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Under 30 e dintorni
Spaghetti Writers, una taverna letteraria online

Avete mai provato ad associare la scrittura alla buona cucina? Avete mai pensato che gli scrittori, come gli chef, sono degli artisti che creano le loro opere e le servono per il vostro piacere?

Lo hanno fatto gli under 30 di Spaghetti Writers, un collettivo di scrittori che ha creato una sorta di “taverna letteraria” online, in cui al posto di un buon piatto di pasta vengono serviti i racconti inediti scritti da loro e da altri autori “chef per un giorno”.

Un'idea originale che sta riscuotendo molto interesse, anche grazie al livello degli scrittori che ne fanno parte e al valore dei testi che vengono pubblicati. Ma anche uno strumento per cercare di superare le difficoltà che i giovani scrittori spesso incontrano nell'inserirsi nel mondo editoriale italiano attuale e per ridare dignità a un genere letterario, il racconto, oggi spesso trascurato dagli editori.

Ho parlato di questa iniziativa con David Valentini e Iago Menichetti, due degli autori di Spaghetti Writers, che mi hanno raccontato di come è nata l'idea di dar vita a questo collettivo e della loro esperienza nel mondo della scrittura.

A voi non resta che sedervi a tavola, per gustare i racconti che gli chef di Spaghetti Writers vi serviranno.

 

David, Iago, come è mia abitudine voglio partire da voi. Chi sono David Valentini e Iago Menichetti?

David: Io sono uno che ha iniziato a scrivere per esorcizzare le paure di una vita, e che poi non è più riuscito a smettere. Sono anche uno di quei sociopatici che sniffa i libri dopo averli letti e alle feste parla della rilegatura a filo refe. Però lo fa senza usare paroloni, voglio che le cose siano comprensibili a tutti. D’altronde si scrive per sé, ma sono gli altri a leggere.

Iago: Non ne ho idea. Sono un persona tanto incoerente e volubile che non sono ancora mai riuscito a capire bene chi, o cosa, sia. Però mi piacciono le storie, mi sono sempre piaciute. Mi piace sia ascoltarle, sia leggerle, sia raccontarle e vorrei riuscire a fare qualcosa di inerente a questo, nella mia vita. Abbastanza vaga come idea, eh?

 

Ci volete parlare di Spaghetti Writers e di cosa si occupa?

David: SW è una taverna letteraria online, un incrocio fra il sogno di Neverland e l’incubo di Hell’s Kitchen. Un posto che possiamo considerare nostro, ma aperto al pubblico 24/7, 365 giorni l’anno.

Iago: David ha ragione; si tratta di un'osteria narrativa e lo spirito è appunto quello delle migliori bettole: ci si siede, si beve (molto), si racconta e si ascolta gli altri farlo.

L'idea era quella di rendere lo spazio il più accogliente, facile e comprensibile possibile; da questo punto di vista infatti siamo molto soddisfatti del lavoro delle ragazze che si sono occupate della grafica del sito.

Detesto ogni forma di elitarismo e ogni tentativo, conscio o meno, di tenere lontane le persone dalla narrativa, dalla lettura e dalla scrittura.

 

Come e perché avete deciso di creare questo collettivo di giovani scrittori?

David: Premetto che io sono arrivato in un secondo momento, coinvolto dall’entusiasmo di Iago, che ho conosciuto al Salone del Libro l’anno scorso. L’idea era mettere insieme persone, stili e generi diversi; confrontarci, ispirarci, crescere insieme. Siamo partiti con un progetto che aveva più l’aria di un grande sogno. Ora che siamo lungo la via e abbiamo bruciato qualche pietanza ma anche sfornato qualche piatto decente, stiamo correggendo la rotta. Non è facile, ma niente di ciò che è bello lo è.

Iago: Insieme a Giulio, Francesco e Federico – altri membri del collettivo – c'eravamo, per così dire, un po' rotti di lamentarci e basta. Cercavamo uno spazio narrativo sì accessibile a tutti, ma anche dove i racconti, come i loro autori, fossero valorizzati, aiutati e sostenuti. Eravamo interessati a un posto dove le storie non venissero buttate lì solo per fare mucchio, ma in cui si mantenesse sempre viva la partecipazione: una sorta di luogo digitale in cui ricreare l'atmosfera dei laboratori di scrittura più riusciti. Quindi ce lo siamo creato da soli.

 

Spaghetti Writers, nome indubbiamente originale e accattivante, così come tutti i termini che usate all'interno del sito... “osteria”, “giro pasta”, “chef”, e così via. Com'è nata quest'idea, creando anche un parallelismo tra l'arte letteraria e quella culinaria?

David: Quando Iago mi ha parlato del progetto non credevo di essere così fortunato da incontrare la persona giusta al momento giusto. Ogni parola e ogni idea mi smuovevano nuovi suggerimenti. Lo spazio condiviso prendeva forma nella mia testa. Il parallelismo è stata la cosa che mi ha colpito subito: l’idea di avere degli ingredienti che buttati a caso non sono niente ma che, se mescolati con pazienza, sapienza e creatività, possono dar vita a qualcosa di bello. Ciò che il cliente vede è l’opera finale servita e decorata, ma non sa niente della cucina fatta di frasi sporche, parole buttate nel secchio, penne rotte, tastiere consumate, cuochi esauriti perché quel maledetto piatto non sa di niente e ci va aggiunto ancora un po’ di sale.

Iago: Vi riesce di vivere senza mangiare?

No. Bene, altra domanda: riuscireste a vivere senza le storie?

Qui sono sicuro che il dibattito si farebbe più accesso ma se lo chiedeste a me avreste la medesima risposta: no.

La narrativa vista come qualcosa di basico, necessario, naturale come farsi, appunto, un piatto di spaghetti quando si ha fame. Le storie, come patrimonio di tutti.

Certo, poi ci può essere chi te le cucina meglio e chi peggio, il cuoco più navigato e l'apprendista di belle speranze, ma il discorso non cambia: sarà sempre tutta una questione di impegno, passione e arte dell'arrangiarsi con gli ingredienti a disposizione.

 

Chi sono i giovani chef, pardon, i giovani scrittori che compongono il collettivo?

David: Essenzialmente sette ragazzi convinti che le parole possano migliorare la vita delle persone.

Iago: Sette persone che o facevano questo o si mettevano a girare il remake di “Sette Psicopatici” di Martin McDonagh.

 

Come vedete oggi il rapporto dei giovani con la scrittura? È vero, come spesso si dice, che i ragazzi non sanno più scrivere, limitandosi a un uso sbagliato delle chat?

David: Come qualsiasi altra cosa la scrittura (parlo qui dell’atto dello scrivere, preferisco non soffermarmi sulla questione scrittura creativa) è cultura, nel senso etimologico del termine. Scrivere è qualcosa che facciamo quotidianamente senza preoccuparci mai di capire se lo facciamo bene o male. Diamo per scontato che gli altri ci capiscano anche se scriviamo perchè o perche’ al posto di perché. È vero, ci si capisce; ma il tempo che dedichiamo al vestirsi bene perché non lo dedichiamo anche allo scrivere bene?

Iago: C'è una frase di “Wonder Boys” – film del 2000 di Curtis Hanson, con Michael Douglas, adattamento cinematografico di un romanzo di Michael Chabon – che, da questo punto di vista, è un po' il mio mantra; vado a memoria ma il senso è: non si può insegnare a scrivere, si può solo aiutare qualcuno a trovare la sua voce. Ecco, per me scrivere è in ogni caso, a prescindere dall'anagrafe e dalla forma in cui lo si faccia, un modo di trovare la propria voce. Qualunque cosa voglia dire, si intende.

 

Fortunatamente capita spesso di imbattersi in giovani scrittori di grande talento. Volete indicarci qualche scrittore under 30 che avete apprezzato nell'anno appena finito e che vi ha particolarmente colpito?

David: Due nomi, due stili e generi completamente diversi: Giorgio Ghiotti e Luciano Funetta.

Iago: Mi hai “ciulato” Funetta, maledetto. Ok allora vado di Orazio Labbate e Alcide Pierantozzi.

 

Quale pensate sia la situazione attuale del mondo dell'editoria in Italia? Qual è stata finora la vostra esperienza al riguardo?

David: Non è vero che non si legge. Si legge molto, moltissimo, ma purtroppo girano sempre gli stessi nomi. Big a parte, anche nella piccola e media editoria ci sono dei fenomeni di massa. Sono dell’idea che bisognerebbe spaziare e sperimentare un po’ di più, e in questo aiutano le riviste online e cartacee che trattano racconti. I racconti richiedono poco tempo, danno un’idea dell’autore e spesso aprono nuove prospettive. La difficoltà spesso è arrivare a conoscere queste riviste, perché a volte si tratta di realtà underground.

Iago: Ho idee parecchio confuse e cambio parere molto spesso a riguardo – io l'ho premesso che sono incoerente –, però credo che ci sia un grande bisogno di inventarsi qualcosa in questo campo. Qualcosa di nuovo. Sul cosa ci ragiono più o meno quotidianamente, ma non è che, fino a ora, sia riuscito a partorire soluzioni granché illuminanti.

 

In base al vostro percorso, è possibile per dei giovani oggi vivere del proprio lavoro letterario? Che consigli vi sentireste di dare a dei giovani aspiranti scrittori?

David: In base a quel che vedo non si vive né si può vivere di scrittura. Se parliamo di racconti, poi, bisogna tenere a mente che molte pubblicazioni sono a titolo gratuito (almeno qui in Italia). Ma un esordiente, anche se vende, può portarsi a casa i soldi per offrire una pizza agli amici. Quindi il consiglio è: scrivete per passione. È l’unico modo per essere liberi.

Iago: Di consigli non ne ho, però ti posso dire quello che ripeto a me stesso: scrivi; il più che puoi e quanto più puoi. Scrivi, confronta, cancella e riscrivi.

Se sei un musicista, se suoni la chitarra per esempio, la tua volontà dovrebbe essere quella di suonare e trovare dei luoghi che ti diano modo di suonare, quindi di farti ascoltare, di condividere quello che suoni, il più possibile. Il tuo piacere dovrebbe derivare prima di tutto da questo.

Rispetto tantissimo i musicisti di strada, quelli che si cercano un posto affollato e si mettono semplicemente lì a suonare, magari con il cappello appoggiato per terra per dare modo a chiunque di mostrare se quello che stai facendo gli piace o meno. Credo che concettualmente Spaghetti Writers sia questa stessa identica cosa, solo con lo scrivere.

 

Che significato hanno per voi i libri e la scrittura?

David: La scrittura è speranza e condivisione. Un libro è un rifugio in montagna mentre il mondo intero va in pezzi.

Iago: Sottoscrivo l'ultima frase di David. Anzi, ora la twitto pure, tiè!

 

Tornado a Spaghetti Writers, pubblicate racconti, un genere purtroppo molto spesso “emarginato” e rifiutato da molti editori. Quali sono, secondo voi, le cause di questa chiusura? E, all'opposto, cosa vi ha spinto a valorizzare proprio questo genere?

David: “Il racconto non vende”. È vero, e il motivo è che l’editore spesso è un imprenditore che punta a opere più commercializzabili: il romanzo fidelizza il lettore, gli offre un inizio, uno sviluppo e una fine. Dà una sensazione di pienezza e significato che spesso non si ritrova nella realtà. Ecco perché piace. Il racconto è frammento, è dispersione, è una barca nella tempesta, che non si sa dove va né se arriverà mai o se invece affonderà; spesso è terrore, un’immagine sfocata nella memoria. Però c’è da dire che molti racconti non sono fatti per finire nei libri, ma per essere letti così, online e liberamente. In questo senso il racconto è generoso e anarchico, non chiede niente ma dà molto.

Iago: Viviamo in un mondo dove lo stesso concetto di realtà è costantemente messo in discussione, se qualcuno si mette a parlare di verità scappa da ridere, e in cui uno stesso argomento rischia di diventare anacronistico da una settimana all'altra. Non sono io a dover spiegare perché ritengo la forma del racconto più adatta ai nostri tempi, sono gli altri che mi devono spiegare come si possa ancora concepire un testo unitario, magari di centinaia e centinaia e centinaia di pagine, su uno stesso tema.

 

Che progetti avete a proposito di Spaghetti Writers per il 2017? Qual è il vostro obiettivo?

David: Quando abbiamo iniziato non ci aspettavamo che qualcuno ci chiedesse di pubblicare qualcosa sul nostro spazio. È su questo genere di sorprese che confido, perché io personalmente ho una visione piuttosto limitata delle cose.

Iago: Scrivere di più, scrivere meglio e dare modo agli altri di fare lo stesso.

 

E invece, per concludere, a livello personale... quali sono i progetti e il sogno nel cassetto di David Valentini e Iago Menichetti?

David: Vorrei arrivare a pubblicare un romanzo di formazione che mi porto dentro da una vita. Qualcosa che rappresenti me e questa mia generazione.

Iago: Non ho realmente idea di quello che farò domani e anche se l'avessi, probabilmente, domani la cambierei. Però vi posso dire che, al momento, mi va una birra.

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi e di Penombra. Editor e digital pr, collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate. È responsabile ufficio stampa e comunicazione per Artisti Dentro Onlus. http://lambagency.it/

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

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