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Io Uomo tu Robot
I saperi umanistici nell’era dell’intelligenza artificiale e della robotica

Come farà l’uomo per non essere disumanizzato dalla macchina, per dominarla, per renderla moralmente arma di progresso? ≫.

Giuseppe Ungaretti

Dal primo numero della rivista Civiltà delle macchine,1953

La tecnologia avanza a un ritmo esponenziale

I processi di cambiamento nei rapporti tra uomo e tecnologia sono oggi governati da relazioni complesse e interagenti e un aspetto fondamentale del quale occorre tener conto è il carattere retroattivo che le azioni esercitate dalla tecnologia hanno sull’uomo. Occorre pertanto una riflessione critica su queste interazioni che debbono essere valutati nel loro insieme per meglio comprenderne dinamiche e risultati.

Le tecnologie avanzano a ritmo esponenziale ed entrano sempre più in simbiosi con la nostra vita quotidiana e l’intelligenza artificiale, legata al concetto di algoritmo e dalla sua complessità, è più evoluta.  I risultati sono macchine di calcolo sempre più potenti potendo compiere milioni di miliardi di operazioni al secondo.

Un cambiamento esponenziale alla base del quale c’è la Legge di Moore, enunciata per la prima volta nel 1965, che afferma che la complessità dei microcircuiti (es. misurata dal numero di transistor che è possibile stampare su di un circuito integrato) raddoppia periodicamente, con un periodo originalmente previsto in 12 mesi, allungato a 2 anni verso la fine degli anni Settanta e dall’inizio degli anni Ottanta assestatosi sui 18 mesi.

In altri termini maggior è il numero di transistor migliore e più veloce è la quantità di potenza di calcolo computazionale su un chip.

Un ciclo comunque che dovrà scontrarsi con altre leggi della fisica in quanto i minuscoli transistor non possono essere miniaturizzati all’infinito e ridurre le loro dimensioni, solo per aumentarne il loro numero, non sembra più economicamente sostenibile.

 Intelligenza artificiale e robotica per un modello di sviluppo sostenibile

La robotica è un campo di studio che include diverse discipline sia di natura umanistica che scientifica. Per realizzare un robot è necessario avere competenze di meccanica, elettronica, informatica, intelligenza artificiale, neuroscienze, psicologia, logica, matematica, biologia, fisiologia, linguistica, ma anche di filosofia, etica ed arte.

Il World Economic Forum cita la robotica e l’intelligenza artificiale tra le venti tecnologie emergenti della Quarta Rivoluzione Industriale destinate a trasformare il mondo nei prossimi anni (WEF, The Global Risks Report 2017, 12th Edition, 2017).

"Come hanno fatto vapore ed elettricità in passato, l'intelligenza artificiale sta già trasformando il mondo" (Andrus Ansip vice presidente della Commissione Europea e responsabile per il Mercato unico digitale).

Gli scenari attuali mostrano come Scienza e Tecnologia evolvono a ritmi senza precedenti e l’AI rappresenta oggi una delle tecnologie più strategiche potendo avvalersi di una maggiore capacità computazionale, della disponibilità di una grande mole di dati, Cloud Computing, dello sviluppo di tecniche che riguardano l’apprendimento automatico.

Nella robotica industriale negli ultimi anni è aumentato l’interesse per i risultati applicativi dell’Intelligenza Artificiale (AI) e l’obiettivo da perseguire è quello di migliorare l’autonomia nei processi di automazione.

Dati di "buona qualità" e algoritmi pertinenti consentono di ottenere migliori informazioni per una gestione efficiente delle applicazioni e generare valore.

Robot più autonomi capaci di apprendimento attraverso l’esperienza e l’interazione, in grado di adeguare il loro comportamento all’ambiente in cui operano e far fronte a situazioni inattese che non erano state inizialmente previste e per i quali non erano stati programmati. L’intelligenza artificiale permette di superare questo limite intrinseco alla stessa automazione.

Civiltà delle macchine IA
 

Macchine che riproducono alcune funzioni della mente umana non appartengono più alla fantascienza ed oggi l’AI si rivolge ad un mercato sempre più pervasivo poiché interessa trasversalmente diversi settori di applicazione. Le principali soluzioni di Artificial Intelligence riguardano l’Intelligent Data Processing che, utilizzando algoritmi di Intelligenza artificiale, estrae informazioni per avviare azioni e i Virtual Assistant/Chatbot (Siri di Apple, Cortana di Microsoft, Alexa di Amazon) che utilizzano tecniche di AI per il riconoscimento del linguaggio naturale per l’analisi delle abitudini e dei comportamenti degli utenti.

La robotica ha fatto straordinari progressi e i robot stanno diventando ubiqui, si pensi soltanto alla robotica “soft” e ai robot di scala micro e nano che sono già utilizzati in ambito medico, ma anche ai robot ispirati alla biologia che stanno creando un dialogo importante tra la tecnologia e le scienze della vita.

L’impiego del “digitale” ha contribuito allo sviluppo dei droni, robotizzare la produzione, la casa, le smart city, la logistica “intelligente”.

Nella robotica di servizio gli sviluppi dell’intelligenza artificiale giocano un ruolo decisivo se consideriamo che i robot entrano all’interno della nostra vita quotidiana e debbono saper interagire con le persone ed essere più autonomi per saper gestire al meglio situazioni talora inattese.

Progressi notevoli sono stati fatti nell’ingegneria della riabilitazione, branca dell’ingegneria che applica i principi della scienza e dell'ingegneria   per sviluppare soluzioni tecnologiche e dispositivi in grado di aiutare le persone con disabilità e per il supporto del recupero delle funzioni fisiche e cognitive perse a causa di malattia o infortunio.

Le macchine sostituiranno l’uomo?

La robotica rappresenta un settore di applicazione che dell’AI ne ha tratto maggior benefici anche se restano per l’uomo timori e talora pregiudizi.

Sappiamo come le tecnologie crescono per linee esponenziali mentre gli umani seguono uno schema essenzialmente lineare e tutto questo comporta per l’uomo una grande e complessa sfida cognitiva da affrontare con spirito critico per dare senso alla complessità delle innovazioni.

Potrà in futuro una tecnologia rendere una macchina sempre più autonoma ed intelligente e, pertanto, in grado di sostituire l’uomo in molteplici contesti? Si potrà parlare di macchine autocoscienti, capaci di provare emozioni? Corriamo il rischio che le applicazioni dell’AI possano essere utilizzate da mani non esperte creando un danno per l’uomo? 

Molti tendono a sostenere che eventI del genere non potranno verificarsi e una tesi interessante viene espressa da Federico Faggin, il fisico vicentino che ha inventato il primo microprocessore, che dal 2011 fa ricerca sulla consapevolezza in campo scientifico sostenendo che i computer non potranno mai equiparare quello che lui definisce il pattern recognition del cervello umano.

Faggin ha infatti individuato nella consapevolezza l’elemento determinante che ci distingue dalle macchine e da ogni forma di intelligenza artificiale e la sua è una ricerca trasversale e multidisciplinare che coinvolge scienza e filosofia, tecnologia e uomo.

Recentemente ospite all’Istituto Italiano di Cultura di New York, nell’ambito del secondo appuntamento della sere “Italian Creators of our Time”, intervistato dalla giornalista Maria Teresa Cometto ha ricordato alcuni punti della sua ricerca: "Ho iniziato perché per anni ho pensato di poter trovare un computer consapevole" per poi aggiungere "Poi ho capito che è impossibile, l'uomo non è una macchina che può essere replicata da un computer".

In sintesi possiamo dire che “gli esseri umani sono le macchine più complesse sulla terra” e le macchine intelligenti sono il risultato di mente (AI) e corpo (robot) e debbono impiegate in collaborazione con l’uomo che ne rivendica la propria centralità, un’alleanza in grado di promuovere un modello di sviluppo sostenibile.

Educare alla complessità e al “pensiero critico”

Molti osservatori definiscono il presente come “epoca tecnologica” e l’attuale modo di vivere, di pensare e di coltivare i saperi si ispira ai paradigmi della tecnica (Marchesini, 2002).

In un mondo sempre più dominato dagli algoritmi che “ragionano” sui dati occorre non perdere di vista la centralità dell’uomo e investire sempre più nel fattore umano.

Nei confronti di una contemporaneità sempre più caratterizzata da una dimensione digitale i sistemi educativi, ai diversi livelli, debbono includere percorsi finalizzati ad educare alla complessità e al “pensiero critico”. L’ingegno tecnico e la progettualità, la cultura tecnologica, debbono essere in giusto equilibrio con una visione creatività del reale attraverso un’ibridazione con i “saperi divergenti” che sono propri della cultura umanistica.  

Occorre andare al di là dei rigidi confini delle discipline se vogliamo che le conoscenze siano realmente in grado di comprendere la complessità. Serve perseguire una prospettiva culturale unitaria che superi la distinzione rigida tra la scienza e gli altri ambiti del sapere.

La cultura umanistica gioca un ruolo fondamentale in quanto capace di far crescere le persone in grado di mettere insieme più competenze e saperi, saper identificare le strategie migliori per risolvere una situazione problematica, gestire correttamente eventi legati all’imprevedibilità e incertezza.

In questi ultimi anni sono state pubblicate diverse ricerche riguardanti la filosofia, l’antropologia e la sociologia che mettono in evidenza il ruolo della tecnologia stessa nel contesto sociale attuale. 

In Italia diversi studiosi hanno dato importanti contributi di filosofia della scienza se solo pensiamo alla scuola di Ludovico Geymonat, uno tra più importanti del Novecento e oggi, tra gli altri, Giorello, Paolo Rossi, Telmo Pievani, Silvano Tagliagambe.

Per la sua originalità è utile ricordare i lavori del filosofo Giulio Preti che dal 1954 insegnò, per quasi trent’anni, al Magistero di Firenze ed autore di “Retorica e logica. Le due culture”, pubblicato nel 1968.

In quest’opera viene indagata la ''formalità'' specifica di ciascuna cultura, attraverso la quale è messa in rilievo la struttura antinomica costitutiva della civiltà occidentale “. L’autore in quest’opera auspica una sintesi delle due culture e sottolinea il ruolo fondante della razionalità scientifica.

Appare utile ricordare che Leonardo Sinisgalli, a proposito di Civiltà delle macchine, metteva in evidenza che l’obiettivo della rivista era quello di far dialogare cultura scientifica e umanistica e, utilizzando le parole dello stesso Sinisgalli: “Facilitare l’osmosi tra l’arte e la tecnica, la poesia e la scienza, …allargare l’area delle suggestioni, delle meraviglie, dei miti del secolo: questo è il compito di una pubblicazione non inerte, non snobistica”.

Civiltà delle macchine
La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio 

Civiltà delle macchine -Rinasce la storica pubblicazione

Dopo trent’anni La Fondazione Leonardo ha rinnovato il progetto editoriale che iniziò nel 1953 mantenendo il nome originario della rivista avvalendosi, come in origine, dei contributi di filosofi, scienziati e artisti, con l’obiettivo di far dialogare cultura scientifica e umanistica nella fase del pieno sviluppo tecnologico. 

rivista macchine
 

Il primo numero della rivista aveva l’editoriale di Giuseppe Ungaretti che rispondendo a Sinisgalli chiedeva alla fine ≪Come farà l’uomo per non essere disumanizzato dalla macchina, per dominarla, per renderla moralmente arma di progresso? ≫.

Civiltà delle macchine” è una rivista di cultura nata nel 1953 a Milano come progetto editoriale di Finmeccanica, successivamente IRI, per impulso del direttore generale Giuseppe Luraghi che decise di affidarla a un poeta e critico d’arte, Leonardo Sinisgalli, che la diresse tra il 1953 e 1958, anni in cui ricordiamo l'Italia andava verso l'industrializzazione e c'era una grande produzione di macchine.

Anni in cui si assisteva ad una fase straordinaria della trasformazione industriale del nostro Paese e la rivista indicò chiaramente, per la prima volta, come la poesia e la tecnica potevano camminare strettamente intrecciate.

“Civiltà delle macchine” rinasce in un contesto decisamente diverso, un mondo profondamente cambiato che affronta la “rivoluzione digitale” anche se le motivazioni per la sua rinascita sono identiche a quelle originali.

La seconda vita della rivista favorirà la nascita di un ‘umanesimo digitale’, in cui il saper fare sia importante almeno quanto il saper pensare”, Alessandro Profumo, amministratore delegato della Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine ".

la Fondazione Leonardo ha scelto di presentare il primo numero della rivista a Milano, Giugno 2019, nel Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, uno spazio che rappresenta un importante crocevia di saperi e culture.

Alessandro Profumo in occasione della presentazione del primo numero della rivista ha sottolineato taluni aspetti di questo progetto editoriale: “In un mondo profondamente cambiato e che affronta la rivoluzione digitale, le motivazioni per la rinascita di Civiltà delle Macchine sono le stesse di 66 anni fa: riflettere sul rapporto tra scienza, tecnologia e uomo e creare un luogo di incontro interdisciplinare e aperto alla contaminazione tra mondi in apparenza distanti, ma in realtà profondamente interconnessi. Sono convinto che questa seconda vita della rivista potrà essere utile per tutti noi, favorendo così la nascita di un ‘umanesimo digitale’, in cui il saper fare sia importante almeno quanto il saper pensare, per crescere umanamente e professionalmente e per arricchire le comunità in cui viviamo”.

 

 

 

 

 

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