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Under 30 e dintorni
Andrea Caschetto, “Siate pieni di sogni e cercate di realizzarli!”

Qualcuno ha accusato, tempo fa, gli under 30 italiani di essere dei bamboccioni, di non essere intraprendenti, di non sapere davvero cosa vogliono dalla vita. Ovviamente, non sono affatto d'accordo, e ho incontrato moltissimi giovani che sfatano alla grande, con il loro comportamento, queste definizioni semplicistiche e che fanno di tutta l'erba un fascio.

Uno per tutti? Andrea Caschetto (pagina Facebook).

Andrea ha una storia molto particolare, che commuove ma al tempo stesso infonde grande speranza. Giovanissimo, è stato operato di un tumore al cervello. La malattia e l'intervento, perfettamente riuscito, gli hanno lasciato una lunga cicatrice e soprattutto alcuni problemi di memoria, tanto che qualche amico l'aveva affettuosamente soprannominato Memoria zero.

Ma Andrea è un ragazzo straordinario, non si è certo perso d'animo “per così poco” e ha continuato gli studi, fino alla laurea e al master. Ma, soprattutto, ha scoperto nel frattempo che un aiuto prodigioso per la sua memoria un po' altalenante gli poteva venire dalle emozioni. Quello che lo emozionava, lo toccava nell'animo, gli rimaneva anche impresso nel ricordo. E quale migliore e più toccante emozione di quella di donarsi completamente agli altri, specialmente ai bambini soli, quelli che vivono nelle strade o negli orfanotrofi dei Paesi più disagiati del mondo?

Andrea, ragazzo coraggioso e pieno di risorse, da sempre impegnato nel sociale, ha così deciso di partire da solo, con una zainetto, pochi soldi e il sostegno morale e materiale dei suoi tanti amici sparsi per il mondo, per portare un sorriso e un po' di speranza ai bimbi più sfortunati. Dove nasce l'arcobaleno, il libro che Andrea ha scritto e che è uscito da poco in libreria per Giunti Editore, è il toccante, emozionante e straordinario resoconto di questo viaggio fra gli ultimi del mondo. Un'avventura del corpo, ma soprattutto dello spirito, che ha visto Andrea in giro per i continenti, a cercare “l'arcobaleno”.

Ho avuto il piacere di intervistarlo qualche giorno fa ed ecco quello che mi ha raccontato.

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Andrea, io ti ho definito “un ragazzo straordinario”. Ma tu come ti vorresti descrivere?

Mamma mia, che descrizione esagerata! Io mi voglio definire un… bambino con le gambe lunghe, perché ancora mi sento nel mondo dei bambini e infatti quando vado a giocare con loro mi sento a casa!

 

Eri molto giovane quando sei stato operato per una grave malattia. Hai avuto un po' di timore o i tuoi quindici anni ti hanno aiutato a superare con una certa tranquillità anche quel momento?

 

No, non ho avuto nessuna paura, nessun timore, forse perché ero ancora adolescente, ancora un po' irresponsabile e l'ho vissuta in maniera molto tranquilla. Infatti, come ho scritto nella mia storia, il motivo per cui ero più preoccupato erano le partite di calcio che si sarebbero svolte la sera prima e la sera dopo. Quindi l'intervento non è stato niente di che!

 

Come è cambiata la tua vita dopo l'intervento?

La mia vita è stata sempre uguale, perché sono stato sempre felice, solo che questa volta la difficoltà è stata la perdita della memoria. Ero diventato proprio smemorato, quindi è stato questo l'unico cambiamento della mia vita.

 

Veniamo all'Andrea di oggi. Chi ha letto il tuo libro o ti segue sui social sa benissimo a cosa ti stai dedicando con passione. Vuoi parlarne anche ai lettori di Affaritaliani.it?

Allora, sì, chi mi conosce sa che amo proprio occuparmi principalmente dei bambini, ma non è solo questa la mia missione... è proprio quella di impegnarmi nel sociale. Infatti il mio prossimo viaggio, che partirà a brevissimo, sarà il giro dell'Argentina e del Sud America in sedia a rotelle. Non vedo l'ora di partire e di affrontare anche questa esperienza. Però tutti mi conoscono principalmente come l'ambasciatore del sorriso... penso di essere una persona che trasmette la voglia di vivere!

 

Come è nato in te il desiderio di occuparti dei bambini bisognosi, degli orfani, dei più sfortunati, che vai a trovare e consolare con il tuo sorriso e la tua voglia di vivere, nei luoghi più sperduti del mondo?

Beh, forse questa voglia di aiutare i bambini orfanelli mi è venuta perché io sono cresciuto solo con mia madre, non ho avuto un padre. Questa cosa mi ha dato molto dispiacere quando ero piccolo. Forse un pochettino è la voglia di essere il padre che non ho avuto, e quindi c'è questo affetto, questa voglia di dare protezione ai bambini.

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Cosa pensi di riuscire a dare loro e cosa, invece, loro possono dare a te e a chi ne se occupa con amore?

Io penso che per loro sono soltanto una stella cadente, il desiderio di un giorno, li faccio divertire e posso insegnare loro qualcosina, ma principalmente sono loro che sono il mio paradiso continuo, perché ovunque vado mi fanno stare troppo bene. Il messaggio da dare agli altri è che uno se deve andare a fare queste cose deve stare prima di tutto bene con se stesso, perché prima di dare attenzione agli altri la dobbiamo dare a noi stessi, e quindi stare con i bambini è un atto di super egoismo da parte mia; lo faccio perché sto troppo bene con loro e di conseguenza anche loro si divertono tantissimo.

 

Il tuo libro è una straordinaria storia d'amore, ma anche un bel libro di avventure. Vale sempre la pena di rischiare anche la vita per seguire i propri sogni?

Penso di sì. La vita è solo una e se in fondo uno non la rischia di proposito (perché capita...), allora non c'è nulla di male... mentre se avessi fatto delle scelte in cui sapevo di rischiare la vita in maniera esagerata sarei stato davvero irresponsabile. Come ho detto, la vita è una e va rispettata in tutti i modi!

 

A volte dalle tue pagine traspare anche una giusta, sanissima rabbia... Vuoi spiegarci cosa ti ha dato a volte più fastidio, o fatto più male, nelle tue visite e nei tuoi incontri?

La cosa che mi dato più fastidio è scoprire l'interesse economico che c'è dietro a tanti orfanotrofi e vedere quante persone mangiano alle spalle dei bambini che non ricevono quello di cui avrebbero bisogno. Anche le adozioni hanno un costo esagerato e spero di poter combattere per fare qualcosa a questo proposito, perché è una cosa profondamente ingiusta.

 

Sei rimasto in contatto con qualcuno dei personaggi di cui ci parli nelle tue pagine? Hai avuto ancora notizie di loro?

Sì, mi sento con quasi tutti, c'è un bellissimo rapporto. L'ultimo con cui mi sono sentito è il mio amico dello Sri Lanka che mi ha ospitato presso la sua famiglia. Lui sta studiando in Germania e sta bene.

 

Premesso che molti degli incontri che hai fatto sono davvero unici, ce n'è qualcuno che ti ha particolarmente colpito?

Quello che mi ha colpito di più è stato quello con il bambino in Uganda, che era il più felice di tutti e sembrava avesse centomila dei nei suoi occhi... Gli ho chiesto perché fosse così felice e mi ha risposto “Andrea, domani conoscerò mamma e papà, sono stato adottato!”. È stato un incontro davvero speciale!

 

Qualcuno di questi incontri, di questi protagonisti è contrassegnato con uno dei colori dell'arcobaleno. Ma cos'è per te l'arcobaleno, a cui hai anche dedicato il titolo del tuo libro?

Beh, non ti posso dare una risposta esatta, altrimenti svelo il segreto che si nasconde dietro il libro (ride). Mi piace farlo un po' alla Caravaggio, ognuno può dargli l'interpretazione che ritiene più giusta. Però qualcosa di semplice che posso dirti dell'arcobaleno è che è una metafora della parola resilienza, ovvero la rinascita da un qualcosa di difficoltoso, la pioggia ovvero le lacrime, il sole ovvero la felicità... poi spunta lui, il magico arcobaleno!

 

Tu hai anche parlato della tua esperienza e delle tue iniziative davanti all'assemblea delle Nazioni Unite, un discorso emozionante e coinvolgente. Cosa si prova in un'occasione del genere e che aiuto ha dato questa esperienza alla tua missione di pace e speranza?

Da parte mia è stata una bella esperienza, che ha avuto anche un grande riscontro mediatico. Però sinceramente la conferenza più bella è stata quella al carcere minorile di Palermo, dove c'erano tanti ragazzi entusiasti della mia storia e che avevano anche loro voglia di partire e di aiutare. Quello che mi fa piacere tutti i giorni è che ci sono persone che mi dicono che quando sono tristi e riascoltano il mio discorso all'ONU, poi gli ritorna la voglia di sorridere; è questa la cosa più bella che mi porto da quell'esperienza.

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Di sicuro, tu hai quella che si dice “una marcia in più”. Che consiglio ti sentiresti di dare ai giovani che stanno ancora lottando per trovare la loro strada nella vita e a volte si lasciano scoraggiare dalle difficoltà?

Beh, il consiglio che posso dare ai giovani che si scoraggiano per delle difficoltà è quello di stare meno davanti ai cellulari e ai social network, di uscire di casa, di parlare con gli sconosciuti, di aiutare qualcuno che ha difficoltà, di viaggiare. Facendo così troveranno tante cose nuove che non conosciamo, avranno modo di crearsi delle storie, delle esperienze, e si renderanno conto di poter fare molto di più di quello che pensavano.

 

Di solito chiudo le mie interviste chiedendo alla mia “vittima” di turno di aprirci il suo cassetto dei sogni. Ma tu i sogni, tuoi e degli altri, li realizzi... Allora, parliamo di progetti... Ci puoi dire qual è il tuo prossimo?

Beh, io ho un cassetto pieno di sogni, sono davvero infiniti. Moltissimi, a dirti la verità, non si realizzano e infatti me li dimentico e quindi per gli altri che si realizzano dico “ce l'ho fatta, è stato bellissimo”. Tu conosci i sogni che si sono realizzati. Il consiglio che mi sento di dare a tutti è di essere pieni di sogni e di cercare di realizzarli; qualcuno, matematicamente, si dovrà realizzare!

Il mio prossimo progetto è quello a cui accennavo prima: il giro dell'Argentina in sedia a rotelle, per distruggere le barriere architettoniche ma anche quelle culturali. Non è un viaggio di vittimismo, di pietà, ma servirà a vedere la reazione della gente di fronte a uno in sedia a rotelle, perché ci sarà scritto dietro, in spagnolo, “Io sono come te, parlami!”. Quindi i sudamericani che leggeranno questa scritta, quelli di buon cuore, verranno a darmi una mano, mi faranno delle domande, e sono convinto che conoscerò persone stupende!

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di testi di narrativa. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. È responsabile ufficio stampa e comunicazione per Artisti Dentro Onlus. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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