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Cassazione, marito non cura i gatti dell'ex moglie? È un reato

Ex mariti (o ex mogli), siete avvisati: state sempre molto attenti ai gatti dell’ex coniuge, soprattutto se vi vengono affidati.

La terza sezione penale della Corte di cassazione, infatti, ha appena giudicato colpevole del reato di abbandono di animali un signore di Ivrea che, pur sapendo che la sua ex moglie era assente da casa, aveva omesso di occuparsi dei tre gatti della donna.

La nostra storia comincia nell’estate del 2015, presumibilmente ai primi d’agosto, quando l'ex moglie va in vacanza. Poiché sa che tornerà verso metà settembre, la donna affida i suoi tre gatti a una dipendente del negozio del fratello.

Il problema è che a un certo punto anche la dipendente va in ferie. Così chiama la padrona dei gatti. La signora trova subito la soluzione: le dice di consegnare le chiavi del suo appartamento ai figli, che in quel momento sono con il padre, affinché se ne occupino loro.

Il 14 agosto le chiavi vengono quindi consegnate dalla dipendente del negozio ai ragazzi, tutti minorenni, in presenza del padre. Gli animali, però, restano privi di cure per giorni.

A un certo punto, secondo la ricostruzione della sentenza, nell'appartamento della donna (e dei tre gatti) viene anche segnalato un furto. L'ex marito compie un sopralluogo, ma si limita a far rientrare gli animali nell'abitazione, e secondo la ricostruzione della Cassazione, ancora una volta senza dare loro alcuna assistenza.

Il 4 settembre anche il fratello della donna visita l’appartamento (presumibilmente per verificarne lo stato dopo il furto): scopre così che i gatti sono senza cura e denuncia la situazione alla guardia zoofila. Le guardie accorrono e trovano gli animali in uno “stato d’incuria e abbandono”. L’abbandono, secondo il loro rapporto, sarebbe provato, “dalla presenza diffusa di escrementi e urina all’interno dell’appartamento, e di ciotole prive di cibo e di acqua”. La Cassazione aggiunge che le “condizioni di sicuro sono cronologicamente risalenti quantomeno dalla data del passaggio delle consegne, avvenuto dalla vigilia del ferragosto 2015, fino alla data del sopralluogo”.

Scatta inevitabilmente il procedimento penale: vengono denunciati sia la padrona dei gatti abbandonati, sia l’ex marito della donna. Poi la legge fa il suo corso. In primo grado entrambi gli imputati vengono condannati a una multa di 1.500 euro. La donna si dice innocente, sostiene che i gatti non sono mai stati abbandonati e accusa il fratello, sostenendo che questi ha presentato la denuncia alla guardia zoofila a causa dei loro “rapporti conflittuali” e solo “per motivi ritorsivi”. L'uomo sostiene di non aver avuto alcun obbligo di cura degli animali. Entrambi fanno ricorso in Cassazione.

Adesso, alla fine del procedimento, la suprema corte ha ordinato un nuovo processo per lei (per una questione procedurale), ma ha condannato lui. I giudici hanno stabilito infatti che, anche se è vero che gli animali erano stati affidati formalmente ai figli della coppia, poiché questi erano minorenni “deve ritenersi che la posizione di garanzia sia stata assunta direttamente dall’imputato”.

Lo stesso fatto che le chiavi dell’appartamento dove erano chiusi i gatti fossero state consegnate ai figli minorenni in presenza del padre ha fatto sì che costui, unico maggiorenne, fosse il vero responsabile del compito. Scrivono i giudici: “Era lui che avrebbe dovuto occuparsi della cura degli animali, e non invece disinteressarsi degli stessi”.

Il reato che gli viene attribuito, comunque, è soltanto colposo (e non doloso) perché i giudici hanno stabilito che l’ex marito avrebbe dovuto darsi da fare per verificare le condizioni in cui si trovavano gli animali, ma non avrebbe necessariamente dovuto occuparsene in prima persona: sarebbe bastato che contattasse l’ex moglie per risolvere il problema, oppure rivolgersi a una struttura pubblica.

Quel che conta sarebbe stato (giustamente) non abbandonare le povere bestiole. Per la cronaca, la sentenza racconta che uno dei tre gatti, malato di tumore e particolarmente debilitato, è morto dopo qualche mese. Degli altri due non viene detto nulla, ma si spera siano sopravvissuti.

L’articolo 727 del Codice penale stabilisce che “chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino a un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro”.

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