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Under 30 e dintorni
Bookblogger a confronto: Giulia Ciarapica e Francesco Balestri

Oggi torniamo a parlare di libri. “Oggetti” che custodiscono storie, vite ed emozioni.

I libri dividono in due gli italiani, c'è chi li ama e non può vivere senza una bella pila di romanzi sul comodino e chi, invece, non entra in una libreria da anni.

Eppure in Italia fortunatamente ci sono molti, moltissimi giovani che si dedicano alla lettura con passione, tanto da farne un lavoro. Mi sto riferendo ai bookblogger.

Ho pensato di parlare di questa realtà con due di loro, molto noti, Giulia Ciarapica, blogger di Chez Giulia e collaboratrice presso Il Messaggero e HuffPost Italia, e Francesco Balestri, grande appassionato di libri e blogger di La bancarella del libro.

Giulia e Francesco ci raccontano della loro passione per i libri, di come essa è cresciuta fino a diventare una professione e ci danno anche degli utili consigli per tutti i gusti in campo letterario. Buona lettura!

 

Giulia, Francesco, come mia abitudine, partiamo da voi. Chi sono Giulia Ciarapica e Francesco Balestri?

Giulia: Sono una blogger culturale, quella che viene comunemente definita come “bookblogger”. Mi occupo di libri da due anni, ne parlo sul mio blog Chez Giulia e da settembre anche sul quotidiano Il Messaggero, con cui collaboro. Da poco ho anche una rubrica sul blog di HuffPost Italia, in cui do consigli di lettura abbinando una ricetta a ogni libro recensito. Non nego che c’è anche un’altra cosa che mi appassiona moltissimo e che faccio da un anno e mezzo, ossia presentare gli autori durante gli incontri organizzati nella libreria Il Mercante di Storie di Osimo (e ovviamente nei vari festival dedicati). Sono una inguaribile – e menomale – ottimista, sono quella del bicchiere mezzo pieno a cui non mancano determinazione e consapevolezza.

 

Francesco: Sono un sognatore e come tale immagino quasi sempre un mondo parallelo che mi trasporti altrove. Sono un grandissimo appassionato di tutto ciò che è arte e non perdo mai l’occasione per accostarmi a qualcosa di nuovo per alimentare quello che mi porto dentro. Questo mi ha portato nel corso degli anni ad affrontare situazioni lavorative che mi tenessero sempre a contatto con le persone, ad avere uno scambio con loro che andasse al di là di quello che avevo di fronte. Ho studiato e studio teatro da anni, e a questi studi ho aggiunto dei corsi legati al mondo dell’editoria digitale e alla scrittura 2.0.

 

Come e quando è nata la vostra passione per la lettura e i libri?

Giulia: Per me il colpo di fulmine c’è stato all’età di 5-6 anni, quando, da brava marchigiana, ho visitato insieme ai miei genitori la casa di Giacomo Leopardi a Recanati. Sono tornata a casa e ho voluto subito leggere tutte le poesie di questo genio nostrano, è stata davvero una folgorazione. Poi ho avuto un lungo periodo di buio, non ho quasi più letto fino ai 14-15 anni; poi, a partire dalla quinta ginnasio, ho davvero scoperto il piacere della lettura grazie a “L’isola di Arturo” di Elsa Morante e “Gli indifferenti” di Moravia.

 

Francesco: Questa è una domanda a cui non mi stanco mai di rispondere. Nonostante il mio esordio come lettore, ai tempi delle scuole elementari, non sia stato molto brillante, se mi guardo indietro è difficile che non ricordi un libro vicino a me. Sorrido spesso se ripenso a come ho ridotto la copia del “Nome della Rosa” di mia madre durante una torrida estate! Ho numerose foto che mi ritraggono in compagnia di amici di carta, amici che durante gli anni ho iniziato ad apprezzare semplicemente perché è scattata una molla dentro di me. Un bel giorno durante le vacanze, all’età di dodici anni, mi sono imbattuto ne “Il Giardino Segreto” di Frances Hodgson Burnett; cominciai a leggerlo per ingannare il tempo. Quel libro ebbe la forza di scavarmi dentro nella sua semplicità, sembrava raccontare di me, dei miei amici, dei miei bisogni, e come il giardino dello zio Craven rinasceva sotto le cure di Mary, Dickon e Colin, in me nasceva un forte bisogno di averne sempre di più. Da allora non ho più smesso e con voracità inarrestabile dedico il mio tempo alla lettura, ritrovando ogni volta il piacere di sfogliare le pagine… come se ancora fossi dentro a quel giardino segreto.

 

Un libro... per alcuni, solo un oggetto, per altri anche tanto di più. Cos'hanno rappresentato e cosa rappresentano i libri per voi?

Giulia: Per me i libri sono la mia finestra sul mondo e allo stesso tempo lo strumento con cui riesco a guardarmi dentro. Sono il dentro e il fuori, il compiuto e l’inesplorato. Un libro, soprattutto se letto in un momento poco felice o particolare della propria vita, ha il potere di risollevarci oppure di annientarci: è lo specchio che mette di fronte ai limiti, alle incertezze, una sorta di “seduta psicanalitica”. I libri offrono molteplici punti di vista, rappresentano per me il libero confronto fra ciò che siamo e ciò che non siamo e magari vorremmo essere. Sono possibilità di rinnovamento e di scoperta, dunque di conoscenza del sé.

 

Francesco: Quando ho capito che la mia passione per la lettura procedeva a vele spiegate non mi sono posto domande sul perché lo facessi, era semplicemente qualcosa che mi faceva stare bene. Adesso mi rendo conto che il significato è più ampio. I libri per me non sono più solo delle storie, ma qualcosa che mi parla. Mi capita di comprarli e metterli sullo scaffale, ma fino a che non sento il loro richiamo non mi accingo a leggere le loro storie. Sono fortemente convinto che se in un periodo della tua vita ti avvicini a un autore e a quello che ha scritto è perché è il momento adatto per imparare quello che ha da dirti. Forse è banale dirlo, ma è vero quando si dice che i libri ti tengono compagnia, perché sono sempre vicino a te quando li cerchi, ti accompagnano ovunque vai e, personalmente mi sono stati accanto in un momento della mia vita dove amici e famiglia erano lontani. In quel momento i libri e i loro personaggi sono stati la mia famiglia, era da loro che tornavo stanco la sera, era con loro che mi sfogavo.

Adesso sono parte di me e non potrei pensare la mia vita senza una storia che ogni volta mi trascino dietro, è come avere un maestro che non ti lascia mai e a cui puoi chiedere tutto.

 

Cosa significa essere un bookblogger? E com'è nata la vostra personalissima avventura di bookblogger?

Giulia: La mia avventura da bookblogger è nata circa due anni fa, subito dopo la laurea in Filologia moderna. È nata per caso, nel senso che ho aperto un blog dopo un paio di mesi che avevo iniziato a recensire libri su Facebook (immaginate che pesantezza!): in realtà non avevo aspirazioni da blogger, sapevo solo che volevo parlare di letteratura. Il blog era lo strumento ideale per mettere nero su bianco, dunque online in un “diario” che restasse nel tempo e che tutti potessero leggere, la mia opinione critica. Essere un bookblogger significa, per me, provare a fare della critica letteraria 2.0, significa parlare di libri, commentarli, analizzarli e far sì che tutti possano a loro volta confrontarsi con me. Poi, col tempo, è nata anche la “missione – non lettori”, ossia tentare di attirare quanti più non lettori possibile e iniziarli al magico mondo della lettura, magari attraverso i social network, pubblicizzando la mia attività in modo ironico e divertente, ed usando anche i video – brevi, simpatici, senza tralasciare la qualità di ciò che propongo – che carico sul mio canale YouTube.

 

Francesco: Essere un bookblogger è come essere una finestra spalancata sul mondo dell’editoria. Coloro che vi si dedicano devono essere sempre aggiornati sulle novità, leggere articoli, essere sempre a caccia di qualcosa di nuovo e soprattutto scrivere moltissimo.

La mia avventura è nata qualche anno fa, quando la voglia di condividere le mie letture e cosa riuscivo a tirar fuori dalle storie che mi trovavo tra le mani è diventata incontenibile. Ecco che ho iniziato a pensare a un posto dove poter scrivere liberamente quello che pensavo e dare sfogo alla mia sete di letture, mettendo in luce ciascun aspetto, sviscerando ogni situazione, analizzando ogni personaggio per come lo vedevo io e, naturalmente, cercando di centrare il tema di tutta l’opera. Inizialmente questo mi spaventava, col tempo però ci ho preso sempre più gusto e adesso il divertimento è così grande che quasi non riesco a stare dietro a tutto quello che leggo. Autori e case editrici hanno cominciato ad avere fiducia in me e nelle mie recensioni, così ho avuto modo di instaurare un sacco di nuovi rapporti con persone che in altro modo non avrei mai avvicinato e questo, penso, va oltre tutto quanto.

 

Quali sono le principali difficoltà che avete incontrato sul vostro percorso?

Giulia: La difficoltà maggiore, se di difficoltà si può parlare, è stata una generale diffidenza da parte delle case editrici, che si affidano ancora poco al blog letterario. Mentre la forza dei bookblogs sta proprio nel fatto che fungono da passaparola e, questo è noto, il passaparola è il metodo più efficace per la promozione della lettura.

 

Francesco: Senza ombra di dubbio lo scoglio più grande che si incontra facendo il blogger è quello di restare imparziali. Se da una parte ci sono le case editrici che forniscono il materiale di comunicazione accettando di buon grado le critiche, dall’altra ci sono gli autori, che troppo spesso pensano, affidandoti il loro lavoro, di ricavarne automaticamente una recensione positiva. Per quanto mi riguarda, cerco sempre di essere onesto con loro quando prendo accordi, dicendo in modo esplicito che quello che scrivo è del tutto sincero, che non faccio disparità. Non ho mai trovato giusto mentire e non lo trovo adesso. A cosa serve dire che ho apprezzato un lavoro quando invece non è vero? Non serve a me a livello personale, perché verrei meno al mio lavoro di blogger, e non serve all’autore, perché oltre al numero di stellette che si danno come voto, non riceverebbe da me un giudizio veritiero che potrebbe tornargli utile per aggiustare il tiro. Prima di essere blogger letterario sono prima di tutto un lettore, e chi scrive libri lo fa per essere letto, no? Penso quindi che il parere di una persona che ha dedicato tempo a leggere il tuo lavoro abbia sempre e comunque la sua importanza.

 

Il bookblogger ha a che fare coi libri e la lettura, che evocano sapori passati e tradizioni lontane, eppure si avvale dei più moderni strumenti 2.0. Ci volete parlare di questa apparente contraddizione?

Giulia: Onestamente non vedo contraddizione. La letteratura non è qualcosa di “passato” ma è parte integrante della vita dell’uomo, per il semplice fatto che è creata dall’uomo per l’uomo e affronta i problemi dell’uomo. Ieri come oggi, oggi come domani. Il fatto che il bookblogger si avvale degli strumenti che la tecnologia mette a disposizione è solo una diretta conseguenza del progresso (Leopardi e Galimberti non sarebbero d’accordo, ma dobbiamo adeguarci ai tempi!). Quello che cerco sempre di spiegare è che non dobbiamo mai vedere la letteratura – o l’oggetto libro – come qualcosa di vecchio, di stantìo, di immobile. Il libro è l’unica cosa che ci rende davvero al passo con i tempi perché sia che si tratti di un contemporaneo, sia che si tratti di un grande classico, l’uomo è sempre lo stesso, deve ancora risolvere i grandi problemi esistenziali e, nonostante abbia un iPhone che pensa a tutto, ancora non riesce a non soffrire per amore (siamo un po’ tutti Anna Karenina o Madame Bovary).

 

Francesco: I libri richiamano al passato è vero, oppure a qualcosa di lontano, tipo i tempi delle scuole. Molti infatti con la nuova tecnologia si sono votati al moderno e così ripudiano il resto; ecco allora computer, ebook, tablet e acquisti in rete. Penso che in tutto questo, e lo dice uno che per gestire il blog usa spesso questi mezzi, si debba sempre gettare un occhio al passato. Un buon lettore diventa tale dal momento in cui sa cosa sono i libri, li ha sfogliati e ci ha sudato sopra, vuoi per studio, vuoi per diletto. Per quanto adesso la tecnologia abbia reso tutto molto più immediato e raggiungibile, non riusciremo mai ad apprezzare la qualità di un libro se non sappiamo qual è la sua origine. Leggere un libro su un dispositivo di nuova generazione, per quanto abbia numerosi vantaggi, primo fra tutti l'estrema leggerezza, non sarà mai la stessa cosa che tenerne uno in mano e sentire il “peso” delle sue pagine, il poter instaurare con lui un certo tipo di rapporto. Rapporto che varia a seconda della persona, del luogo in cui siamo, della circostanza in cui leggiamo. I libri in quanto oggetti, e quindi anche le storie che portano dentro, recano al loro interno un proprio vissuto.

Non è forse vero che ogni libro cartaceo ha il suo odore, che le sue pagine hanno sfumature di colore differente che cambiano con l'invecchiamento, che regalano diverse sensazioni al tatto e alla vista, oppure che è possibile nascondere al loro interno messaggi destinati a qualcuno in particolare? Bene, tutto questo un lettore ebook non potrà mai averlo. Ecco perché cerco sempre di alternare, sfruttare il nuovo per comodità, ma tornando sempre alla carta per puro amore.

 

Una domanda che avevo già rivolto in una precedente intervista a un altro grande appassionato e professionista del mondo dei libri, Nikita Guardini della libreria Rizzoli Galleria. Si dice che in Italia, purtroppo, si legge sempre di meno... qual è la vostra opinione al riguardo?

Giulia: Purtroppo è vero, in Italia si legge poco, e spesso il genere prediletto è il giallo. Credo sia un dato di fatto, c’è poco da dire e da fare. Siamo un Paese che potenzialmente potrebbe fare molto per la promozione della cultura e della lettura, ma che, di fatto, fa poco. I numeri parlano chiaro. C’è bisogno di gente giovane, in gamba, sveglia e divertente che abbia voglia di trasmettere la propria passione anche agli altri. Dovremmo sicuramente svecchiarci un po’, anche nella convinzione, come dicevo prima, che la letteratura sia appannaggio di un ristretto gruppo di intellettuali.

 

Francesco: Trovo molto triste il pensarlo e soprattutto vedere come invece proliferano persone sempre più appassionate di cellulari per cui sono disposti a spendere centinaia di euro e guardano male te invece che ne spendi venti per il nuovo di Stephen King. In Italia si legge sempre meno perché nessuno ci spinge a farlo, perché la lettura è ancora strettamente legata ai banchi di scuola, quindi qualcosa che va fatto per dovere e non per piacere. Ecco perché spesso una volta concluso il ciclo di studi si smette di leggere con la scusa del “ho già letto abbastanza”, perché si pensa che si legge per arrivare a qualcosa e che giunti al traguardo non ci sia più motivo per farlo. Questo è sbagliatissimo. Come si segue le massa quando si comprano abiti o altro, si dovrebbe farlo anche per i libri, basterebbe solo un incoraggiamento. Trovo molto triste notare che la maggioranza delle persone non tocca un libro da anni, o peggio che si regalano libri a caso, senza conoscere autore, storia, o la persona che lo riceve.

Se la gente facesse lo sforzo di entrare in libreria, uno dei luoghi più rilassanti che io conosca, e allo stesso modo facesse il minimo sforzo di aprire qualche libro, scoprirebbe quanto sia facile trovare qualcosa che stuzzica la curiosità. Ce ne sono talmente tanti che è impossibile il contrario.

Vero è anche che nel mondo del “tutto e subito”, e maggiormente sono colpiti i giovani e quelli della mia generazione, è difficile far passare il messaggio che per leggere servono volontà, costanza e anche un bellissimo libro è spesso indecifrabile se ci si ferma alla prima pagina perché ha bisogno di tempo, quella brutta bestia che tutti quanti, ora come ora, sembrano non avere più.

 

Quanto è importante che si continui a leggere e che siano soprattutto i giovani a farlo?

Giulia: Molto. Sono i giovani il domani, il futuro è in mano loro. Senza un ricambio di energia, senza nuove spinte, nuove idee, nuovi punti di vista – anche grazie alla globalizzazione – senza l’interazione di menti giovani, continueremo a navigare in una palude da cui, piano piano, tutti cercheranno di allontanarsi, proprio come sta accadendo oggi.

 

Francesco: Vale la regola del “un pochino tutti i giorni” giusto per non perdere il ritmo, non c'è bisogno di buttarsi di testa su un libro col rischio poi di abbandonarlo se scopriamo che non è come ce lo aspettavamo. Spesso è questo l'errore, le storie hanno bisogno di sedimentare per poi sbocciare piano piano, ed è questo che le nuove leve devono fare. La cosa che mi rincuora è che negli ultimi anni numerosi titoli giunti a noi dall'America e dall'Inghilterra, spinti anche dai colossal cinematografici, hanno fatto breccia nel cuore di molti giovani, spingendoli a leggere saghe composte di quattro o cinque libri. Il giudizio sulla qualità e l'originalità spesso ha dato da pensare, ma non importa, l'importante è che un sacco di ragazzi in tutto il mondo abbiano riscoperto il piacere della lettura. Il passaparola è un'arma schiacciante se la motivazione è valida.

Crescendo ce lo scordiamo, ma se oggi siamo gli uomini che siamo, è solo grazie ai libri.

 

Quali sono i generi, e i titoli, più apprezzati dai lettori under 30?

Giulia: Il genere è sicuramente il giallo. Oggi si pubblicano e si leggono moltissimi gialli, thriller, spy story. In linea di massima Manzini e Camilleri vanno alla grande, ma ci sono anche autori molto richiesti come Camilla Läckberg, James Ellroy, Stieg Larsson o Jo Nesbø. Intramontabile Stephen King, ça va sans dire.

 

Francesco: Se ne facevi parola anche solo una paio di anni fa venivi guardato come un appestato e si gridava all'eresia, adesso invece si sente sempre più parlare di “distopici”, ossia tutti quei romanzi che hanno come ambientazione un futuro non troppo lontano dove la società è sottomessa a un sistema di governo senza scrupoli e che tende a dividere le persone secondo attitudini ed estrazione sociale. Titoli come “Hunger Games” o “Divergent”, per citare i più famosi, ma anche la saga di “Legend” di Marie Lu, oppure “The Program” di Suzanne Young, “Regina Rossa” di Victoria Aveyard in corso di pubblicazione e il nuovissimo “Flawed” di Cecelia Ahern, dominano ancora gli scaffali delle librerie, famosi per avere come protagonisti alla soglia dell'età adulta e dove solitamente è inserito anche un elemento romance. Altro grande titolo è l'opera in più volumi di George R. R. Martin “Il Trono di Spade”, che ha stregato milioni di lettori in tutto il mondo e fatto strage (per fortuna in questo caso!) anche in Italia. È quindi il fantasy l'altro grande genere, seguito a ruota libera dal puro romance capitanato dalla serie di “After” della statunitense Anna Todd e della nostrana Cristina Chiperi con “My dilemma is you”.

 

Consigliateci qualche buon titolo che ognuno di noi, se non l'ha ancora fatto, dovrebbe assolutamente leggere.

Giulia: Dunque, per quanto riguarda i classici io consiglio sempre “L’isola di Arturo” di Elsa Morante e “Viaggio nel passato” di Stefan Zweig. Poi consiglio vivamente “Un amore” di Dino Buzzati, ne rimarrete letteralmente incantati. Tra i contemporanei suggerisco “Cade la terra” di Carmen Pellegrino, “Gin tonic a occhi chiusi” di Marco Ferrante, “Quel nome è amore – itinerari d’artista a Parigi” di Luigi La Rosa, “Caffè amaro” di Simonetta Agnello Hornby, “Le serenate del Ciclone” di Romana Petri e “Tre figlie di eva” di Elif Shafak. Ognuno di loro, secondo me, contiene quella scintilla di letterarietà che incolla il lettore alla pagina.

 

Francesco: Uno dei libri che negli ultimi anni mi ha emozionato molto e che consiglio caldamente è “Memorie di una geisha” di Arthur Golden, un titolo che mi ha fatto desiderare fortemente di far parte di quel mondo nonostante le sue contraddizioni. Ho amato i suoi personaggi e le sue descrizioni, volevo che quelle pagine non finissero mai ed ero giunto a fare ricerche correlate durante la lettura per approfondire gli aspetti del libro. Inutile dire che mi sono sentito parte di quella casa-okiya, che ho fatto il tifo per Sayuri affinchè riuscisse nella sua arte. Alla fine era come se la conoscessi da sempre.

L’altro titolo che mi è rimasto nel cuore è “Madre del riso” di Rani Manicka, ambientato a Ceylon, dove una giovane bambina viene costretta a sposare un uomo più grande che non ama. La storia si dipana seguendo le vicende familiari della protagonista, mettendo in luce caratteri contrastanti, storie d’amore travolgenti, violenze, dissapori, con un’imminente minaccia che fa da sfondo e che rischia di mandare tutto in frantumi.

 

Un autore under 30 che di recente vi ha particolarmente colpiti?

Giulia: Francesco Borrasso. Ok, non è proprio under 30, perché in realtà di anni ne ha 33, però è l’autore più giovane e più talentuoso che abbia letto quest’anno. Ha esordito in libreria con “La bambina celeste” (Ad est dell’equatore), un romanzo forte, duro, spietato ma anche carico d’amore, in cui si parla della morte di una bambina e del drammatico dolore di un padre che si trova a combattere con questa assenza. Il classico libro che, come diceva Kafka, rompe il lago ghiacciato che c’è dentro di noi.

 

Francesco: Un’autrice che ho scoperto solo di recente e che da poco superato i trenta, per cui spero vorrai perdonarmi, ma che secondo me è degna di nota è Alessia Coppola, nata a Brindisi e che ha all’attivo diverse pubblicazioni. L’ho conosciuta grazie alla Dunwich edizioni che mi propose di leggere “Soulmates”, un paranormal romance scritto in maniera così delicata e per niente banale che sembrava quasi di leggere dei versi poetici. Mi sono interessato a lei e successivamente ho avuto modo di valutare gli altri suoi lavori, notando sempre una particolare attenzione ai dettagli, alla credibilità dei personaggi e a una trama capace di emozionare ogni volta. Bellissimo il suo retelling “Alice from Wonderland” (Dunwich edizioni), dove una Alice in chiave stempunk decide di ritrovare se stessa e interpretare in maniera matura ciò che il Paese delle Meraviglie ha significato per lei.

Oltre a essere una scrittrice di fantasy lo è anche di libri per bambini, adorabile il suo “Adularia” (Edizioni Imperium) dove affronta il tema della scrittura, dell’amore per la lettura e dell’affidamento, temi non sempre semplici ma trattati in maniera così semplice da renderli efficaci.

Quando non dedica il suo tempo alla scrittura è anche blogger e illustratrice. Vorrei che un giorno mi dicesse il suo segreto.

 

Qualche consiglio per un giovane che volesse lavorare oggi nel campo dell'editoria?

Giulia: Tenacia, determinazione, tantissima volontà e soprattutto passione. Queste sono le parole chiave, innanzitutto. Poi bisogna cercare di avere un quadro quanto più dettagliato possibile della situazione letteraria italiana, delle richieste di mercato, ma occorre altresì affinare la sensibilità letteraria per “scovare” i veri talenti, per fiutarli al primo colpo, e questo non può che venire con la lettura. Dunque, continuare a leggere, sempre e tanto.

 

Francesco: Il primo consiglio è quello di avere una grandissima passione, il secondo è quello di perseverare e non arrendersi mai. Il mio primo pensiero è stato la condivisione, non la gloria. Tutto ciò che è fatto con spontaneità viene sempre ripagato. Prima viene la tua soddisfazione personale, poi quella degli altri. Oggi come oggi, con l’avvento di internet, è difficile imporsi in questo mondo ma proprio per questo si deve cercare di essere diversi, di andare a scovare qualcosa che ancora nessuno ha detto, trovare un proprio modo di esprimersi e di arrivare alla gente, ritagliandosi una piccola fetta di spiaggia in questo enorme mare. Molti si sentono grandi scrittori, autori consumati, anche se hanno scritto solo qualche racconto auto pubblicato, che può anche andar bene, ma l’umiltà resta la qualità più grande. Per tutti.

 

Per concludere, quali sono i progetti e il sogno nel cassetto di Giulia Ciarapica e Francesco Balestri?

Giulia: Ti dirò, i cassetti mi stanno stretti, traboccano di calzini e i miei sogni non ci stavano, così ho provato a realizzarli. Di fatto, quindi, posso dirti che tutto ciò che amo fare è... in corso d’opera. Mi piacerebbe diventare una vera e propria giornalista culturale, vorrei poter continuare a parlare di libri, partecipare ai vari festival, insomma, quello che sto facendo! Amo talmente tanto tutto quello che faccio che non potrei desiderare di meglio (stabilità lavorativa a parte, s’intende!).

 

Francesco: Uno dei prossimi progetti è quello di giveaway per festeggiare insieme ai lettori del blog e della pagina Facebook questo prossimo Natale, l’autore è già stato scelto, adesso tocca alla sua opera da mettere in palio. Sto poi cercando maggiori collaborazioni con le case editrici per vagliare nuovi generi e nuovi autori, perciò sono aperto a ogni tipo di novità.

Il mio sogno nel cassetto? Lavorare in una casa editrice che apprezzi quello che faccio adesso mettendomi davanti sempre nuove sfide. A piccoli passi certo, ma sarebbe davvero bellissimo poter lavorare fianco a fianco con coloro che condividono con me questo stile di vita.

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi e di Penombra. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. È responsabile ufficio stampa e comunicazione per Artisti Dentro Onlus. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com


 

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