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Under 30 e dintorni
Alessandro e Marco Florio. Makers, alias artigiani digitali
Alessandro e Marco Florio

Continuiamo a occuparci di startup e digitale. La maggior parte degli startupper è costituita da intraprendenti under 30 e il futuro professionale di molti pare ormai passare attraverso il digitale e l'innovazione. C'è però anche qualche under 30 che invece dal digitale era partito e si è ritrovato, con successo, a operare nel mondo imprenditoriale più tradizionale, fabbricando beni materiali e “sporcandosi”, come si suol dire, le mani. Spesso nascono realtà particolari, che fondono innovazione e tradizione. Ne sono un esempio i “makers”, ovvero gli artigiani digitali.

È il caso dei fratelli Alessandro e Marco Florio, giovani veronesi contitolari della iDROwash, nata appena tre anni or sono e già affermatasi nel settore della produzione di macchinari per la pulizia di fabbricati civili e industriali.

Alessandro e Marco ci hanno raccontato la loro storia di imprenditori coraggiosi, come è partita la loro avventura e quali sono i loro obbiettivi.

 

Alessandro e Marco, ci volete raccontare chi siete e qual è stato il vostro percorso, prima di iniziare l'avventura con “iDROwash”?

Siamo due programmatori e rispettivamente abbiamo lavorato come commerciale e tecnico installatore con contratti a tempo indeterminato. Poi abbiamo mollato tutto per fare gli imprenditori. Una scelta non facile ma, arrivati ad un certo punto, inevitabile. I nostri impieghi non ci davano soddisfazione, né erano valorizzate le nostre competenze.

Quando e perché avete deciso che la vostra strada sarebbe stata un'altra? Come è nata in voi l'idea “iDROwash”?

Siamo partiti dalla ristrutturazione di una casa ereditata da nostro nonno. I materiali erano ancora buoni, ci serviva una soluzione per evitare di demolire tutto. Ci sembrava un enorme spreco e così abbiamo scoperto negli Stati Uniti una tecnologia che abbiamo importato e modificato, adattandola alle nostre necessità.

Volevamo che la macchina fosse sostenibile per l’ambiente, volevamo eliminare, o comunque ridurre, l’uso dei prodotti chimici che normalmente vengono impiegati in questo tipo di lavoro. I risultati erano ottimi e questo ci ha fatto pensare che eravamo sulla strada giusta.

Ci volete spiegare meglio cosa produce iDROwash? Quali sono i mercati più interessanti per la vostra azienda, quali i punti di forza e quali le prospettive per il futuro?

iDROwash produce un macchinario molto complesso e costoso e distribuisce in tutta Italia il servizio per la pulizia delle superfici esterne degli edifici, come ad esempio le facciate e i piazzali di capannoni industriali, supermercati, centri commerciali, parchi divertimento e anche condomini, alberghi, stazioni, piazze e persino aeroporti.

Rispetto ad altri metodi, si eliminano i costi e anche l’impatto ambientale dovuto all’uso di prodotti chimici. Il che lo rende molto più economico e consigliato per tutti i luoghi, anche quelli abitati e frequentati da bambini, animali domestici e nelle vicinanze di alberi e aree verdi.

Lavoriamo principalmente per grandi aziende che ci affidano la manutenzione dei loro edifici per motivi estetici e di immagine. Ma anche per esigenze tecniche come la pulizia dei piazzali esterni delle industrie alimentari che necessitano di ridurre al minimo la quantità di sporco che camion e carrelli raccolgono con le ruote e introducono negli ambienti interni.

Per il futuro ci sono grandi prospettive di mercato nel residenziale e anche nelle pubbliche amministrazioni sia in Italia che in Europa.

In tanti dicono che l'edilizia in Italia è in profondo rosso, e voi avete avuto il coraggio di andare contro corrente e di buttarvi in questo settore. Qual è stata la scintilla che vi ha spinto a prendere questa direzione?

L’edilizia non è morta, lo dimostra un report di Scenari Immobiliari recentemente pubblicato su Il Sole 24 Ore (http://www.casa24.ilsole24ore.com/art/mondo-immobiliare/2016-05-04/in-crescita-settore-servizi-immobiliari-160713.php?uuid=ADDzsX). In Italia si stimano 120.000 nuovi posti di lavoro nel settore. Gran parte di questi nuovi posti di lavoro saranno creati dalla manutenzione degli edifici piuttosto che dalla loro costruzione ex novo. Ci dobbiamo domandare quale tipo di edilizia e di sviluppo economico vogliamo per il paese e per il futuro.

Oggi la maggior parte delle startup punta sullo strumento del digitale. Voi, che siete due programmatori, avete invece deciso di impegnarvi in un'attiva “tradizionale”: quali sono gli strumenti fondamentali per operare in un settore attualmente così difficile?

Negli ultimi anni si è diffuso in tutto il mondo il fenomeno culturale dei “makers”, anche conosciuti come artigiani digitali. Un movimento di riscoperta del lavoro “tradizionale” (nulla di nostalgico o regressivo) unito alle tecnologie digitali.

Oltre all’economia digitale, cioè chi inventa le app, le stampanti 3D e i social network, c’è un'altra economia di chi inventa nuovi modi per applicare queste tecnologie ai lavori tradizionali.

È questo modello che ci affascina e che, anche nel nostro caso, concilia tradizione e modernità, il saper fare tipico dell’Italia con le infinite possibilità messe a disposizione dalle nuove tecnologie digitali, il nostro bagaglio scolastico.

In cosa pensate possa essere consistito il vostro personale contributo di giovani coraggiosi ma inizialmente, penso, inesperti per fare di iDROwash un'azienda di successo?

È difficile trovare un singolo contributo che abbia determinato il successo di iDROwash. L’inizio è stato difficilissimo. Fortunatamente abbiamo trovato alcuni imprenditori che ci hanno dato una mano, non erano interessati a diventare soci in affari ma si rivedevano in noi molti anni prima, con le stesse ambizioni, difficoltà e paure di non farcela.

Quali sono le principali difficoltà che avete incontrato, o state ancora incontrando, per la vostra attività, e quali doti principali non può non avere, oggi, un giovane che voglia intraprendere?

Avviare un’azienda o una professione in Italia è molto difficile, ma non impossibile. Bisogna avere le idee molto chiare e stare con i piedi per terra. Non si può improvvisare, bisogna essere preparati e disposti a rimettersi a studiare.

Le tre principali difficoltà sono i finanziamenti, la credibilità e il mercato. Di queste di gran lunga la più difficile è il mercato.

Secondo voi, c'è ancora spazio in Italia per chi abbia la voglia di dare inizio ad una attività produttiva, e in quali settori?

Non ci sono regole, ogni settore è diverso. Per alcune imprese il mercato italiano non è sufficiente, si possono muovere i primi passi ma poi per crescere bisogna guardare altrove. Ad esempio l’Europa, un mercato interessante a cui bisogna pensare fin da subito. Per altre, invece, la strada straniera è inevitabile e devono andare direttamente all’estero dove le condizioni sono più favorevoli.

Un consiglio che vi sentireste di dare ai vostri coetanei italiani che oggi vedono il futuro a tinte fosche e pensano di lasciare il nostro Paese per costruirsi una vita altrove?

Una nostra cugina vive a Hollywood, ha inseguito il suo sogno di lavorare nel mondo dello spettacolo. Per lei non c’era alternativa che andare in California per poterlo realizzare. Ci raccontava di quanti sacrifici e quante difficoltà ha dovuto superare e di quelle amiche che invece non sono riuscite a raggiungere il loro obiettivo. Non crediamo esista il paese perfetto, probabilmente l’Italia non lo è, ma dipende dai punti di vista.

Per finire, una domanda più personale: il sogno personale di Alessandro e quello di Marco?

Abbiamo ricevuto centinaia di messaggi di giovani e meno giovani che sono alla ricerca di lavoro o tentano di avviare la propria azienda. Un grande problema che non ci ha lasciato indifferenti. Abbiamo deciso che ci dovevamo impegnare per creare anche noi dei posti di lavoro, una sfida nella sfida di avviare un’impresa.

Anche per questo abbiamo deciso di raccontare la nostra esperienza per lanciare un messaggio di fiducia. Ora la nostra storia di successo viene raccontata in eventi con imprenditori e artigiani, come esempio per lanciare una nuova impresa artigiana (in un momento di crisi) sfruttando le potenzialità del marketing 2.0.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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    digitalestartupunder 30ediliziamakerinnovazione
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