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Natangelo de "Il Fatto Quotidiano", come nasce la satira politica
Mario Natangelo

La satira è spesso al centro di accesi dibattiti e polemiche. Ci si interroga su quali siano i suoi limiti, ammesso che ce ne siano, e fino a dove ci si può o deve spingere nel praticarla. Di recente abbiamo anche assistito, purtroppo, alle tragiche conseguenze che la libertà di satira ha portato molto vicino a noi.

La satira, però, è appunto un diritto ed è giusto che venga esercitata, per mettere in discussione la realtà così come ci viene presentata, per scompigliare le carte in gioco, per accendere il dibattito e anche aiutare la gente a farsi un'idea più chiara su certi fatti. A volte è anche solo un mezzo per farsi una necessaria risata libertoria.

In cosa consiste però oggi la satira politica in Italia? Come si diventa dei professionisti in questo campo? E ancora, come nascono le vignette e le strisce che vediamo quotidianamente su internet e su alcuni quotidiani?

Ne ho parlato in una piacevolissima chiacchierata con un giovane giornalista e autore, appena trentenne ma già molto conosciuto, Mario Natangelo (Mario Natangelo). Giornalista professionista e vignettista de «Il Fatto Quotidiano», ha esordito nel 2007 con «L'Unità». Oltre a vantare altre collaborazioni importanti, è vincitore di premi che riguardano il mondo della satira e autore di libri, tra cui Pensavo fosse amore invece era Matteo Renzi e 2012 con loden.

 

Mario, partiamo da te. Chi è Mario Natangelo, o anche solo Nat, come spesso ti firmi?

Beh, in primo luogo sono un giovane, ho trent'anni. Sostanzialmente sono un viaggiatore, è una definizione che mi piace tanto. Se potessi farlo per professione a tempo pieno, mi pacerebbe tantissimo. Sono una persona che ha la fortuna di fare un lavoro in cui può raccontare quello che vede e pensa e alla gente interessa. Viaggio spesso, le strisce nascono da quest'esigenza: dopo molti anni in cui ho lavorato al giornale, in redazione, un modo di lavorare più routinario, in cui il viaggio era una parentesi, abbiamo deciso di cambiare metodo e andare sul luogo, per raccontare più da vicino le storie che potessero interessare i nostri lettori.

 

Hai seguito degli studi umanistici, in ambito giuridico... come e quando è nata poi in te la passione per il disegno, le vignette, e quando hai deciso di farne la tua professione?

Sostanzialmente ho sempre disegnato, da bambino o a scuola con i giornali d'istituto su cui realizzavo le vignette. Dopo la parentesi di Legge, ho ripreso anche se non è stata la scelta di una professione perché sostanzialmente è una professione che... non esiste. I vignettisti che abbiamo in Italia lo fanno da molto tempo, non c'è una vera e propria ricerca di questa categoria. E poi ho avuto la fortuna di entrare a far parte del giornale quando è nato.

 

Qual è stato il percorso che ti ha portato a collaborazioni importanti, come quelle che hai già avuto in precedenza e anche ora, lavorando ad esempio per «Il Fatto Quotidiano»?

Ho iniziato con «L'Unità», collaborando per un anno da fuori con l'inserto satirico Emme, ed è stata la prima volta che ho ricevuto una retribuzione. Nel frattempo avevo visto che Travaglio aveva un blog, “Voglio Scendere”, in cui gli articoli erano accompagnati da vignette. Così ho provato a contattarli e mi sono proposto e da lì ho iniziato a pubblicare. Quando poi hanno deciso di creare il giornale mi hanno chiamato e ora sono sette anni che lavoro per «Il Fatto Quotidiano». Ho avuto un'evoluzione professionale all'interno del giornale, nel senso che loro hanno puntato su di me e sono diventato giornalista professionista. Hanno investito su di me, anche dal punto di vista economico, e questa è una delle cose per cui ringrazio di più il giornale per cui lavoro. Ti rende orgoglioso quando qualcuno riconosce valore a ciò che fai, soprattutto nel mio settore. E oggi è una cosa decisamente rara.

 

Come nascono le vignette e le strisce che realizzi? Dove trovi gli spunti?

Le vignette e le strisce sono molto differenti. Le vignette vengono dal lavoro quotidiano, quindi lavori sulla notizia. Ma più che lavorare sulla notizia, io lavoro su dei personaggi. Se ad esempio oggi Bersani e Renzi stanno litigando, io non lavoro sul fatto che stanno litigando, infatti le mie vignette sono molto poco “politiche”, ma lavoro sui personaggi in sé. Ed è per questo che le vignette piacciono anche a chi non è molto appassionato di politica. Così c'è Bersani che è particolarmente “sfigato” e becca sempre bastonate, Renzi che è “ciccione” e così via. Quando la faccenda non è particolarmente seria, sostanzialmente è un modo per sorridere con i lettori.

 

Satira... diritto o dovere?

Dovere mi sembra esagerato, i doveri sono altri. Sicuramente è un diritto, la libera manifestazione del pensiero. La satira ne è uno strumento. Ovviamente ha dei limiti che sono il buon gusto e la necessità di evitare situazioni che ti possono portare una querela.

 

La satira in generale, e specie quella politica di cui principalmente ti occupi tu, è spesso al centro di molte polemiche. Qual è la tua opinione al riguardo? Pensi che ci siano un modo “giusto” e uno “sbagliato” di fare satira?

Io penso che ci possa essere un modo “sbagliato” ma non un modo “giusto”. Poi ovviamente ognuno lo fa come crede, ci sono tantissimi che fanno vignette e poi non le pubblicano o magari le condividono su un loro blog, non importa che il pubblico è grande o piccolo. Il modo “sbagliato” forse è fare la satira di partito, fatta in modo disonesto, che così diventa propaganda, perchè parti dall'idea che devi difendere una certa posizione per partito preso e così, appunto, finisci per fare propaganda. E questa non è satira. La satira è dire comunque certe cose che vanno dette, anche se all'autore stesso magari non fanno piacere.

 

Qual è la tua opinione sul “politicamente corretto”?

La satira è scorretta, deve esserlo. Non può essere educata o garbata. Magari in alcuni casi può essere un po' pietista. Tendenzialmente si dovrebbe evitare di essere retorici. “Politicamente corretto” sembra una contraddizione in termini, nel senso che non posso fare una battuta politicamente corretta. Sostanzialmente bisogna rispettare quello che pensi debba meritare rispetto, e questo deve venire spontaneo.

 

Per quanto ti riguarda, ti sei posto delle regole, dei principi da seguire? Dei limiti da non oltrepassare? E come reagisci quando ti trovi al centro di polemiche, a volte anche molto accese?

Come dicevo prima, naturalmente ci devono essere dei limiti di buon gusto e devi cercare di evitare situazioni che ti possono portare dei guai. Ad esempio, l'unico controllo che ho io al giornale è quello di evitare situazioni che possono portare a dei problemi dal punto di vista legale. Poi a volte le polemiche emergono comunque, ma non c'entra nulla con l'aspetto legale.

Quando mi sono trovato al centro di polemiche non ho mai replicato. Io ho fatto una vignetta e quello che dovevo dire l'ho detto nella vignetta. Anche perché poi le vignette, soprattutto quelle che presentano più sfumature, sono suscettibili di interpretazione. Io le ho pensate e realizzate pensando a una certa cosa e poi altri magari vi hanno letto tutto un altro significato.

 

Non possiamo non parlare di Dibla. Com'è nato il suo personaggio?

Hai sempre, a scuola o sul lavoro, quel tuo amico che disegni perché si presta per tante ragioni. Non so dirti come e perché è nato il personaggio. Dibla è un mio collega, Eduardo Di Blasi. Parlavamo per lavoro e scherzavamo, ci divertivamo, lo prendevo in giro e così poi ho iniziato fare vignette sul fatto che facevo vignette con lui. Poi è diventato un personaggio, con un'identità propria, una sua vita. Quando presento il mio libro le persone mi chiedono di disegnarci sopra Dibla. Ormai, scherzando, dico che mi daranno il Nobel per Dibla.

 

Cosa direbbe ora Dibla a proposito di questa intervista?

Mi direbbe che sono “un cazzaro”. È molto, molto sarcastico e quindi ovviamente mi smonterebbe tutto. Ma questo è il nostro rapporto, anche nelle vignette, dove io mi disegno molto alto e lui invece molto basso, mentre nella realtà siamo alti praticamente uguale. Ma questa è la mia visione dell'altezza morale. Come per tutti i personaggi. Non so quanto siano alti Renzi, Bersani, Berlusconi o Grillo, ma li immagino in un certo modo. L'altezza morale, quella che immagino possano avere dentro. Faccio D'Alema altissimo e Bersani nano, ma mi dicono sia il contrario.

 

Che consigli ti sentiresti di dare a un ragazzo che avesse la tua stessa passione e volesse intraprendere il tuo percorso?

Mi capita spesso che dei ragazzi mi scrivano per chiedermi consiglio. La cosa mi fa sorridere perché mi sembra sempre strano che chiedano a me dei suggerimenti, anche se ormai lavoro da parecchi anni in questo campo. Io dico sempre di farlo, di provarci, intanto se questo campo ti piace lo farai lo stesso. L'importante è muoversi, cercare contatti, crearsi una pagina, un blog. Ora internet dà tantissime possibilità. Magari i primi tempi rinunciare anche a essere pagati. Io stesso all'inizio mandavo le mie vignette gratis.

E poi, il consiglio fondamentale è quello di cercare di essere riconoscibili. Più che l'originalità, la riconoscibilità, usare sempre uno stesso stile, delle formule riconoscibili. Avere una propria identità che ti distingue dagli altri. Il disegno di per sé non deve essere perfetto, bello, bensì funzionale.

 

Per concludere, domanda di rito... quali sono i progetti e il sogno nel cassetto di Mario Natangelo?

Il sogno nel cassetto, se continuo a fare questo lavoro, se funziona e piace, è sicuramente quello di poterlo fare senza dover stare a Roma, ma potendomi muovere e viaggiare di più.

Quanto ai progetti, quando mi sarò ripreso dal lavoro sul mio libro, iniziarne magari uno nuovo, anche con modalità diverse. Però per ora sono un vignettista, il mio modo di fare è questo, non sono un fumettista, non sviluppo una storia, ma cerco sempre di trovare una mediazione tra il mio linguaggio da vignettista, e quindi breve e autoconclusivo nella tavola, e quello del fumettista.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi e di Penombra. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. È responsabile ufficio stampa e comunicazione per Artisti Dentro Onlus. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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