla. È tutto ciò che ti chiedo. Se inizi a pressare, i tuoi compagni ti seguiranno". Prima di ogni partita dico: "Avanti ragazzi, rete inviolata oggi", e se prendiamo gol, la volta dopo cerco di dare un motivo in più. Come col Crystal Palace, quando ho promesso la pizza per tutti in caso di rete inviolata. E infatti, "clean sheet (reti inviolate)”. Così li ho portati in pizzeria, ma gli ho detto di farsele da soli. [...] Ci mancano sei partite. Dobbiamo continuare a lottare col cuore e con l'anima. Siamo un piccolo club che sta mostrando al mondo cosa si può raggiungere con lo spirito di squadra e la motivazione. 26 giocatori, 26 cervelli diversi, ma un solo cuore.

Pochi anni fa molti miei giocatori giocavano in leghe più basse. Vardy lavorava in fabbrica, Kantè e Mahrez erano nella terza e quarta divisione francese. Ora lottiamo per il titolo. I tifosi che incontro per strada mi dicono che stanno sognando. Io dico "Voi sognate per noi, noi non sogniamo, noi lavoriamo duro". Non importa cosa succederà alla fine, penso che la mostra storia è importante per tutti i tifosi di calcio del mondo. Dà speranza a tutti i giovani giocatori là fuori che si sono sentiti dire di non essere abbastanza bravi.

Possono dirsi: "Come arrivo al top? Se Vardy e Kantè lo possono fare, posso anch'io". Cosa gli serve? Un grande contratto o un grande nome? No. Bisogna tenere la mente aperta, così come il cuore, una batteria carica e correre liberi. Chissà, forse a fine stagione, faremo due feste a base di pizza
».

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