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Under 30 e dintorni
MaBasta!, under 30 contro il bullismo

A volte ci si lamenta che molti ragazzi, specie quelli più giovani, non si interessano a nulla di serio e importante, ma pensano solo a divertirsi.

Non è questo il caso di un gruppo di ragazzi under 30, addirittura quattordicenni e quindicenni, di Lecce, che hanno dato vita a un'associazione, MaBasta!, per lottare contro un grave fenomeno, sempre più diffuso, di cui mi sono già occupato in precedenza a proposito del nuovo film di Ivan Cotroneo: il bullismo.

La loro associazione, pur nata da poco, ha già riscosso un grande successo a livello di media e sempre più giovani vittime di bullismo e cyberbullismo, spesso disorientate e indifese, chiedono il loro aiuto per affrontare la situazione in cui si trovano.

L'importante, come affermano anche i ragazzi di MaBasta!, è non restare fermi e inermi, bisogna chiedere aiuto, ribellarsi e trovare il coraggio di denunciare. Ma le vittime di bullismo non devono essere, ed essere lasciate, sole. Hanno bisogno dell'aiuto di amici, compagni, genitori e insegnanti e MaBasta! può sicuramente contribuire a fare luce su questi episodi e a combatterli.

Conosciamo quindi meglio questi intraprendenti under 30 e la loro missione.

 

Ci volete raccontare chi siete e com'è nata l'idea di Mabasta!?

Siamo quattordici studenti della classe 1°A (a settembre saremo la 2°A!) dell’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce, abbiamo dai quattordici ai quindici anni e l’idea di MaBasta ci è venuta quando a gennaio abbiamo parlato in classe col prof Manni del caso della dodicenne di Pordenone che ha tentato di togliersi la vita a causa delle azioni di bullismo da parte dei compagni di scuola. Ci siamo infervorati molto sull’argomento e, siccome il prof dall’inizio dell’anno ci spingeva sempre a “fare” e non solo a “parlare”, gli abbiamo chiesto cosa si potesse “fare” in questo caso e se poteva aiutarci. Siamo partiti all’inizio con l’idea di realizzare qualche video con le classiche scene di bullismo ma ci siamo resi conto che non saremmo mai riusciti a farli migliori e più interessanti di quelli già in rete, così abbiamo pensato di creare una specie di associazione tra i tanti giovani che, come noi, non sopportano tutti questi atti da vigliacchi. L’altra cosa su cui insiste molto il prof è la scelta del nome giusto da dare a un nuovo progetto e, anche se abbiamo perso qualche lezione, siamo molto soddisfatti di aver scelto “MaBasta”, che non è solo una chiara esclamazione ma nasconde anche un importante acronimo: Movimento Anti Bullismo Animato da STudenti Adolescenti.

 

Qual è l'obiettivo che vi siete posti?

All’inizio l’obiettivo era molto semplice, utilizzare le nostre conoscenze informatiche in termini di web e social network per spargere la voce che era nato un movimento di giovani contro il bullismo e avere quante più adesioni possibili. Da come hanno reagito la stampa nazionale e i più importanti Tg italiani ci siamo resi conto che molto probabilmente la nostra “creatura” era la prima in assoluto di questo tipo, nata e curata dal basso, dagli studenti. Allora ci siamo subito allertati, sempre con l’aiuto dei nostri prof, e abbiamo iniziato a porci degli obiettivi un po’ più ambiziosi, anzi molto più ambiziosi: tentare di debellare nelle scuole ogni forma di bullismo e cyberbullismo. Abbiamo detto “tentare”, forse non ci riusciremo mai, ma almeno vogliamo mettercela tutta. Ormai siamo partiti e non vogliamo fermarci per nulla al mondo.

 

Quali iniziative promuovete e che progetti avete messo in campo per lottare contro il bullismo?

La nostra prima mossa è stata quella di cercare in tutta Italia quelle che noi chiamiamo le “Classi Debullizzate”, ossia quelle classi (come la nostra) che non presentano alcun fenomeno di bullismo. Volevamo capire se queste fossero la maggioranza. Ossia poter affermare che le classi senza questi fenomeni sono numericamente superiori a quelle che, invece, hanno casi o episodi di bullismo. Con i nostri piccoli mezzi (il web) siamo riusciti in poco tempo a scovare già in tutto il Paese oltre 100 classi debullizzate, circa 2.500 studenti che ci hanno inviato la loro dichiarazione e a cui noi abbiamo inviato la locandina personalizzata da esporre sulla porta dell’aula. A settembre ricominceremo la ricerca.

E poi a settembre lanceremo tre nuove iniziative: l’individuazione di “Bulliziotti” e “Bulliziotte” in ogni classe e in ogni scuola (ragazzi più grandi e rispettati da tutti, a cui vittime e spettatori possono raccontare di episodi e casi); la presenza nelle scuole delle “Bullibox” (urne in cui chiunque può segnalare, anche in anonimato, eventuali situazioni a rischio); infine vogliamo attivare un Centro di Ascolto Digitale, ossia un sito dove chiunque può raccontare la propria storia o esperienza e, con l’aiuto di esperti (qui sì che servono gli adulti), offrire il necessario aiuto o supporto. Per queste ultime tre iniziative abbiamo avviato una piccola raccolta fondi (crowdfunding) con l’augurio di raccogliere 2.500 euro. Se riusciremo a raggiungere questa cifra, la società Fastweb la raddoppierà e avremo 5.000 euro da utilizzare per i nostri obiettivi.

 

In base alla vostra esperienza, cosa vuol dire veramente “essere vittime di bullismo”? Quali conseguenze producono queste aggressioni fisiche e psicologiche in un adolescente che le subisce?

Siamo ancora troppo piccoli e inesperti per rispondere a questa domanda. Da quando abbiamo avviato MaBasta abbiamo ricevuto diverse richieste di aiuto, sia da parte di ragazze e ragazzi vittime di comportamenti ostili che da parte dei loro genitori. A essere sinceri ci siamo meravigliati che si rivolgessero a noi, ragazzi appena quattordicenni. Questo voleva dire che non sapevano davvero a chi chiedere aiuto in queste situazioni e che, quindi, era importante creare qualcosa che potesse dare una mano in questo senso, anche semplicemente veicolare le richieste d’aiuto verso i professionisti e gli esperti del settore. Dai fatti che sentiamo ai Tg, dai videoclip che accompagnano alcuni brani antibullismo e dai film che raccontano di questo fenomeno (come ad es. “Un bacio” di Ivan Cotroneo) abbiamo però capito che sono esperienze veramente devastanti e che un Paese non può definirsi “civile” se al suo interno succedono queste cose.

 

Tramite la vostra associazione avete conosciuto direttamente casi particolarmente gravi di bullismo?

Per fortuna no, anche perché non avremmo proprio saputo cosa fare, se non avvertire le autorità competenti. È proprio per questi casi che vogliamo attrezzarci e arrivare al punto di essere preparati e in grado di saperli gestire, saper dare informazioni e consigli utili sul da farsi e a chi rivolgersi.

 

Che consigli dareste a un vostro coetaneo che si trova a essere vittima di bullismo?

In quei casi di ragazze e ragazzi che ci hanno chiesto qualche consiglio abbiamo subito suggerito con fermezza che genitori e docenti dovevano essere messi al corrente di ciò che succedeva e, se per qualche motivo non se la sentivano di parlare in prima persona, abbiamo suggerito di farsi aiutare da qualche amico o amica, fratello o sorella, cugino o altro conoscente, anche non della stessa classe, anche esterna alle amicizie scolastiche.

 

Cosa dovrebbero fare genitori, amici e insegnanti per aiutare un giovane in difficoltà?

Non siamo nessuno per dire cosa dovrebbero fare, però ci sentiamo di dire con decisione che non devono prendere mai sotto gamba le segnalazioni, pensiamo sia meglio rischiare un eccesso di attenzione anziché un altro caso che debba arrivare alle cronache per aver raggiunto situazioni estreme.

 

Chi assiste a questi atteggiamenti senza far nulla è un semplice spettatore o ne diventa “complice”?

Questa sì che è una bella domanda. Ci stiamo man mano convincendo che non può essere definito né un “semplice spettatore” (senza alcuna responsabilità) e nemmeno un vero e proprio “complice” (corresponsabile). È come se fosse un caso di “omissione di soccorso”, quindi secondo noi non può e non deve assolutamente più restare in silenzio e far finta di non sapere nulla. Vogliamo attivare Bulliziotti, Bullibox e il desk digitale proprio per offrire ogni possibile strumento (in chiaro e in anonimato) per far sì che non ci siano più scuse per non rendere noto ciò che ha visto, sentito, saputo. Se tutti noi ragazzi ci mettiamo d’impegno, ognuno per la propria parte, questo pessimo fenomeno può terminare una volta per tutte.

 

Cosa direste a uno dei tanti bulli che mettono in atto le loro prepotenze nelle scuole e fuori, e che spesso diventano protagonisti negativi di gravi fatti di cronaca?

Quello che diciamo sul nostro sito: Hai bisogno di aiuto! È vero, alle vittime chiediamo se hanno bisogno di aiuto mentre alle bulle e ai bulli affermiamo che hanno bisogno di essere aiutati a ritrovare un po’ di serenità interiore. Per noi non è concepibile che una ragazza o un ragazzo che sta bene, che è sereno con sé e con gli altri, possa trarre goduria o piacere nel trattare male un’altra persona. Ci piacerebbe tanto riuscire a fargli capire che la vita è molto più bella da vivere se si è rispettati, non temuti.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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