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Angelo Maria Perrino

Un bacio, Ivan Cotroneo. “Ragazzi, non sentitevi mai sbagliati”

Di Gian Luca A. Lamborizio
Ivan Cotroneo
Ivan Cotroneo

Il bullismo e l'omofobia sono dei mostri contro cui moltissimi giovani si trovano a dover lottare. Spesso è una lotta dura e impari, che li porta a chiudersi in un isolamento familiare e sociale sempre più pesante e distruttivo. Un isolamento e una stigmatizzazione che portano all'annientamento e all'impossibilità di vedere un futuro.

Sono proprio questi i temi trattati dal regista Ivan Cotroneo nel suo nuovo film Un bacio, in uscita domani 31 Marzo 2016. Un film che racconta la storia di Lorenzo, Blu e Antonio, tre ragazzi emarginati e “diversi”, ma uniti da una grande e profonda amicizia che li aiuta a superare l'ostilità e le difficoltà del mondo. Ivan Cotroneo con Un bacio vuole far luce su bullismo e omofobia, denunciare la dura realtà con cui si trovano a lottare moltissimi under 30, in una società spesso razzista e chiusa.

Nella colonna sonora del film, anche Hurts, il nuovo singolo di Mika, tratto dall'album "No Place In Heaven".

 

Un bacio” è la storia di tre ragazzi, delle loro vite, non facili, e della loro amicizia. Vuoi tratteggiare brevemente le caratteristiche di Lorenzo, Blu e Antonio?

Lorenzo, Blu e Antonio sono per diversi motivi tre emarginati, tre dropout della scuola, del liceo scientifico che freqeuntano. Antonio, ripetente, è molto bravo nello sport, ma è considerato ‘lento’, e in parecchi lo chiamano ritardato. Blu ha la fama di ‘ragazza facile’, e sui muri della scuola ci sono molte scritte su di lei che fanno riferimento a questo: le ragazze la tengono a distanza, i ragazzi si avvicinano a lei per offrirle soldi in cambio di prestazioni sessuali. Lorenzo, l’ultimo arrivato, sbarca nella loro classe con i suoi vestiti eccentrici, sa di essere gay e non lo nasconde né se ne vergogna, e viene subito etichettato come il frocio della scuola. Tre solitudini che si mettono insieme per resistere alle pressioni e agli insulti degli altri.

 

Da cosa nasce questo tuo film? Perché hai deciso di raccontare queste tre storie?

Questo film nasce in origine da un terribile fatto di cronaca, l’omicidio Larry King, su cui ho scritto un racconto, ‘Un bacio’, che è stato pubblicato da Bompiani nel 2010. In questi anni ho fatto molte presentazioni del libro nelle scuole, ho incontrato tanti ragazzi che mi hanno raccontato le loro esperienze e ho sentito forte l’urgenza di fare un film su questi temi visti dalla parte degli adolescenti. Con la sceneggiatrice Monica Rametta abbiamo creato il personaggio di Blu. Le storie dei tre ragazzi sono solo un esempio dei tanti diversi casi di bullismo. Il bullismo è uno, e nasce dalla convinzione che ci sia un modo di essere giusto e uno sbagliato. Poi si articola ogni volta su un soggetto diverso e diventa bullismo omofobico, o sessista, o che fa riferimento a caratteristiche fisiche o a comportamenti. Ma lo schema mentale da combattere è il medesimo.

Abbiamo citato l'amicizia, altra grande protagonista del film. In generale, quale ruolo ha oggi l'amicizia per i giovani? Quanto li può aiutare?

Moltissimo. L’amicizia aiuta ad acquistare un senso di prospettiva, a condividere, a confrontarsi e in definitiva a salvarci. Per questo uno degli hashtag del film è proprio #lamiciziatisalva.

All'opposto, qual è il rischio di chiudersi in se stessi, di isolarsi da tutto e da tutti?

Quello, spaventoso, di perdere il contatto con la realtà. L’adolescenza è un'età in cui tutto ci accade per la prima volta, le cose belle e quelle brutte. Un insulto, specie se ripetuto e amplificato dai social network, può sembrarti un’etichetta da cui non ti libererai mai.

Sentiamo quasi ogni giorno parlare di casi di bullismo e omofobia. Da cosa nascono, secondo te, pregiudizi e intolleranza per il “diverso”?

Dall’ignoranza e dalla paura. Il bullismo poi è lo specchio della società in cui viviamo, che non è inclusiva, non valorizza le differenze, spinge all’omologazione ed è omofoba e sessista. È difficile dire a questi ragazzi che tutto passerà, quando insulti e schemi che vivono a scuola si ripetono uguali nel mondo degli adulti.

Abbiamo accennato al “diverso”. I tre protagonisti sono dei ragazzi apparentemente “diversi”; ma esiste davvero oggi la “diversità”? Rispetto a quale “normalità” andrebbe poi valutata?

La mia convinzione è che non esistano diversità ma differenze. Normalità è una brutta parola e non andrebbe usata, come per altri versi ‘tolleranza’. Mostrare degli schemi, imporli, definire ciò che è giusto e sbagliato in materia di libertà individuali, scelte, orientamento sessuale, modo di vedere la vita, significa tarpare le ali ai ragazzi e condannarli all'infelicità.

Qual è il messaggio che vuoi lanciare ai ragazzi con “Un bacio”? Che consigli ti sentiresti di dare a dei ragazzi che si trovassero a lottare quotidianamente con queste realtà?

Di non avere paura, di non sentirsi mai ‘sbagliati’. Di non chiudersi in se stessi, di non avere vergogna. La vergogna la deve provare chi discrimina, non chi viene discriminato.

Lorenzo dimostra grande sicurezza, non si cura del giudizio altrui e non si nasconde. Quanto conta riuscire a essere se stessi e vivere la propria vita fino in fondo?

È l’unica chiave possibile della felicità: trovare quello che per noi è importante, e seguirlo. È un percorso difficile e lo sappiamo bene anche noi adulti. Le interferenze a questo percorso, per me, sono criminali.

Un bacio” è ambientato a Udine, una città che possiamo definire di provincia, con tutte le sue chiusure e le sue caratteristiche, nel bene e nel male. Pensi che ci siano ancora molte differenze tra queste realtà e quelle di città più grandi e “moderne”?

Non per i temi trattati nel film. Il fatto che la vicenda sia ambientata a Udine dà alla storia delle caratteristiche singolari e tipiche dei piccoli centri, ma purtroppo bullismo, omofobia, sessismo, sono presenti anche nelle grandi città. La cronaca ce lo dice con molta chiarezza. Tutti, sia nelle piccole che nelle grandi città, siamo esposti agli stessi messaggi di discriminazione.

Giovani e adulti. Qual è il rapporto dei ragazzi con gli adulti oggi e quale dovrebbe essere? Cosa dovrebbero fare davvero gli adulti per aiutare i giovani, i propri figli?

Questa è una domanda molto impegnativa. Nel film i genitori sono presenti e amorevoli, poiché io non credo che le storie di bullismo avvengano sempre ‘nelle famiglie degli altri’, quelle in cui c’è disattenzione o anaffettività. È anche nella natura dei ragazzi, o meglio dell’età che attraversano, quella di essere elusivi e sfuggenti, di sottrarsi a volte al confronto. Credo che i genitori possano, però, oltre a farsi portatori dei messaggi di apertura, mostrare ai figli che le indicazioni di esclusione e discriminazione presenti nella società, a volte anche nelle parole dei nostri stessi politici, sono insensate.

Lorenzo, Blu e Antonio sono in fondo tre sognatori. Quanto conta sognare, quanto è importante il sogno per i giovani?

Io credo che la fantasia sia salvifica, che possa essere un rifugio e una difesa, specialmente quando è condivisa. Nel film, Lorenzo conduce i due amici in un mondo in cui anche una punizione ingiustamente subita a scuola può diventare un’avventura. A un livello più generale credo che l’importanza del sogno, dell’obiettivo sognato da raggiungere, sia molto importante. Sta a noi dire tutte le volte che possiamo ai ragazzi che i sogni possono essere realizzati, e che comunque vale la pena di combattere per essi. Troppo spesso presentiamo loro un mondo in cui i sogni vengono bruciati dalla realtà, in cui la furbizia conta più dell’intelligenza, il denaro più della cultura, la popolarità più della realizzazione personale. I sogni dei ragazzi vanno rispettati e incoraggiati, non solo a parole. Non sopporto il pensiero che a ragazzi che si presentano alla prima occasione lavorativa venga richiesto il curriculum dei lavori precedenti. Dobbiamo avere fiducia in loro. Se la meritano.

 

 

Gian Luca A. Lamborizio, alessandrino di nascita e milanese di adozione, ha frequentato il liceo classico e proseguito gli studi in ambito giuridico. È autore di “AAA Futuro cercasi. Essere giovani in tempo di crisi” e di “Penombra”, edito da Eretica Edizioni. Collabora come redattore con MilanoNera, diretta dallo scrittore Paolo Roversi, col settimanale La voce e altre testate.

Per esprimere i vostri commenti e pareri e se avete qualcosa di interessante da raccontare, non esitate a scrivere a: gla.lamborizio@gmail.com

 

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